Tornano i detective Jim Gordon e Harvey Bullock in compagnia del giovane Bruce Wayne con l’immancabile Alfred, tutti pronti a ripulire le strade della propria amata città, una Gotham City più affascinante e decadente rispetto alla prima stagione, straripante di nuovi e bizzarri criminali. Tra graditi ritorni e grandissime new entry, la futura rogue gallery dell’uomo pipistrello si arricchisce sempre di più.

Ci sono grosse limitazioni da tener conto quando si decide di intraprende la strada del prequel: storie che non possono essere raccontate, personaggi che non possono morire, relazioni che non possono esistere e, forse ostacolo più grande, fato dei protagonisti il più delle volte già scritto.

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La prima stagione di Gotham ha sofferto molto questi vincoli, gli sceneggiatori si sono ritrovati tra le mani 75 anni di storie a fumetti in cui poter solo sbirciare o a massimo orientarsi finendo così per creare personaggi ex novo o vagamente ispirati a icone più celebri.

Abbiamo avuto così characters inediti (e insipidi) come Fish Mooney (Jada Pinkett Smith) o l’Orco (Milo Ventimiglia) ma anche personaggi collegati a villain famosi come il padre dello Spaventapasseri, il padre di Maschera Nera, una prima versione di Viper, la primissima banda del Cappuccio Rosso, un proto Joker e via discorrendo.

Nonostante le buone premesse (il mondo di Batman è comunque molto vasto e sono state scritte molte storie a fumetti ambientate a Gotham anche senza la presenza del cavaliere oscuro) la serie è andata avanti a tentoni con episodi autoconclusivi, trama verticale debole e trovate al limite del credibile (del tipo lasciare libero un cobra per fargli fiutare un cadavere, tagliare la testa a un sottoposto e attaccarlo al corpo di una donna per ripicca o far entrare in scena un giovane Jonathan Crane con la scusa che “gli è scaduto il parchimetro”).

Questa seconda stagione però non solo è riuscita a ingranare facendosi perdonare la precedente, ma lo ha fatto sfruttando un espediente già usato dalla serie Smallville in passato: fregandosene altamente della continuity della controparte cartacea.

Espediente che, per quanto possa far infuriare i fan del fumetto, sembra essere l’unica possibile per creare qualcosa di nuovo e interessante pur rimanendo legati al mondo dei comic book.

Niente più limitazioni quindi, se c’è una storia da raccontare o un personaggio da introdurre lo si fa senza preoccuparsi troppo di come questo possa cozzare con le storie a fumetti (come accaduto già nel finale della scorsa stagione dove Sal Maroni veniva ucciso, in totale contrasto rispetto al fumetto).

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Assistiamo così all’entrata in scena di Basin Karlo (l’originale Clayface), di Azrael, del mito del Joker, del faccia a faccia tra Bruce Wayne e l’assassino dei suoi genitori, alla trasformazione a villain di Barbara Kane, all’ascesa di Hugo Strange, addirittura dell’intera storyline di Mr.Freeze e di tante altre storie e personaggi che, in linea teorica, non dovrebbero uscire allo scoperto prima dell’arrivo dell’uomo pipistrello.

Gotham diventa così un universo parallelo a quello del fumetto e non solo un prodotto “ispirato a” che faccia da “prequel per” ma una realtà nettamente separata in cui tutto può essere raccontato.

La serie mantiene il suo taglio poliziesco/thriller con quel riuscitissimo gusto per il fiabesco gotico che aveva contraddistinto la prima stagione (tributo allo stile Tim Burton) aggiungendoci giusto un tocco sovrannaturale dove inevitabile ma senza mai sfociare nella fantascienza vera e propria.

Per poter introdurre personaggi come Victor Fries o Basin Karlo (e tutta la baracca di Hugo Strange in generale) era inevitabile dire addio a quell’atmosfera super realistica che si era costruita nella prima stagione (ispirata invece ai film di Christopher Nolan che ha fatto del realismo uno degli ingredienti di successo della sua trilogia).

Gotham riesce tuttavia a mantenere una compostezza realista nonostante l’introduzione di super poteri e mutazioni genetiche, il perfetto mix tra l’operato di Nolan e il fortunato universo televisivo della The CW (quello di Arrow, The Flash e da poco anche di Supergirl), un mondo come quello dei fumetti dove dei comuni agenti di polizia possono affrontare sia dei normali mafiosi come Carmine Falcone che super cattivi come Firefly o addirittura individui come Azrael (personaggio sapientemente modificato che omaggia comunque la controparte cartacea).

