Uno dei punti in comune di quei cinecomics che si sono rivelati pietre miliari per il genere e che sono diventati dei fenomeni culturali oltre che dei successi al botteghino è stata senz’altro una lavorazione lunga e travagliata soprattutto in fase di preproduzione.

L’idea per un film su Spider-Man, il più celebre dei “supereroi con superproblemi” della Marvel che rivoluzionò l’epica supereroistica negli anni ’60, iniziò a circolare nell’ambiente di Hollywood fin dagli anni ’80 quando i diritti vennero acquistati dalla Cannon Films che avrebbe dovuto restituirli alla Marvel se non fosse riuscita a produrre una pellicola entro il 1990.

Il primo regista contattato fu Tobe Hooper, autore di celebri horror come Non aprite quella porta, e la sceneggiatura strampalata di Leslie Stevens era in linea con il genere, trasformando Spider-Man in un mostro a otto zampe. Venne poi ingaggiato come regista Joseph Zito che abbandonò quando il budget della pellicola venne dimezzato. Al suo posto fu scelto Albert Pyun ma una prima sceneggiatura di Ted Newsom e John Brancato fu sottoposta a troppe riscritture che ne peggiorarono la qualità. Nel frattempo la Cannon fallì e il progetto fu abbandonato.

I diritti passarono alla Carolco che si accordò con la Columbia Pictures per la distribuzione. Lo script continuò a passare di mano in mano. James Cameron, regista di kolossal di fantascienza di grande successo quali Terminator 1 e 2, Abyss e Aliens scontro finale, intendeva dirigere il film ma scrisse un paio di sceneggiature che vennero respinte per scarsa fedeltà al fumetto originale e che prevedeva anche una scena di sesso tra Peter e Mary Jane. Anche la Carolco Films e la Marvel Entertainment entrarono in bancarotta e il progetto naufragò di nuovo.

Nel ’99 i Marvel Studios concessero i diritti alla Columbia che acquistarono la sceneggiatura di Cameron rifiutando di assumerlo come regista. Tra i candidati a dirigere la pellicola ci fu David Fincher che intendeva raccontare la drammatica storia “La notte in cui morì Gwen Stacy”, fondamentale nella saga del personaggio, ma lo studio non glielo permise. Vennero ingaggiati Sam Raimi, regista della trilogia horror di grande successo di Evil dead, e David Koepp, sceneggiatore de La morte ti fa bella, Jurassic park 1 e 2 e Mission: Impossible. La sua versione venne riscritta da Scott Rosenberg, mentre i dialoghi furono riveduti da Alvin Sargent, premio Oscar per gli script di Julia e Ordinary People, nonché marito di Laura Ziskin, co-produttrice del film, scomparsa pochi giorni fa.

Finalmente il progetto decollò ed ebbe inizio il casting. Per il ruolo principale la prima scelta di Sam Raimi fu fin da subito Tobey Maguire che lo aveva ben impressionato ne Le regole della casa del sidro. La casa di produzione era scettica nel far interpretare un supereroe ad un attore non certo dotato di un fisico imponente, ma un notevole provino di Maguire mise tutti d’accordo. L’attore si sottopose ad un durissimo addestramento fisico di diversi mesi che prevedeva palestra, arti marziali, yoga, free-climbing e una dieta rigorosa. Studiò inoltre i ragni per imitarne i movimenti.

Maguire conferì sensibilità e profondità a Peter Parker, tipico nerd, studente intelligentissimo, bersagliato dai bulli e imbranato con le ragazze fino al giorno in cui il morso di un ragno modificato geneticamente in laboratorio gli conferisce le caratteristiche dell’aracnide. Strettamente fedele al fumetto, la trasformazione del ragazzo è interpretata come fase di passaggio dell’adolescenza. Coi suoi nuovi poteri, Peter sembra più sicuro di sé ma resta un ragazzo profondamente fragile che finisce per commettere degli errori fatali. La sua negligenza causa indirettamente la morte dello zio Ben, padre adottivo, e gli fa comprendere la regola che sta alla base dell’agire di ogni supereroe: “Da un grande potere derivano grandi responsabilità.”

Il costume di Spider-Man fu disegnato come pezzo singolo ad eccezione della maschera che poteva essere rimossa. Per realizzarlo, Maguire fu ricoperto di sostanza aderente per ricavare la forma esatta del suo corpo. Le lenti degli occhi erano state progettate per apparire riflettenti lievemente opacizzate. Si decise di mantenere l’idea originale di Cameron secondo cui Peter non aveva lanciaragnatele come nel fumetto, il che sarebbe risultato poco credibile in un contesto più realistico, ma emetteva una tela organica che sarebbe stata realizzata totalmente con gli effetti visivi. Durante le riprese alcuni costumi di Spider-Man furono rubati. Nonostante i 25.000 dollari di ricompensa promessi dalla Sony, non furono mai restituiti.

Per Norman Osborn, alias Green Goblin, l’arcinemesi del supereroe, venne scelto il grande Willem Dafoe che fornì un’interpretazione schizofrenica memorabile. Osborn è il fondatore e direttore esecutivo della Oscorp., società produttrice di armamenti all’avanguardia, che decide di provare su di sé un’incrementatore di potere trasformandosi in un folle assassino dotato di una terrificante corazza e di armi devastanti ad alta tecnologia. Il personaggio risulta l’esatto opposto di Spider-Man ottenendo i suoi poteri volontariamente anziché attraverso un incidente e usandoli senza alcuna responsabilità. Dafoe preferiva indossare i 580 pezzi della corazza, anche se richiedeva un’ora per l’assemblaggio, rifiutando di farsi sostituire dagli stuntmen che avevano un linguaggio del corpo differente dal suo.

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