Un animatore con 20 anni di esperienza riflette sui problemi delle modalità “tradizionali” di realizzazione degli anime e delle crescenti difficoltà a cui l’intera industria sta andando incontro.

Il recente rapporto della JAniCA (Japanese Animation Creators Association) sulle condizioni di lavoro nell’industria dell’animazione, grazie ai dati forniti da oltre 750 addetti ai lavori e professionisti dell’animazione giapponese, ha dipinto uno scenario in cui le figure già affermate o in alto nella gerarchia (registi, artisti specializzati) hanno stipendi anche elevati, mentre coloro che si affacciano nell’ambiente (gli inbetweeners) sopravvivono con paghe bassissime sicuramente non corrispondenti alla mole di lavoro, spesso ritenuta eccessiva.

Questi fattori non favoriscono certo l’ingresso di forze fresche nell’industria: un grosso problema visto che quest’ultima continua invece a produrre sempre più anime (322 le serie andate in onda nel 2014). Il rapporto JAniCA ha, comprensibilmente, fornito lo spunto per nuove discussioni su di un sistema che sempre più persone giudicano pieno di difetti.

shirobako
Shirobako, un anime sulla realizzazione degli anime

Ad esempio, un professionista con “20 anni di esperienza nel settore” che ha preferito rimanere anonimo ha scritto al sito nipponico Mag2 News indicando quelle che secondo lui sono le modalità di lavoro problematiche che potrebbero decretare la rovina dell’intera industria. Negli ultimi anni, scrive la ‘talpa’, “Ho iniziato ad avere la sensazione che questo sistema inefficiente, che sfrutta e sottopaga i suoi impiegati, stia per raggiungere il limite massimo.”.

I problemi elencati sono tutti di ordine molto pratico e ruotano intorno al fatto che nella stragrande maggioranza degli studi giapponesi gli animatori sono freelance pagati (poco) a disegno e che lavorano da casa. Questo costringe i produttori o i cosiddetti “animation runner” degli studi a spostarsi continuamente di casa in casa per farsi consegnare i frame, con grande dispendio e dispersione di energie e denaro.

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Animazioni difettose

Ancora, gli anime moderni richiedono agli animatori di disegnare molte più linee rispetto a quelli dei decenni scorsi e ogni frame richiede quindi più tempo. Gli stipendi però sono rimasti più o meno gli stessi, e per arrivare alla fine del mese gli animatori accettano più lavori di quanti possano effettivamente portarne a termine causando ritardi o lavorando con minor qualità.

A un livello ancora più pratico, l’insider veterano ritiene che, data la posizione spesso centrale nelle principali città degli studi e le paghe basse, animatori e altri impiegati non possano permettersi di vivere nelle vicinanze dei luoghi di lavoro, sprecando di conseguenza tempo e energie eccessive negli spostamenti casa/lavoro, con ripercussioni sulla qualità della vita.
A questo proposito, l’animatore occidentale di stanza in Giappone Thomas Romain ha attirato l’attenzione su un altro dato del rapporto JAniCAa: nemmeno il 14% degli animatori intervistati ha figli.

anime janica

Oltre che ai rapporti tra studi e animatori, però, questo j’accuse  punta il dito anche al processo di animazione stesso. In Giappone infatti quasi tutto avviene ancora su carta, mentre molti studi occidentali permettono agli animatori di disegnare direttamente su supporti digitali accorciando notevolmente i tempi. Adottare metodi e tecnologie più moderne (programmi come Flash), secondo la fonte anonima, permetterebbe di risparmiare e renderebbe la vita più facile agli animatori.

Ma tutto questo non cambierebbe irrimediabilmente il volto dell’animazione giapponese? Sì. Tuttavia, conclude la fonte:

Credo che l’animazione giapponese abbia un’atmosfera unica, ed è questo il tipo di animazione che mi piacerebbe continuare a creare. Detto questo, non riesco a vedere altri modi per permettere a quest’industria di continuare ad andare avanti.

Colui (o colei) che ha scritto a Mag2 News non è evidentemente l’unico a pensarla così: Otaku USA Magazine riporta infatti  che alcuni grandi studi come Kyoto Animation (K-On!, Free!, Amagi Brilliant Park) e Trigger (Kill la Kill) sono passati ormai a produrre i loro anime con animatori regolarmente assunti e che lavorano all’interno dello studio (come faceva lo Studio Ghibli), mentre altri (la Science Saru di Masaaki Yuasa) impiegano Flash per animare gli episodi delle loro serie.

Fonte: Otaku USA Magazine

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