Michael J. Fox ricorda l’amicizia col suo eroe Muhammad Ali e della loro lotta contro il Parkinson.

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Michael J. Fox, diventato famoso grazie al ruolo di Marty McFly in Ritorno al Futuro, scoprì a soli 29 anni di essere affetto dal morbo di Parkinson.  La notizia cambiò notevolmente la sua vita, ma grazie al sostegno di  Muhammad Ali, con cui condivideva la stessa patologia, riuscì a fronteggiare le difficoltà e, a fondare la “Fondazione Michael J.Fox per la ricerca sul Morbo di Parkinson”.

Fox  ha raccontato in una lettera, a Rolling Stones, di come sia stato importante per lui essere diventato il confidente del suo più grande eroe d’infanzia.

Io ero sempre Ali, e mio fratello era sempre Frazier. Li guardavamo spesso boxare, e dopo andavamo in cantina. Io prendevo le mie gomitiere e i miei guanti da hockey, lui prendeva le mie ginocchiere da lacrosse, li mettevano sui nostri pugni, e ci massacravamo l’un l’altro.

Quando crebbi durante gli anni 60, Muhammad Ali era una delle persone viventi più grandi del mondo. Lo guardavo e lo ammiravo. Crescendo, ho capito la profondità delle sue convinzioni e perchè le ha portate avanti e lo ammiravo sempre di più.

Fox racconta, ricordandosi alla perfezione, della sua prima telefonata col campione, avvenuta dopo aver appreso la notizia che soffriva del morbo di Parkinson. Ali tentò di mettersi in contatto con lui svariate volte prima che Michael si decidesse a richiamarlo, l’agitazione causata dall’emozione di parlare con lui era davvero molta.

Alla fine, lo chiamai dal telefono del bagno in modo che così non sarei stato interrotto. Avevo un piede sulla tavoletta del water, e il telefono era accanto al mio orecchio. Si potrebbe dire che all’inizio era davvero tranquillo a telefono, e si poteva sentirlo respirare.

E intanto pensavo “Questo è il respiro di Muhammad Ali, e questo è il suo telefono”. Molto tranquillamente, mi disse, “Mi dispiace che hai questo [il morbo di Parkinson], ma con te in battaglia, abbiamo delle buone possibilità di vittoria”.

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Fox rivela inoltre la grande forza che ci vuole nel sopportare gli sguardi delle persone e la loro pietosa arroganza nel pensare di capire come ti senti, forza che Ali aveva in abbondanza.

Vorrei che non fosse così, ma la gente cerca la paura nei tuoi occhi. Un sacco di volte riescono a vedere la loro paura riflessa verso di loro. Sono spaventati: se tu ce l’hai, allora anche loro potrebbero averlo. Non puoi sopportare le proiezioni delle altre persone su come dovresti sentirti. Muhammad era un esempio perfetto di ciò. Voglio dire, il mondo intero proiettò le proprie paure su di lui e in lui. Ma lui prese tutto ciò con affetto, fiducia e umorismo.

L’attore conclude ricordando due aneddoti leggeri, e molto personali, ovvero il ricordo in cui girarono insieme lo spot per la “Fondazione Michael J.Fox per la ricerca sul Morbo di Parkinson” e la comicità di Ali durante il loro primo incontro, che per l’occasione si era improvvisato illusionista.

Quando girammo il nostro spot in Arizona, realizzai che non importasse quanto famoso fossi, o quale grande star della TV fossi, o qualunque altro genere di fama abbia avuto, tu sei invisibile quando sei con Muhammad Ali. Sei anonimo. Attrae le persone come il miele attira gli orsi. Le persone saltano fuori da tutte le parti, per toccarlo e dirgli ciao.

La cosa che ricordo meglio della prima volta [che ci incontrammo] era che avrebbe voluto fare sempre questo trucco di magia. Faceva apparire questo fazzoletto rosso dal nulla. Dopo cinque o sei volte, si capiva che lo cacciava fuori da un falso pollice. Lui lo sapeva, tu lo sapevi, semplicemente gli piaceva che tu non dicessi nulla a riguardo. Ha fatto questo trucco ancora e ancora. Era lui a farti ricordare che era ancora magico.

Fonte: RollingStones

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