Comics World N. 11: Troppi Incroci?

Pubblicato il 10 Maggio 2011 alle 12:00

Parliamoci chiaro; le case editrici di fumetti (e non solo quelle) hanno un unico obiettivo: la vendita. Inutile parlare di creatività, passione o ispirazione. Non intendo affermare che tali elementi non contino; ma sono sempre e comunque secondari rispetto al business. E non c’è da scandalizzarsi, poiché se un’etichetta non ha un buon fatturato, chiude i battenti e amen. E’ pur vero, però, che spesso si ricorre a mezzi piuttosto discutibili per vendere comics.

Rimanendo in ambito Marvel e DC (ma il discorso, ovviamente, si potrebbe ampliare), i trucchi per arrivare alla fine dell’anno con il totale a pareggio sono molteplici. Ma alcuni, però, li ho sempre trovati irritanti: per esempio, la moda (anche se in declino) delle numerose cover di un numero, realizzate da diversi cartoonists; gli inediti inseriti in ristampe che magari constano di poche pagine; la voga dei sequel che spesso sono meri pretesti per sfruttare il nome di un personaggio o di un eroe leggendario (DK2 di Miller ben si presta al contesto e peraltro condivido in pieno ciò che ha scritto Federico ‘Fox’ Foglietta che, stavolta, non mi ha letto nel pensiero!). Queste furberie mi paiono tentativi meschini di spillare soldi ai lettori.

Poi esistono metodi più sofisticati e uno di questi è il crossover, croce e delizia dei fans dei comic-books made in Usa. Si fa iniziare una storia in un episodio di un determinato eroe; per poi farla proseguire in quella di un altro character e così via. A volte si utilizzano gli annual dei singoli mensili. In altri casi, si crea una miniserie apposita, con la trama portante dell’evento, e mese dopo mese svariate testate si collegano alla mini, tramite i cosiddetti tie-in.

Alcuni lettori hanno spesso deprecato questa tendenza che, in certe occasioni, ha assunto, oggettivamente, dimensioni esagerate. Altri, invece, l’apprezzano. Fermo restando che, ovviamente, nessun lettore è obbligato a seguire un crossover, mi chiedo: gli incroci, a parte le dinamiche di mercato, hanno un senso?

Confesso di essere combattuto al riguardo. Dal punto di vista narrativo, considerando che Marvel e DC sono dotate di rispettivi universi, con personaggi che condividono la medesima ambientazione, la risposta dovrebbe essere affermativa. Già Stan Lee faceva incontrare Uomo Ragno, Fantastici 4 e compagnia e ciò che accadeva in un episodio di Hulk poteva, per esempio, influenzarne uno di Iron Man; perciò, il crossover, che è in fondo l’evoluzione e l’estremizzazione del team-up, non è di per sé assurdo.

Ma è pure innegabile che certi crossover, se gestiti male, risultano confusionari, dispersivi e, se si dovesse seguire ogni capitolo con tutti gli innumerevoli tie-in, anche fastidiosi (quante volte ho letto episodi collegati a un crossover che, in linea di massima, non presentavano nulla di rilevante ai fini della comprensione della saga?) e si riducono, di fatto, a un subdolo trucco per fregare soldi al malcapitato che ci casca.

Aggiungerei, comunque, che è fondamentale la qualità della trama di un singolo crossover e la maniera in cui viene impostato. Ricordo, per esempio, che Atlantis Attack! e Acts of Vengeance della Marvel risultarono demenziali e illeggibili. E non parliamo di quell’accozzaglia di trovate senza senso che è stata la più recente Secret Invasion (parere personale, intendiamoci).

Tuttavia, nel caso di Blackest Night della DC, le cose hanno funzionato decisamente meglio, forse perché Geoff Jones e soci si sono sforzati, riuscendoci, di realizzare qualcosa di sensato che non era esclusivamente una scusa per fare interagire tra loro i vari eroi del DC Universe. Tuttavia, in generale, i crossover mi lasciano freddo.

Sono diventati una specie di festa comandata: ogni anno, durante l’estate o in autunno, possiamo aspettarci dalla Marvel un deflagrante X-Evento e dalla DC qualcosa imperniato ora su Batman, ora su Superman o su Green Lantern eccetera eccetera. Se i primissimi crossover davano la sensazione dell’eccezionalità, di veri e propri eventi epocali, adesso mi sanno di routine, anche se realizzati egregiamente. Ma, come ho già avuto modo di scrivere in un’altra puntata, può darsi che sia io l’incontentabile. A voi la parola.

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