Il gioco uscirà il 24 gennaio 2017  su PS4, Xbox One e PC.

Ci svegliamo all’improvviso in quella che sembra una cascina abbandonata. Un laccio di plastica ci blocca i polsi, e il nostro amico tenta di liberarci con un coltello. Non è cosa semplice. Non possiamo vederlo, ma abbiamo la sensazione di essere osservati, la sensazione che qualcuno irromperà nella cascina da un momento all’altro. L’adrenalina sale.

Poi ci svegliamo di nuovo, in un’altra stanza, in una casa fatiscente e abbandonata come la cascina di prima. Solo che adesso ci accorgiamo di esserci svegliati davvero, e che l’introduzione di prima era un filmato ripreso con una go-pro. C’è un televisore spento e un videoregistratore vuoto alla nostra sinistra. Un caminetto spento a destra.  Una porta di fronte a noi.Resident-Evil-Biohazard-Demo-2

Ci alziamo, andiamo avanti, esploriamo. Il passo incerto, il respiro pesante. Le ombre proiettate dalle luci fioche delle lampadine riempiono le pareti ammuffite con la nostra ombra tremolante. Noi che siamo nel gioco avanziamo col cuore in gola, noi che stiamo giocando joypad alla mano invece tratteniamo il respiro: c’è poca differenza tra chi è nel gioco e chi sta giocando, merito di una componente tecnica (quella fornita dal RE Engine) che destabilizza i confini tra realtà e finzione, con la sua messa in scena da fotorealista.

Abbiamo un inventario – tipicamente residenteviliano – che possiamo riempire prima con una cesoia, poi con una videocassetta e poi una chiave. La videocassetta di fa vedere quello che è successo prima, con un geniale flashback giocabile nel quale noi siamo un camera-man in stile The Blair Witch Project e seguiamo le avventure di due reporter in cerca di avventure da brivido. Ci addentriamo nella casa – scoprendo così il modo per far uscire il nostro primo personaggio, quello che ha trovato la videocassetta e adesso la sta guardando – ma ben presto scopriamo che è abitata da qualcuno di molto pericoloso.

Qualcuno che, quando il filmato della videocassetta termina e il nostro personaggio sa di volersene andare, è ancora lì con noi …

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Ormai nell’industria videoludica gli slogan che gridano “il nuovo capitolo cambierà radicalmente la nostra saga” vengono urlati con la stessa frequenza con cui i pescivendoli al mercato annunciano i loro prezzi stracciati. Ma questa volta Capcom sembra voler fare sul serio.

La ventennale e pluripremiata saga di Resident Evil ha dato vita al filone survival-horror, ma dopo due capitoli poco apprezzati dalla critica (e soprattutto dal pubblico), con un RE5 al di sotto delle aspettative e un RE6 che di Resident Evil aveva solo il nome – in alcuni punti avremmo potuto scambiarlo per un Gears of War, Dio ce ne scampi – la serie aveva iniziato a mostrare il fianco alla vecchiaia incipiente, e anche i fan più sfegatati – sottoscritto incluso – erano stanchi.

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Resident Evil: Revelations 2 aveva provato ad aggiustare il tiro – anche riuscendoci in parte – ma uno spin-off non può soddisfare tanto quanto un capitolo della saga originale e per questo Resident Evil 7 tutti erano speranzosi, tutti volevano un ritorno alle vecchie atmosfere, quelle orrorifiche e claustrofobiche e soffocanti dei primi RE, morte ufficialmente con RE5. 

Capcom, come al solito, aveva ricacciato l’abusato “il nuovo capitolo cambierà radicalmente la nostra saga”, eppure la promessa per una volta è stata mantenuta. Forse anche troppo.

Il ritorno all’horror puro, crudo e spaventoso si sente eccome, nei 20-30 minuti necessari per completare la demo – il gioco si adatterà alla periferica VR, sconsigliata ai deboli di cuore – e anche se sono tante le domande che è lecito porsi (come sarà il sistema di combattimento? perché ci sarà, vero, un sistema di combattimento? il gioco sarà ambientato solo in questa casa? la mappa sarà più grande? quanto più grande? avremo a che fare solo con una famiglia di assassini psicopatici, o ci saranno anche gli zombie? ci saranno anche gli zombie, vero Capcom? vero??) il quesito fondamentale é: siamo di fronte a un Resident Evil o ad un nuovo P.T./Outcast/Soma che dir si voglia, che di Resident Evil porta solo il nome?

La saga non è nuova a restyling e mutazioni drastiche: Resident Evil 4 cambiò per sempre lo stile dei primi capitoli, mantenendone però la forte carica orrorifica, e finì col diventare uno dei migliori capitoli della saga (nonché il mio preferito: non ricordo il numero esatto delle volte che ho rigiocato quel titolo, più o meno trecento immagino, né la varie piattaforme sulle quali l’ho giocato) prima che Capcom decise di insistere troppo sulla componente action, dimenticando quella survival-horror.

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Il problema con questa demo è che c’è il rischio che Resident Evil 7 dimentichi del tutto la componente action, e che sia in terza persona, in prima persona o con visuale isometrica, non è un Resident Evil se non si può sparare per difendersi dagli zombie.

Mancano ancora tanti mesi all’uscita, e riporre la propria fiducia in Capcom non sembra un azzardo così esagerato. L’idea di base per un clamoroso rinnovamento di questa saga che ha fatto storia c’è eccome. L’importante sarà ricordarsi qual è il nome che andrà sulla copertina, perché quel nome significa tanto e da quel nome la gente si aspetta tanto.

Qualche protagonista storico, magari, non per forza giocabile se proprio si vuole introdurre un nuovo personaggio, ma per lo meno che ci siano gli zombie, di grazia: cercare di sfuggire ad una famiglia di macellai psicolabili all’interno di una lugubre catapecchia sarebbe a dir poco riduttivo, per un’esperienza che promette di essere made in Resident Evil.

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