Ecco cosa ci ha riservato la quarta settimana del DC Rebirth.

Primo mese per il nuovo rilancio di casa DC: 3 nuovi #1 coadiuvati dalle storiche Action Comics e Detective Comics.

Dopo 4 settimane di pubblicazioni possiamo fare un primo, parziale, bilancio dell’operazione Rebirth, operazione che si sta dimostrando più solida del previsto dal punto di vista creativo – il minor numero di testate e la miglior organizzazione giocano in questo un ruolo non indifferente – e che sta vivendo, soprattutto oltreoceano, di un maggior entusiasmo rispetto ai New 52 accolti con più scetticismo.

 

ACTION COMICS #958

di Dan Jurgens & Patrick Zircher

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La quarta settimana del Rebirth si apre con il #958 della storica Action Comics, tornato ricordiamolo alla storica numerazione pre-New 52, in cui il veterano Dan Jurges scopre definitivamente le sue carte.

Se infatti nel “primo” numero uscito due settimane fa l’autore cercava di bilanciare gli elementi del plot, questa settimana vengono abbandonati gli orpelli concentrando la narrazione sulla pura azione in una scazzottata a tre che coinvolge Superman, Lex Luthor e l’immancabile Doomsday – creatura prediletta dello stesso Jurgens.

Quelli che invece erano gli elementi di interesse dello scorso numero – la misteriosa figura di Mr Oz così come il secondo Clark Kent in questo numero ancora mero spettatore – vengono relegati in secondo piano, quasi accantonati. Da sottolineare anche la prova meno convincente di Patrick Zircher alle matite qui penalizzato da chine e soprattutto colori che rendono le tavole troppo tozze e grezze.

In definitiva da questi primi due numeri l’intenzione della DC sembra quella di puntare su Superman come testata “locomotiva” degli avvenimenti dell’Azzurrone e lasciare ad Action Comics un approccio più semplicistico e diretto. Dal punto di vista editoriale questa scelta potrebbe essere condivisibile, ed un vero colpo di fortuna per chi proporrà Superman in uno spillato antologico, ma dal punto di vista “contenutistico” penalizzante, diluendo infatti il plot con azione fine a sé stessa i lettori più navigati avranno la sensazione di un riempitivo di lusso dal pauroso senso di già letto.

Un approccio così diretto può essere un’arma a doppio taglio…Action Comics sembra già aver bisogno di una correzione di rotta.

VOTO: 5

AQUAMAN #1

di Dan Abnett & Brad Walker

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Dopo il one shot Rebirth di due settimane fa Dan Abnett inizia ufficialmente la sua run sul Re dei Mari con questo #1 coadiuvato finalmente da Brad Walker alle matite.

Nel one shot d’apertura avevamo evidenziato come Abnett si muovesse cautamente all’ombra di quanto fatto da Geoff Johns sul personaggio, in questo #1 l’autore metabolizza meglio gli spunti di Johns in un plot ben bilanciato. Il perno su cui l’albo ruota infatti è la convivenza fra Atlantide e le nazioni della terra ferma quasi a voler riprendere in mano l’ottima Throne of Atlantis ed espanderne le conseguenze: Aquaman e Mera infatti inaugurano Spindrift, struttura che dovrebbe funzionare da ambasciata di Atlantide, ma non senza incidenti.

Il plot di Abnett è impreziosito da un ottimo lavoro di Brad Walker alle matite attentissimo ai particolari, dinamico nelle scene d’azione e sperimentale giocando con alcune inquadrature valorizzando i momenti di dialogo fra i vari personaggi, da migliorare forse l’utilizzo della luce.

Aquaman #1 è un albo godibilissimo, ben ritmato basato sugli elementi principali del personaggio miscelandoli con gli avvenimenti del recente passato ed è questo forse che lo penalizza nei confronti dei vecchi lettori: da un lato infatti è lecito aspettarsi più personalità da un autore come Abnett dall’altro però in passato chi ha provato a “rivoluzionare” il personaggio, Bunn in tempi recenti piuttosto che Kurt Busiek nel post-Crisi Infinita, ha fallito.

L’approccio elementare è corretto se si tiene conto che Aquaman è un personaggio che storicamente ha un zoccolo duro di lettori davvero esiguo tuttavia questo non deve frenare l’autore dal sviluppare trame e personaggi in maniera personale.

VOTO: 7,5

DETECTIVE COMICS #935

di JAMES TYNION IV & EDDY BARROWS

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Ideale “giro di boa” anche per l’altra storica testata di casa DC ovvero Detective Comics affidata alla coppia Tyion IV/Barrows. Già due settimane fa avevo espresso la mia curiosità sull’idea alla base del nuovo corso di ‘Dec ovvero trasformare la testata in una sorta di serie di gruppo per alcuni personaggi “secondari” della bat-family.

