Il 21 maggio scorso si è svolto a Napoli, con appena due settimane di ritardo rispetto alla data ufficiale del 07/05, il “free comic book day”,

L’iniziativa, stando ai racconti degli amici dell’Alastor di via Mezzocannone a Napoli, è stata, purtroppo, di una tristezza inaudita: una calca di ragazzi(ni) ad attendere l’apertura del negozio che hanno razziato i volumi promozionali in poche ore e che si sono perlopiù limitati a quello, o ai soliti acquisti del tale manga o del talaltro blockbuster americano (nella migliore delle ipotesi), malgrado gli ottimi sconti riservati, per quel giorno, a tutti i clienti.

A parte alcuni albetti americani, l’unica casa editrice nostrana che ha partecipato all’evento producendo all’uopo dei volumetti dei propri maggiori titoli è stata la virtuosa Italycomics che ringrazio dal profondo del mio cuore per il sostegno all’evento con (a mia memoria) almeno una ventina di titoli ed addirittura una miniserie completa (la seconda di Leoni, tigri e orsi).

Una vera occasione mancata per promuovere veramente il fumetto in questo paese, e che meriterebbe ben altro supporto: raccontare questi universi a chi non li conosce, fare informazione anche e soprattutto dei prodotti nazionali, magari con l’ausilio di giovani autori, incuriosire l’outsider, il lettore occasionale, l’indeciso…

C’è da rimboccarsi davvero le maniche: questo è un appello a tutti gli operatori del settore, editori, autori, distributori, negozianti.

Mi ha pianto il cuore entrare alle 16 in fumetteria e constatare che si trattava, bene o male, di un sabato come gli altri, in cui la percentuale di clienti “nuovi” attirati dall’iniziativa non è stata particolarmente rilevante, e  gli acquisti li hanno fatti, sostanzialmente, i già clienti/appassionati come me.

Ma le rivoluzioni partono da ciascuno di noi, ed io ho voluto contribuire in due modi: scrivendo questo articolo ed andando a trovare il mio fratellino di otto anni, che non vive con me, a cui ho regalato una copia di “Batman the brave and the bold” dicendogli: “oggi è il free comic book day”, la giornata mondiale del fumetto. Il giorno in cui chi è appassionato ne regala uno alle persone a cui vuole bene”. La sua gioia e la copia di Dylan dog con cui mi ha ricambiato (rubandola dalla libreria di nostro padre) è il vero spirito di quello che immagino essere il Free comic book day.

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L’ultimo Napoli Comicon (a cui vi rimando qui per il reportage) ha, a mio parere, dimostrato che esistono due mondi paralleli del fumetto che non necessariamente si incontrano.

Quello della grande distribuzione, dei blockbuster, delle case editrici maggiori (probabilmente per fatturato, visto che in Italia è quello l’unico criterio che sembra valere), vale a dire Panini, Planeta (ex) DeAgostini, e Starcomics che hanno voluto a tutti i costi (e l’hanno ottenuto) lo stand alla Mostra d’Oltremare, dove si è concentrata la maggiore affluenza. Non voglio parlare di cartello, visto che non mi risultano rapporti idilliaci tra le tre, ma di sicuro si tratta di editori il cui lettore medio legge quasi esclusivamente manga o fumetto mainstream americano, e che tuttalpiù si ferma davanti all’antiquario per sfogliare qualche bonelli a metà prezzo. Questi lettori sono spesso cosplayers (ma non è necessariamente vero l’inverso), o appassionati di giochi/videogiochi, e rappresentano (quantitativamente) la maggioranza dell’utenza e del mercato. Purtroppo la fiera non gli è servita ad avvicinarsi ad altri volumi che potrebbero essere di loro gusto e che, ahimè, non hanno neppure visto! Ad esempio “Quinto non uccidere” del mio recente ospite su Made in Italy Andrea Scoppetta, che è sicuramente, per tematica, stile, formato, decisamente appetibile ad un siffatto pubblico e che non riscuote però, a mio parere, il dovuto successo se si trova su un banchetto 1m x 1m al Castello e non alla Mostra. Ma io ho fiducia che lo stesso valega per Monkey Business, Invincible, Chew, Irredimibile e molti altri, i cui editori relegati nel ghetto del (pur bellissimo) Castel S. Elmo hanno venduto molto meno di quanto si sarebbero meritati.

