Il primo problema da risolvere per il capitolo finale della trilogia degli X-men fu la ricerca del regista. Infatti, Bryan Singer, che aveva diretto i primi due capitoli, decise di abbandonare la saga per dedicarsi al progetto Superman returns e portò con sé gli sceneggiatori Dan Harris e Michael Dougherty e il compositore e montatore John Ottman che avevano lavorato con lui in X-men 2.

Tra i registi contattati vi furono Darren Aronofsky, Alex Proyas e Zack Snyder che dovettero rifiutare a causa di altri impegni. Venne assunto Matthew Vaughn ma, durante la preproduzione, fu costretto ad abbandonare per motivi familiari. Il regista avrebbe diretto in seguito il prequel X-men – First class. La palla passò così a Brett Ratner, regista dei primi due Rush hour, di The family man e Red Dragon.

Gli sceneggiatori Simon Kinberg e Zak Penn decisero di ispirarsi principalmente a due storylines. La prima era la saga della Fenice Nera, scritta nel ’76 da Chris Claremont con i disegni di Dave Cockrum, che raccontava la tragica metamorfosi di Jean Grey in seguito all’esplosione dei suoi poteri latenti.

Il secondo arco narrativo preso in considerazione fu Gifted, pubblicato nel 2005 all’interno della serie Astonishing X-men. Scritta da Joss Whedon, che pure fu tra i contattati per dirigere il film, disegnata da John Cassaday e trasposta anche in motion comic, la serie racconta di come la ricercatrice Kavita Rao scopra una cura al fattore mutante.

La parte emotiva della storia, dunque, avrebbe riguardato Jean Grey che, alla fine dell’episodio precedente, si sacrificava per salvare i suoi compagni.

Come si presagiva nell’epilogo, Jean è sopravvissuta all’interno di un bozzolo di energia ma la manifestazione violenta e massiccia dei suoi poteri la conduce alla follia scatenando la sua personalità più oscura e pericolosa.

Se nei due film precedenti i personaggi principali erano rispettivamente Rogue e Wolverine, qui è la mutante interpretata da Famke Janssen la figura centrale, approfondita psicologicamente attraverso flashback della sua infanzia e l’analisi del rapporto con i due mentori: Xavier, che ha sempre tentato di tenere a freno le sue facoltà latenti, e Magneto che voleva invece sfruttarne il potenziale.

Il cambiamento di Jean Grey va ad influire naturalmente anche sul triangolo sentimentale con Ciclope e Wolverine ben costruito e sviluppato nei primi due capitoli. Purtroppo, l’indisponibilità di James Marsden, coinvolto da Singer in Superman returns, limitò la presenza di Ciclope, ucciso all’inizio del film dalla sua amata.

Nella nuova identità di Dark Phoenix, Jean è maggiormente attratta da Wolverine la cui natura selvaggia ha una maggior presa su quel lato istintivo che ora la controlla. L’eroe però non viene meno alla sua integrità e, nonostante i suoi sentimenti, respinge Jean, chiaramente fuori di sé.

La parte politica del film ruota invece attorno alla scoperta della cura per il fattore mutante da parte della ricercatrice indiana Kavita Rao, interpretata dall’iraniana Shohreh Aghdashloo. Nel film, la cura risiede nel dna di Leech, interpretato da un giovanissimo Cameron Bright, la cui semplice vicinanza è sufficiente ad annullare i poteri di qualunque mutante.

Nel fumetto si tratta di un bambino appartenente ai Morlocks, una comunità di mutanti deformi costretti dal proprio aspetto a vivere nelle fogne. La reazione del mondo mutante alla creazione della cura e le decisioni che ne conseguono conferiscono alla storia una complessità ideologica maturata dalle basi gettate nei primi due capitoli.

La differente natura dei poteri di ciascun mutante rende soggettiva la concezione di una cura, ritenuta un bene da alcuni, un male o, addirittura, una minaccia per altri.

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