Tynion batte il ferro finché è caldo continuando la narrazione con uno stile solido, così come fatto vedere sulle recenti settimanali Batman Eternal e Batman & Robin Eternal, senza particolari sorprese ed anzi riesce a trovare un miglior bilanciamento nel “tempo” dedicato ad ogni personaggio dimostrando anche di sapere incanalare bene la voce di alcuni di essi come il tenero momento fra Tim e Stephanie ma anche l’aggressività verbale di Kate Kane/Batwoman.

La pecca di questo ‘Dec forse è da ricercare in una eccessiva asetticità nella misura in cui non riesce a fornire spunti di interesse: se avete letto con costanza negli ultimi anni qualsiasi testata batmaniana vi ritroverete tutti quegli elementi caratterizzanti del personaggio e dei suoi comprimari perfettamente cesellati ed incastrati.

Se il plot non riserva sorprese a Tynion poi bisogna anche rimproverare di essere a tratti troppo “verboso” soffocando un Barrows alle matite che meriterebbe maggiore libertà d’azione come dimostrato nella costruzione di alcune tavole che riprendono il simbolo del pipistrello.

In definitiva una lettura che scorre ma non entusiasma in questi primi due albi: consigliato solo ai fans più oltranzisti della bat-family.

VOTO: 6

THE FLASH #1

di JOSHUA WILLIAMSON & CARMINE DI GIANDOMENICO

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Quell’approccio “back to basics” che abbiamo trovato in Aquaman lo ritroviamo anche qui in The Flash con un Joshua Williamson però ancora un tantinello imballato quasi timoroso nell’affondare il colpo e raccontare la “sua” storia.

Lo scrittore infatti non riesce ad amalgamare le fonti di ispirazione: da un lato la serie TV, che si materializza in troppe didascalie, dall’altro il recentissimo passato cartaceo con la run targata New 52 che aleggia come una spettro vuoi anche per un cliffhanger finale che ricorda moltissimo quello del primo ciclo firmato Manapul/Buccellato. Il problema è che quando Williamson esce dal guscio qualcosa di interessante la mostra come il tentativo di fornire nuovi comprimari o quello di restituire a Barry una dimensione umana ma non banale.

A colmare le “lacune” dello script ci pensa però un gigantesco Carmine Di Giandomenico che si diverte sia nella costruzione delle tavole sia nel realizzare sempre in maniera diversa il Velocista Scarlatto in azione.

In definitiva le matite salvano un albo che pecca di ingenuità ed in cui la quindicinalità potrebbe essere un’arma a doppio taglio: potrebbe fornire allo scrittore la possibilità di trovare il giusto ritmo più velocemente ma, se questo non dovesse accadere, la DC rischia di trovarsi nuovamente una serie regolare su Flash magnificamente illustrata ma “povera” di contenuti.

Serie da tenere quindi sotto stretta osservazione monitorando i progressi di Williamson; attenzione però se non avete amato il Flash New 52 questo inizio non vi farà cambiare idea…

VOTO: 7

WONDER WOMAN #1

di Greg Rucka & Liam Sharp

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Nel one shot d’apertura Greg Rucka è stato senz’altro l’autore con le idee più chiare mostrandoci subito su quali basi avrebbe fondato questa run su WW ovvero far “combaciare” le molteplici versioni del personaggio con una idea semplice – qualcuno ha manipolato il passato di Diana.

Lo scrittore quindi non ha bisogno di indugiare ulteriormente e con questo #1 inizia il suo percorso muovendosi su due binari paralleli da un lato infatti ritroviamo Etta e Steve Trevor nuovamente in azione – Rucka in tal senso non si lascia sfuggire la possibilità di una narrazione a sfondo militare, uno dei campi a lui più congeniali, mentre dall’altro lascia Wonder Woman interagire solitaria in uno splendido paesaggio africano con un ottimo cliffhanger finale che recupera una nemica storica dell’Amazzone vista solo brevemente in era New 52.

Rucka giganteggia. Il suo script è perfettamente bilanciato recuperando e dando nuova linfa a due dei comprimari fondamentali del personaggio mentre Wonder Woman è calata in una sorta di monologo con la natura dal forte simbolismo metatestuale: Diana è sola/unica ma anche smarrita il ritorno alla natura è perciò anche un ritorno alle origini.

Liam Sharp alle matite è quasi impeccabile: ottimo nelle parti con Etta e Steve, eccezionale la sua abilità nel disegnare la natura forse pecca soltanto in alcune espressioni facciali della stessa Wonder Woman.

Se dovessi proprio indicare due punti deboli di quest’albo direi che il ritmo è leggermente decompresso, l’azione è davvero relegata a pochi panel, e la scelta del costume cinematografico può non accontentare tutti.

Rucka è sulla strada per una ottima run.

VOTO: 8

VERDETTO

  • In casella: Aquaman, Wonder Woman
  • Da valutare: The Flash
  • Da lasciare sugli scaffali: Action Comics, Detective Comics

 

 

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