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Un altro gradito cambiamento (ma possiamo pure parlare di evoluzione produttiva) è l’accantonamento del settaggio da procedural. Non si tira avanti con il “caso del giorno” con tanto di duo Gordon/Bullock a risolvere i misteri e arrestare i cattivi, fin dal primo episodi si delinea un villain specifico con una ben congeniata trama verticale sviluppata nel corso delle varie puntate.
Più un thriller che un poliziesco.

La prima parte della stagione però sembra funzionare meglio della seconda, a seguito del midseason infatti la serie sembra perdere un po’ la bussola, come se sceneggiatori e showrunner si fossero preparati per una miniserie da 11 episodi e all’improvviso il network avesse comunicato loro di dover allungare fino a 22 (ironicamente questo è stato il fato della prima stagione).

Comunque anche senza una trama verticale ben definita, la serie si mantiene su buoni livelli grazie a personaggi accattivanti e mini trame ben congegnate.

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Ma per quanto possano esserci dei miglioramenti, stiamo pur sempre parlando della città di Batman, uno degli universi più amati e sfruttati nel mondo dei supereroi e se c’è una cosa che gli affezionati fan amano del cavaliere oscuro sono i suoi antagonisti, i villain.

Questa stagione mantiene le promesse che erano state fatte all’inizio della prima serie (poi leggermente sbiadite) mettendo al centro dei riflettori i criminali che vivono in questa oscura città.

Fatta fuori Fish Mooney (alla fine della scorsa stagione) e messo da parte un po’ Oswald Cobblepot (uno dei personaggi meglio riusciti della scorsa serie, interpretato da Robin Lord Taylor) si dedica molto più spazio a Edward Nigma (un perfetto Cory Michael Smith) e alla giovane Selina Kyle (Camren Bicondova, giovane attrice che si è fatta carico del retaggio di Michelle Pfeiffer sia caratterialmente ma soprattutto fisicamente).

Il primo finalmente abbraccia il suo lato più malvagio accentuando il suo essere sopra le righe, la seconda non subisce grosse evoluzioni ma si conferma uno dei personaggi più solidi e versatili dell’intera serie.

Ma sono molte anche le new entry a partire da Theo Galavan (James Frain), il dottor Hugo Strange (interpretato da uno squisito BD Wong, perfettamente a suo agio col personaggio) e i già citati Mr.Freeze e Firefly. Ma nel corso della serie saranno molti i personaggi pittoreschi che faranno la loro comparsa, grazie anche a dei furbi espedienti narrativi tra cui l’Arkham Asylum, da sempre fonte di grandi problemi per la città di Gotham.

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Non solo cattivi ovviamente, il nostro amato Jim Gordon rimane il protagonista della serie e al centro di quasi tutte le trame costruite. Benjamin McKenzie sembra aver preso molto sul serio il ruolo del futuro commissario del GCPD, in questa stagione il suo personaggio tirerà fuori nuove sfaccettature e uno spirito più tormentato che lo porterà pian piano ad abbandonare le vesti di cavaliere senza macchia a causa dei mille problemi che si troverà ad affrontare (sia personali che professionali).

Al centro della trama anche il giovane Bruce Wayne, personaggio che per quanto sia in fase di miglioramento rispetto alla prima stagione, farebbe meglio a rimanere in panchina per un po’ di tempo per non rischiare un eccessiva sospensione dell’incredulità (com’è possibile che il rampollo della famiglia Wayne sia coinvolto in ogni più piccolo crimine di Gotham e che nessuno si ponga delle domande? Neanche fosse il detective Conan).

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Gotham torna con una seconda stagione più affascinante e intelligente della precedente. Liberata finalmente dalle catene della fedeltà al fumetto che ne limitavano la creatività, la serie offre storie degne del mito batmaniano mantenendo le proprie atmosfere thriller/poliziesche e presentando la propria versione della rouge gallery più famosa dei fumetti.

Una parata di affascinanti freaks che, visto l’enorme potenziale artistico, vengono messi immediatamente al centro dei riflettori tanto da denominare le due parti della stagione rispettivamente “Rise of the Villain” e “Wrath of the Villain” facendo così di Gotham una serie cosciente del proprio potenziale e finalmente pronta ad esplodere.

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