Giorgio Livraghi:

The Last Guardian – Fate bene attenzione perché la storia del seguente gioco è una di quelle che non si ascoltano tutti i giorni: annunciato per PS3 nel lontano 2007 e presentato all’E3 di due anni dopo, The Last Guardian, terzo titolo della software house responsabile di due capolavori usciti su PlayStation 2 come ICO e Shadow of the Colossus, scomparve dai riflettori per diversi anni, durante i quali le voci sulla definitiva cancellazione del progetto si facevano sempre più insistenti.

Solo durante la precedente edizione dell’E3 di Los Angeles con grandissima sorpresa, la creatura dell’amatissimo game designer simbolo del Team ICO, Fumito Ueda, fece la sua (ri)comparsa, questa volta su PS4, con previsione di pubblicazione per il 2016. Ebbene durante la conferenza Sony di questo E3 il gioco ha avuto il proprio piccolo spazio con un toccante trailer dedicato, con la tanto agognata data d’uscita definitiva (fissata per il prossimo 25 ottobre) ed è stato finalmente giocabile in fiera. Come ben saprete il fulcro del gameplay poggia le basi sull’interazione tra il ragazzino protagonista e Trico la bestia alata dalle varie sembianze animali, risolvendo i diversi puzzle ambientali e sconfiggendo i nemici che si pareranno davanti ad essi, il tutto cercando di fuggire dal castello che li tiene imprigionati.

In diversi hanno sottolineato come la natura crossgen del titolo influisca in negativo sulla profondità e vastità del gioco, tuttavia a nostro avviso è sufficiente pensare alle emozioni che i suoi due predecessori ci hanno saputo regalare, potendo contare sul solo hardware di PS2 (32 Megabyte di RAM), della quale si annovera l’E.E. (Emotion Engine, la CPU capace di ricreare le emozioni umane, a detta dei suoi ideatori), per avere la fiducia necessaria in questa ultima e sofferta fatica, simbolo di un indimenticabile modo di fare videogiochi purtroppo sempre meno frequente, come indicano anche le frasi seguenti tratte da un’intervista tenutasi appunto a questo E3.

“Sono sempre stato dell’impressione che i computer non siano solo degli strumenti dediti a calcoli difficili, pressoché impossibili per le persone. Ho sempre voluto usare i computer per creare nuovi mondi, nuovi personaggi e nuove esperienze. Credo, che lungo tutti questi anni fino ad oggi abbiamo raggiunto un livello tale da permettere ai computer di fare ciò e noi ci stiamo riuscendo. È stato qualcosa che ho sentito accadere in questi anni. Uno dei miei obiettivi nel creare videogiochi si è distinto particolarmente da quelli degli altri, il cui scopo principale è tu uccidi un sacco di nemici e ti senti soddisfatto, ti senti elettrizzato e ti senti felice. Tu senti quelle emozioni giocandolo.”

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The Legend of Zelda: Breath of Wild – Ancora una volta il nuovo capitolo della storica saga fantasy di Nintendo ha stupito tutti per l’enorme libertà d’azione e movimento sia orizzontale che verticale conferita a Link. Salta subito all’occhio l’inedito sistema di combattimento reso più action, che strizza molto vagamente l’occhio a quello di Dark Souls. L’ambientazione è già splendida da vedere su Wii U grazie ad un magistrale utilizzo del cel-shading (su NX probabilmente lo sarà ancora di più nonostante le momentanee smentite della grande N), mentre le interazioni con l’ambiente di gioco lasciano davvero ben sperare, forti di una fisica degli oggetti in movimento davvero credibile.

I toni, nonostante lo stile grafico adottato citato in precedenza, si distaccano da quelli coloratissimi di Skyward Sword, riavvicinandosi a quello sicuramente più apprezzato di Twilight Princess.  Le premesse per un ennesimo e innovativo capolavoro le abbiamo tutte, non ci rimane che attendere con impazienza i primi mesi del 2017.

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