Dopo i tanti dubbi e le perplessità dei fan, Arrow ritorna intenzionato a riproporre le vecchie atmosfere dei primi anni con una quinta stagione che si preannuncia molto più solida e tosta di prima.

Che la serie tv Arrow stesse avendo dei problemi era chiaro a tutti, soprattutto i fan che, stanchi del “rammollimento” dell’arciere di smeraldo, hanno cominciato a chiedere a gran voce un ritorno alle origini.

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Il problema che ha afflitto la serie negli ultimi due anni è stata quella voglia da parte dei realizzatori di alleggerire l’atmosfera urbana per dare un taglio più ironico e colorato andando così di pari passo con il collega The Flash che dalla sua uscita si è imposto su ascolti e critica superando persino la serie madre Arrow.

La quarta stagione (qui la recensione) è stata la mazzata finale con l’aggiunta di elementi estranei al personaggio (com’era stato concepito inizialmente) come la magia e il misticismo e mettendo l’ingombrante love story con Felicity al centro della trama verticale, tutti fattori che nel corso delle puntate non sono stati resi al meglio.

Dopo le tante lamentele e il calo di ascolti però, gli showrunner sembrano intenzionati a sistemare le cose riesumando le ambientazioni delle prime stagioni, mettendo da parte quegli elementi non necessari alla serie e di restituendo gli attributi al vigilante di Starling City.

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Già dal prologo della premiere è chiaro che, dal punto di vista dell’azione (componente essenziale per questo tipo di serie) si stia già correggendo il tiro con combattimenti ben coreografati, trovate visive accattivanti e perfino un po’ di violenza gratuita.

La cosa la si può notare anche nelle scene ambientate nel passato dove troviamo il giovane Oliver Queen alle prese con una sorta di Fight Club sovietico.

Un flash back, quello ambientato in Russia, che non si limita a fare da riempitivo come accadeva nella scorsa stagione ma che diventa parte integrante della trama concedendosi piccoli collegamenti con la storia ambientata nel presente senza però sacrificare la propria indipendenza drammaturgica, proprio come accadeva con la storyline di Slade Wilson nella seconda stagione.

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Quest’anno la trama ambientata nel passato arriverà ad un punto cruciale dato che si dovrà ricollegare all’inizio della prima stagione (quando Oliver viene ritrovato sull’isola) e dovrà emergere il lato oscuro di Ollie, quello che lo spingeva ad uccidere i suoi nemici senza battere ciglio.

Anche nel presente però Oliver Queen sembra essere tornato al vecchio “vizio” di uccidere i nemici.

Dopo le tante paternali viste nel corso delle ultime tre stagioni potrà sembrare quasi una presa in giro ma un Arrow così minaccioso e determinato non lo si vedeva da tanto tempo, non sarà quindi difficile da parte dei fan chiudere un occhio su questo improvviso cambiamento che viene comunque giustificato dalle conseguenze della scorsa stagione.

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Se Oliver Queen sembra tornato in gran forma, lo stesso non si può dire di tutti i suoi comprimari, ancora molto abbozzati ma comunque sulla buona strada.

Thea e l’ex Detective Lance sono quelli che hanno subito il cambiamento più grande dalla scorsa stagione. Entrambi hanno deciso di dare un taglio col passato (nel bene per lei, nel male per lui) ed entrambi si ritrovano a dover rivedere la propria posizione nel corso dell’episodio.

Sebbene vengano caratterizzati egregiamente, il fin troppo veloce cambiamento fa storcere un po’ il naso soprattutto se si tiene alla mente la scorsa stagione dove i repentini e ingiustificati cambiamenti dei characters erano all’ordine del giorno.

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Meno incisivi invece Felicity e Curtis, il lato “leggero” del Team Arrow, sebbene anche loro appaiano sulla via della maturazione, specialmente Curtis, meno clownesco rispetto all’anno scorso.

Per quanto riguarda Felicity, il suo rapporto con Ollie sembra chiuso definitivamente (nonostante si percepisca un piccolo barlume di speranza nelle parole dell’eroe) e il rapporto tra i due ne giova fin dall’inizio con dinamiche più professionali e significative senza le tante paternali dovute alla love story.

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Delusione totale invece sul fronte villain. Tobias Church nonostante i suoi metodi più diretti ed efficaci si perde in inutile filippiche proprio come Damine Darhk lo scorso anno, la sua figura non riesce inoltre a risultare abbastanza tagliente e non diventa mai una vera e propria minaccia per il nostro vigilante.

Molto più interessante invece il misterioso arciere che appare a fine episodio, quello che sarà probabilmente il vero villain della stagione. Anche se, dovendo fare i pignoli, di arcieri ce ne sono già in abbondanza, un villain con abilità diverse sarebbe stati assai più gradito.

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Nel complesso però l’episodio funziona e fa ben sperare per un ritorno in grande stile dell’arciere di smeraldo, sia come atmosfera (meno goliardica e più urbana) che come storia.

Sarà interessante vedere come l’involuzione dell’eroe verrà visto dai suoi colleghi e come verrà gestito il nuovo Team Arrow composto non da amici come lo erano Diggle e Black Canary ma bensì da altri vigilanti meno esperti della vecchia squadra ma forse molto più determinati.

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