In un panorama di prodotti televisivi che ingannano di continuo lo spettatore con “morti apparenti”, che si rivelano false solo qualche episodio dopo, il protagonista di The Leftovers, Justin Theroux, afferma quanto sia coraggiosa la serie evento di Damon Lindelof.

Dopo che il complesso e magnifico viaggio di Kevin Garvey negli ultimi quattro episodi di The Leftovers 2 ha sbalordito il pubblico ed estasiato la critica di tutto il mondo, fra colpi di scena e sequenze oniriche degne di Dante Alighieri, Damon Lindelof e la HBO si preparano a chiudere la trilogia televisiva ispirata all’omonimo romanzo di Tom Perrotta.

La terza e ultima stagione è infatti in fase di produzione, e potrebbe vedere la luce a cavallo fra l’autunno e l’inverno 2016/2017, periodo annuale che le due precedenti stagioni hanno infervorato negli scorsi due anni.

Justin Theroux, uno dei (tanti) protagonisti della serie – meglio chiamarlo IL protagonista della serie, dai – ha parlato relativamente al viaggio onirico compiuto dal suo personaggio negli ultimi episodi della seconda stagione. E ha sottolineato come la serie creata da Damon Lindelof sia l’unica, fra tutte quelle attualmente in onda, a sapere come si fa a far morire “per finta” un personaggio.

“Spesso quando le persone muoiono, in una serie tv, lo spettatore non va con loro dall’altra parte” ha dichiarato l’attore. “Li vedi morire, poi nell’episodio successivo sono ancora vive e tu ti dici ‘Ah, okay, quindi alla fine della scorsa puntata è caduto dalle scale ma poi gli autori hanno deciso che non si sarebbe rotto il collo’, o qualunque sia la situazione. Chiaro? In The Leftovers la morte non è trattata come un elemento da soap opera. Noi viaggiamo con Kevin verso l’al di là. Di certo è stato già fatto prima, ma non così, non con l’accuratezza ai dettagli di Damond Lindelof o con quel velo di mistero e inconoscibile che circonda quelle scene.”

“Ovviamente c’è una reazione quando un personaggio in una serie tv muore, soprattutto se è un protagonista. Probabilmente le nostre email sono state tartassate per una settimana, ma quando è iniziato l’episodio successivo e il pubblico mi ha visto in quell’hotel, nella vasca da bagno, tutti hanno capito che la morte di Kevin non era un trucco narrativo, ma serviva per uno scopo più grande. E io mi sono divertito a lasciare i fan in dubbio, senza rispondere alle loro domande e facendo finta di non conoscere la risposta: ‘Kevin è davvero morto?’ mi facevano, e io: ‘Non lo so’. Oppure, quando mi sentivo particolarmente cattivo: ‘Si, è morto, l’avete visto.’ E non era una bugia. Kevin era morto. C’era scritto nella sceneggiatura dell’episodio, proprio alla fine. Morto.”

“Quando ho letto la sceneggiatura dell’episodio 8, International Assassin, mi sono bastate dieci pagine per capire che mi trovavo di fronte ad una storia incredibile, scritta elegantemente e piena di risvolti narrativi. Era una bellissima opera di scrittura, che poi si è trasformata in un episodio indimenticabile. E’ il mio preferito!”

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