Il secondo mondo è fatto di appassionati ed addetti ai lavori che si sono amabilmente intrattenuti gli uni con gli altri nella splendida cornice del Castello (dove una persona ogni 3 aveva un pass di qualche sorta),  ma che sono maggiormente lettori molto ben consapevoli dei propri gusti, e sui quali gli editori non hanno necessità di puntare, innanzitutto perché sono un’esigua minoranza, e poi perché l’obiettivo delle fiere è, soprattutto, raggiungere il lettore che altrimenti non avresti, quello che non frequenta la fumetteria… Non certo me che so precisamente quali sono le uscite del prossimo mese, che so già cosa mi incuriosisce e cosa acquisterò nel prossimo futuro: la mia copia di Supergod o di SugarShock sono “già vendute” senza che ci sia bisogno di stamparle a rotta di collo e portarle fino a Napoli! E quello che non ho comprato è perché non mi interessa, e non cambierò idea vedendolo esposto alla fiera. E’ per questo che nessuno ha grossi incentivi a portare le novità se per farlo ha dei costi elevati e se le copie che venderà saranno più o meno lo stesso numero di quelle che avrebbe venduto tramite la distribuzione ordinaria, anche perché l’eliminazione di un passaggio nella catena economica non è sufficiente a fare un guadagno rilevante, visti i numeri delle vendite. Insomma, questo gruppo di lettori stabili, pochi ma buoni per quanto riguarda la spesa mensile pro-capite, apprezza le mostre, saluta i suoi amici, se ne fa degli altri, ma non alimenta il mercato, almeno non in maniera sufficiente da consentire ai piccoli e medi editori, gente che si fa un cuore così, di avere una giusta vetrina e farsi un nuovo parco clienti.

E’ questo è il rischio più grosso che corre il Napoli Comicon, e che spero con tutto me stesso riesca a scongiurare, cioè quello di diventare, per esigenze economiche, un’iniziativa che scontenta tutti, e che verrà abbandonata proprio da chi non dovrebbe, dalla piccola e media editoria fumettistica, autorelegandosi ad una convention per outsiders della lettura, e per ragazzi(ni) dai gusti standardizzati.

Quindi io dico, a quelli che ritengono che “tutti alla Mostra d’Oltremare” sia la panacea del Napoli Comicon, attenzione: aprire una pizzetteria a Piazza ElFna a Marrakech (che la sera è il più grande ristorante a cielo aperto del mondo e Patrimonio dell’Unesco) non assicura il buon andamento dell’attività commerciale se il 90% dell’utenza mangia solo kebab e couscous…

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4 Commenti

  1. Inizio nel commento col localizzarmi: Non sono un lettore assiduo di manga, sebbene non ne disdegni uno ogni tanto, mentre sono un appassionato di fumetti d’autore e bonellidi. Non sono un lettore di questo sito (a cui sono stato rimandato dall’apprezzamento facebookiano di un amico) e quindi non conosco bene chi ci scrive e chi legge; sono un discreto conoscitore dell’ambiente fumettistico italiano.
    In funzione di questo potrete interpretare il mio commento

    E’ il secondo anno in cui sono a conoscenza della manifestazione del Free Comic Book Day ed è il secondo anno in cui mi accorgo di quanto sia poco pubblicizzato in ambienti non strettamente fumettistici. Comprendo benissimo i limiti, anche economici, della fumetteria piccola (o grande) che dovrebbe assumersi l’onere di stampare e distribuire manifestini o volantini per pubblicizzare l’evento; non ho visto però neanche un annuncio in rete o fuori dalle strettissime aree di interesse coperte facilmente da questi rivenditori. Viste già le difficoltà di trovare qualcuno con la mente fertile in cui la curiosità di acquistare un fumetto, oggetto misterioso, possa attecchire, non si può fare a meno di una comunicazione che copra le aree di interesse non strettamente limitrofe a quelle fumettistiche. Non si può sperare che qualcuno non interessato in origine, di sua spontanea volontà, leggendo free comics book day (o peggio, non essendo neanche raggiunto), venga nel negozio a chiedere…è un’utopia, soprattutto con un pregiudizio così radicato.
    Ripeto, l’iniziativa mi piace tantissimo, solo va “innaffiata” meglio.

