Un trend ormai sempre più diffuso nell’industria videoludica

Probabilmente pochi di voi hanno mai sentito parlare dell’MVP (“minimum viable product”, in italiano “prodotto minimo funzionale), ma il concetto è molto semplice.

Per farvelo capire al meglio, vi elenco a grandi linee i passaggi di sviluppo su cui si basa una politica aziendale che si incentra tutta sul “prodotto minimo funzionale”: si crea un progetto per sviluppare un determinato prodotto, si raggiunge un obbiettivo primario a basso costo e impiegando poche risorse (il minimo necessario) che accontenti un pò tutti, e si mette sul mercato un prodotto.

Una strategia di marketing volta a ridurre al minimo gli sprechi e a massimizzare il profitto ricavabile, attraverso cui i produttori capiscono se il prodotto da loro offerto può sopravvivere nel mercato. Una sorta di test per vedere se il prodotto riesce a soddisfare una buona fetta del mercato.

I videogiocatori che staranno leggendo questo articolo avranno capito che questa è una politica che si sta diffondendo sempre di più nell’industria videoludica attuale.

Un sacco di prodotti vengono messi sul mercato incompleti, delle volte infestati da bug e problemi di vario genere. Ne citiamo uno visto la sua enorme popolarità: Pokemon Go.

Lanciato nel mercato incompleto, mancante di un sacco di modalità, e afflitto da un numero considerevole di bug. Per non parlare dei server. Un prodotto al di sotto di qualsiasi standard, ma che nonostante ciò ha avuto un enorme successo. Potremmo citare anche altri esempi (Destiny, GTA Online, No man’s Sky) ma la storia rimane la stessa.

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Uno dei tanti problemi che affliggono Pokemon Go riguarda i server del gioco, spesso sovraffollati e per questo in continua manuntenzione

Vediamo più nel dettaglio come questa politica si applica in linea di massima nel mondo videoludico e come questa influenza la produzione di un gioco.

Quando si iniziano i lavori su un progetto solitamente si tengono in mente tutta una serie di caratteristiche che il prodotto finale deve avere, nel complesso, sia quelle necessarie che quelle superflue, basate tutte tenendo conto di almeno quattro varianti: tempo, costo, attuabilità e necessità.

Piano di sviluppo di un videogioco. La parte che a noi interessa è la prima, quella che precede la produzione effettiva del gioco, in cui vengono delimitati i tratti essenziali del prodotto
Piano di sviluppo di un videogioco. La parte che a noi interessa è la prima, quella che precede la produzione effettiva del gioco, in cui vengono delimitati i tratti essenziali del prodotto

Nel corso della produzione, per diverse cause (come la mancanza di tempo effettivo o la mancanza di fondi), la maggior parte delle volte si dovranno eliminare quelle features che sono più superflue, ottenendo così un prodotto scarno costituito delle sue parti più essenziali senza le quali non potrebbe sussistere. Si crea così un “prodotto minimo funzionale”.

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Il poco tempo a disposizione è uno dei flagelli che attanagliano gli sviluppatori. I tepi di produzione di un gioco aumentano sempre di più, e questi, spesso pressati dalle date di rilascio, si ritrovano a dover lanciare sul mercato un prodotto incompleto.

Nel caso dei videogiochi, gli sviluppatori sono in costante pressione, e spesso arrivano al giorno del lancio del gioco con un prodotto sotto gli standard considerati accettabili. Alcuni cercano di rimediare lanciando della patch il giorno stesso della pubblicazione del gioco, altri cercano di rimediare rilasciando più patch nel corso dei mesi, ma ci sono casi di giochi che nonostante le patch rimangono prodotti scadenti.

Il futuro non sembra appianare questo problema. Moltissimi giochi ormai seguono questa politica, e moltissimi altri in futuro la seguiranno. Voi che ne pensate, siete soddisfatti delle politiche adottate da molte case produttrici di giochi? Siete soddisfatti delle condizioni in cui vengono rilasciati alcuni giochi? Fatecelo sapere commentando l’articolo!

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