Il turbolento esordio degli anime in Giappone

Il numero esorbitante di episodi di serie anime che vengono sfornati ogni stagione un tempo non era nemmeno immaginabile. Vuoi il limitato budget, vuoi le tecniche di animazione ancora rudimentali, creare una serie animata giapponese fino alla fine degli anni 50 era ancora un sogno irrealizzabile.

Un sogno che però si avverò agli inizi degli anni 60 sopratutto (ma non solo ovviamente) grazie all’impegno di una persona: Osamu Tezuka, conosciuto come il creatore del famoso manga “Astro Boy”.

Osamu Tezuka è ricordato dai giapponesi con il titolo di padre (in alcuni casi addirittura Dio) dei manga, per la passione che metteva in questi, e per le sue tecniche di disegno (che poi lo aiuteranno molto nella sua carriera da animatore) rapide ma allo stesso tempo precise ed efficaci. La sua produzione completa vanta il numero esorbitante di circa 170 000 tavole.

La storia di questa grande personalità viene raccontata nel libro “The Osamu Tezuka Story”, che non è altro che un manga di più di 900 pagine che illustra la biografia di Osamu Tezuka. Di queste 900 pagine, per la stesura di questo articolo, io ne ho utilizzate soltanto una minima parte, ossia quelle che parlano di come è nato l’anime “Astro Boy”, il primo anime trasmesso in Giappone.

Queste pagine ci raccontano come fino alla fine degli anni 50 in Giappone i “cartoons” venivano considerati come un prodotto infantile dai costi di produzione troppo elevati. Creare un episodio settimanale di circa 30 minuti allora era considerata un impresa troppo rischiosa.

I giapponesi erano però consci del successo che in America questi “cartoons” stavano riscuotendo. I Flinstones di Hanna Barbera (ma anche le altre sue opere) erano un successo di cui i giapponesi erano perfettamente al corrente.

Anche se in America l’animazione in Tv era comune, in Giappone nessuno si era mai azzardato a cimentarsi nel mondo dell’animazione. All’interno di “Mushi Production”, casa di produzione di prodotti d’animazione fondata da Osamu Tezuka nel 1961, c’era chi però voleva affrontare questa nuova sfida.

Iniziarono così i primi lavori di progettazione per una serie anime. Il progetto prevedeva dei ricavi periodici e sicuri dal contratto stipulato con le tv, che dovevano essere utilizzati per esplorare il potenziale del nuovo mondo dell’animazione. I membri di “Mushi Pro” sarebbero stati i pionieri di questo nuovo mondo.

E così iniziarono i lavori. Per creare un episodio animato da circa 30 minuti erano necessari circa 36 000 disegni. Lo staff di Mushi Pro poteva disegnarne circa 2000. Sorgevano i primi problemi, ma Osamu Tezuka era li per risolverli.

La prima cosa che fece era organizzare il piano di lavoro. Prima di tutto si dovevano fare delle riunioni per decidere cosa creare. Una volta deciso, uno scrittore veniva incaricato di comporre la sceneggiatura. I personaggi e gli storyboards (bozzetti) venivano poi creati basandosi su quest’ultima. Basandosi sugli storyboards, gli artisti creavano i “Genga” (disegni originali, tradotto letteralmente), ossia i primi schizzi sui personaggi.

Gli animatori, basandosi su questi primi schizzi, creavano i “Doga”, iniziavano dunque a disegnare i primi elementi chiave del movimento. A questo punto i cosiddetti “tracers” ricalcavano i disegni su cellulosa di acetato, uno dopo l’altro, che verranno poi colorati dai “finishers”.

Gli artisti, oltre agli schizzi dei personaggi dovevano anche pensare alle bozze del background (sfondo, contesto), che poi verranno perfezionate da un reparto specializzato nella creazione di sfondi. Una volta conclusi i disegni di personaggi e background, questi venivano fotografati uno per uno.

A questo punto inizia il lavoro di editing. Gli esperti in materia di audio si occupavano del suono mentre i doppiatori si occupavano dei dialoghi dei personaggi, dopodiché venivano anche registrate le musiche, gli effetti sonori, e poi venivano creati i nastri.

A questo punto le immagini e le tracce audio venivano uniti, per poi essere nuovamente editati. Dopo questo, il lavoro poteva definirsi concluso.

Nel caso di “Astro Boy”, non venivano create ne storyboards ne sceneggiature, visto che Osamu Tezuka aveva già creato la storia originale e dirigeva i lavori. In questo modo venivano risparmiati tempo e risorse. Essendo però Tezuka al tempo occupato con la serializzazione del manga di “Astro Boy”, poteva dare una mano nello studio di animazione soltanto durante il tempo libero. Lui dava delle linee guida per la trama e delle bozze di disegno appena ne aveva l’occasione, e su queste poi il team organizzava il proprio lavoro. Le sue abilità nel disegnare e nell’organizzare il lavoro erano però di grande ispirazione e motivazione per tutto il team .

Mentre i lavori sul progetto continuavano, bisognava anche iniziare a stipulare contratti con agenzie pubblicitarie per il lancio dell’anime di “Astro Boy”. Alla fine “Mushi Pro” ottenne la partenrship con Meiji, che gli permise di allargare il proprio staff e organizzarsi in modo più professionale.

Grazie a questo staff, nel 1963 venne trasmesso il primo anime nella storia dell’animazione giapponese, “Astro Boy”, che fu il trampolino di lancio in questo mondo sconosciuto, a cui seguiranno, in un futuro nemmeno troppo lontano, numerosi altri progetti.

Fonte: Kotaku

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