    Per quanto riguarda il Comicon sono tendenzialmente d’accordo con le posizioni assunte in questo pezzo ma, da frequentatore, mi sento di caldeggiare la soluzione “panacea” che vede tutta la fiera alla Mostra d’Oltremare, abbandonando (Purtroppo!) la fantastica sede del Castello. La mia posizione deriva da esigenze molto pratiche.
    1. Chi non conosce il mondo del fumetto al Castello tende ad ignorare completamente la sede, vedendo i suoi campi d’interesse totalmente radunati nella sede della Mostra;
    2. Spesso le persone hanno un solo giorno disponibile per fare tappa al Comicon (residenti in Napoli e soprattutto non) e tendono a preferire un solo luogo a causa della macchinosità di collegamenti con mezzi pubblici dei due luoghi o dalla difficoltà di parcheggio a S.Martino;
    3. I “profani” dell’ambiente fumettistico, oltre ad avere sicuramente più familiarità con il lato commerciale presente alla Mostra, tendono ad essere attirati anche dai Cosplayer;
    (in realtà ci sono anche tante motivazioni minori, ma credo che queste siano le principali).

    L’importante, a mio parere, sarebbe sistemare i due mondi in due ali differenti della Mostra, per non ingolfare il lato autoriale (cosa per altro che rischia anche di allontanare il pubblico interessato) ma allo stesso tempo rendere agevole il passaggio tra i due mondi, dando così all’acquirente la possibilità di scegliere all’ultimo se acquistare una cosa o l’altra o permettergli di sostare ampiamente nel giardino della mostra o giocando con i giochi da tavola durante le attese tra un’incontro e l’altro.
    Ultimo appunto: Le conferenze degli autori devono essere pubbliche! Non possono essere aperte solo alla stampa (neanche tutta). Lo streaming dell’incontro non basta, se sto al Comicon, non posso assistere contemporaneamente all’incontro (oltre a non poter fare interventi). Basterebbe un azione di filtraggio intelligente all’entrata dell’area di conferenza.

    Scusate se sono stato lungo, ma avevo tanta roba da dire. Spero qualcuno legga e magari risponda anche.

    • Gentile lettore,
      per quel che riguarda il FCBD vedo che siamo d’accordo, e dunque la “palla” passa all’entourage dell’iniziativa che è gestita un po’ alla “come viene”, il che non è auspicabile per un settore in cui si fa fatica a fare promozione e nel quale troppi si lamentano della “crisi” pur restando spesso ad attendere qualche intervento divino.

      Per quanto concerne invece il Napoli Comicon, la soluzione che pare più accreditata è lasciare solo le mostre al Castello e poi tutto il resto alla mostra, il che si spera risolva i problemi logistici (d’altra parte la Mostra d’Oltremare è lì per questo).
      Vedremo come andrà, e poi faremo il bilancio.
      Io Dico: tutti alla mostra si, ma con un’ottima organizzazione degli spazi per evitare che l’appasisonato del tale autore che vuole un disegno autografato non debba sgomitare tra ragazzini urlanti, ingombranti cosplayers con spade di 2 metri e tamarri che “wa, ‘e vist a chill, fa ‘e disegn aggratìss, facimmc fa nu dragon boll” e l’uomo che disegnava era Alan Davis (fatto vero)…
      Perfettamente d’accordo poi sulle conferenze, anzi aggiungo che spesso gli eventi (sulla carta) si accavallano, e questo non giova all’utenza.

  2. Perfettamente d’accordo, la gestione adeguata degli spazi (ampissimi)della Mostra è fondamentale. Personalmente, conoscendo abbastanza la struttura, credo non sia neanche particolarmente complicato. Speriamo bene e grazie della risposta.

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