Il graphic novel, tra iperboli e provocazioni, vuole stimolare una riflessione sugli effetti della sovraesposizione tecnologica.

Il primo volume della miniserie è ambientato in una Mosca corrotta, abitata da una società in preda a disfunzioni mentali causate dall’abuso tecnologico: un mondo, quello odierno, descritto dagli autori stessi come una sorta di nuovo Medioevo in cui l’umanità si è ritrovata a seguito dell’abuso dei nuovi strumenti di comunicazione di massa e alla dipendenza dagli stessi.

Si tratta, dunque, di un ciber fantasy cupo e fantascientifico, per quanto ambientato ai giorni nostri, dietro al quale si nasconde una critica sociale alla realtà che viviamo e condividiamo in prima persona.

Il titolo del fumetto, “HopScotch”, non è altro che la traduzione letterale del Gioco della Campana, conosciuto da tutti e tramandato da generazioni: proprio all’interno dei riquadri disegnati del gioco stesso, in un modo o nell’altro, si svolge la storia: ad esempio, il primo volume della serie sarà relativo al primo riquadro.

La protagonista di questa serie a fumetti è Ivette, una bambina che entrerà in possesso di un occhio con poteri speciali e magici, capace di mostrarle il mondo post mortem. Questo singolare oggetto, prodotto da un padre che diverrà presto suo antagonista – il Dottor Triplex, a capo della corporation “My Eyes” – la condurrà attraverso un viaggio iniziatico in differenti mondi reali e virtuali, strutturato secondo le regole di un videogame e quindi apparentemente senza ritorno.

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“HopScotch” affronta uno spaccato della realtà contemporanea. Attraverso una forte provocazione narrativa e iperboli grafiche, gli autori vogliono stimolare una riflessione sugli effetti della sovraesposizione tecnologica e le relative mutazioni già in atto nel corpo e soprattutto nella mente di tutti noi, nessuno escluso.

È il valore della vita umana costantemente attaccata da nuovi “Messia” e “Moloch” contemporanei quello che viene narrato in “HopScotch”. «Stiamo vivendo a mio avviso – dice Michele Lazzaro – un nuovo e pericoloso oscurantismo alimentato da ignoranza, egolatria e invidia. Un vero e proprio Medioevo, ecco perché ho definito “HopScotch” il primo ciber fantasy che va al di là del racconto post-moderno».

Michele Lazzaro, sceneggiatore, e Luca Brandi, disegnatore, hanno dato  vita a questa collaborazione artistica nel 2005. I precedenti lavori degli stessi autori, il graphic novel “Thomas” e “UVIKL” si sono fatti notare nel panorama fumettistico per i formati grandi e particolari, nonché per l’uso di tecniche variegate. “HopScotch” è il primo volume di una serie, un progetto ambizioso che rappresenta una sorta di cambio, pur rimanendo all’interno del fumetto d’autore, ma sicuramente più accessibile.

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