Recensione – Il Trono di Spade 6×05: The Door

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“Hold the door”.

Come tutti gli episodi della serie, anche The Door ha una durata di circa 60 minuti. Eppure, durante la visione, ho avuto l’impressione che fossero passati cinque minuti … nonostante accadano così tante cose, e di così tanta importanza, che a pensarci bene l’episodio sarebbe potuto durare anche quattro ore.

Dopo gli eventi ad Approdo del Re visti in Book of the Stranger, il quinto episodio della sesta stagione de Il Trono di Spade guarda a Nord. Molto a Nord.

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Assistiamo all’incontro fra lady Sansa e Petyr Baelish: Ditocorto, armato di tutta la sua sfrontatezza, si è recato alla Barriera per informare Sansa che la Valle di Arryn è pronta a combattere per lei contro i Bolton, e schierarsi al fianco di Jon Snow nella guerra per riconquistare Grande Inverno che si prospetta all’orizzonte.

Sansa si dimostra molto cambiata dalla ragazzina viziata dei bei tempi che furono: la vita è stata dura con lei, forse più di quanto lo sia stata con gli altri figli di Ned Stark, e dalle sue tragedie Sansa è stata temprata. Eppure, l’abilità dialettica di Lord Baelish è più affilata delle lame degli Estranei e, sebbene non abbia ottenuto il perdono di Sansa, in un certo senso è lui ad uscire vincitore dal confronto.

Infatti, informerà la bella lady che il Pesce Nero, lo zio della sua defunta madre, ha riconquistato Delta delle Acque e sarà sicuramente disposto a combattere per lei e per Grande Inverno. E poco dopo sarà proprio Sansa a girare l’informazione a Jon, prima che il gruppo, sul piede di guerra, lasci il Castello Nero. Considerato quello che accade oltre la Barriera, però, credo che torneremo a sentir parlare molto presto dei Guerrieri della Notte, adesso guidati dall’amico Edd.

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Molto interessante anche la sequenza ambientata a Meereen. Tyrion e Varys, che stanno amministrando la città libera nell’attesa del ritorno di Daenerys, hanno la bella pensata di utilizzare i predicatori di strada per fare propaganda e rassicurare la brava gente di Meereen che la loro regina li ha salvati per sempre dagli Schiavisti.

E così, il piccolo grande Lannister e l’intrigante eunuco fanno la conoscenza di Kinvara, una sacerdotessa rossa serva di quel Signore della Luce di cui tanto abbiamo sentito parlare lady Melisandre. In bellezza la nuova sacerdotessa non è certo da meno, ma mentre Melisandre è convinta che sia Jon Snow il prescelto per fermare gli Estranei, questa Kinvara è certa che il ruolo spetta a Daenerys, Madre dei Draghi. La qual cosa è molto interessante, dato stiamo tutti aspettando uno scontro fuoco-ghiaccio (non per niente la saga originale è intitolata Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco), e chi meglio dei draghi di Daenerys per scacciare i mostri del freddo?

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Alle Isole di Ferro è Euron a trionfare all’Acclamazione di Re, succedendo quindi al fratello che lui stesso ha provveduto ad uccidere. A nulla sono serviti gli sforzi di Theon per far eleggere sua sorella Asha come prima regina del Trono del Mare, e adesso i due figli di Balon Greyjoy sono fuggitivi, braccati dagli uomini di loro zio: interessante scoprire il piano di Euron, intenzionato a sposare Daenerys e donarle la sua flotta, per conquistare insieme il continente occidentale.

Molto commovente la sequenza a Vaes Dothrak, durante la quale Jorah confessa a Daenerys e la malattia che lo ha contagiato e il suo eterno amore. L’ultima dei Targaryen, quasi in lacrime, finalmente lo perdona e lo ringrazia per essere tornato da lei e per averla liberata, e gli ordina di trovare una cura perché avrà bisogno di lui e dei suoi consigli per regnare su Westeros. La scena è impreziosita anche da una fotografia e una scelta delle luci perfette, che hanno saputo evidenziare ad hoc la bellezza di Emilia Clarke.

Bella anche la scena dedicata ad Arya, che oltre a offrirci un ripasso sulla storia recente di Westeros in salsa goliardica-teatrale (con primi piani su seni e peni), ci ricorda i tormenti della giovane Stark, che nonostante quello che continua a ripetere a se stessa non sembra per niente convinta di diventare nessuno e unirsi per sempre alla Casa Del Bianco e Del Nero, concedendo anima e corpo al culto del Dio dai Mille Volti.

Ancora una volta spetta ai flashback rivelare antichi segreti sorprendenti.

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Grazie al potere del Corvo con Tre Occhi, infatti, Bran scopre che sono stati nientemeno che i Figli della Foresta a creare gli Estranei. Il motivo? Difendersi dagli attacchi sanguinari degli uomini, che come al solito volevano conquistare e depredare e nel farlo stavano sterminando questa antica e magica stirpe, sradicando nel frattempo gli alberi-diga degli antichi dei (gli stessi venerati dagli Stark).

E in un flashforward – anche se capiamo che si tratta del futuro solo alla fine – Bran si ritrova al cospetto dell’esercito degli Estranei e al Re della Notte, che gli imprime il suo marchio sul braccio. A quel punto Bran si sveglia, ma il suo maestro lo informa che il marchio non può essere rimosso e che è solo questione di tempo prima che gli Estranei lo trovino. Bran deve andarsene, ma non solo: deve diventare il nuovo Corvo con Tre Occhi.

A questo punto l’adrenalina ci ribolle nelle vene e il regista Jack Bender (espertissimo director già visto numerose volte all’opera su Lost) dirige una delle sequenze più belle dell’intera saga, che tramite un montaggio alternato prosegue su due diversi piani temporali.

Mentre Bran sta completando il suo addestramento e, addormentato, assiste ad una visione su Grande Inverno e su suo padre da bambino, gli Estranei nel presente assaltano la grotta e l’unica difesa è costituita da Meera e i Figli della Foresta.

Ci sarebbero parecchie considerazioni da fare, perché sono tante le informazioni che si ricavano dalla scena finale di The Door: con la morte del Corvo con Tre Occhi, adesso Bran non ha più un mentore, e dovrà imparare ad affrontare gli Estranei da solo (sono definitivamente finite le sequenze flashback, dunque, o il giovane Stark è in grado di esplorare il passato da solo, e soprattutto senza toccare le radici dell’albero-diga? Vedremo.); Spettro è rimasto l’ultimo meta-lupo in vita, visto che Estate si sacrifica per permettere a Meera e Bran di fuggire; così come si estinguono definitivamente i Figli della Foresta, ai quali spetta la stessa sorte del meta-lupo.

Ma ancora, è possibile che la storia sia un loop? Hodor è diventato Hodor per colpa di Bran, quando Bran non era ancora nato. Al di là dell’assonanza “Hodor-Hold the Door” (sarà interessante vedere come verrà resa la frase nella versione doppiata in italiano), è da sottolineare quanto struggente sia la dipartita di un personaggio meno che secondario. Ancora una volta, Il Trono di Spade ci dimostra quanto sia molto più efficace eliminare i buoni, possibilmente nel modo più spietato possibile, per rendere la narrazione imprevedibile e avvincente.

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2 Commenti

  1. Ottima recensione!Però mi sfugge una cosa: Hodor come ha fatto a diventare “traumatizzato” per tutta la vita se Bran non era ancora nato?Ho capito che Bran ha viaggiato nel tempo,ma se non era ancora nato come ha fatto a influenzare Willys?Grazie!

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