Controcorrente n°9 – Attese trepidanti & terribili delusioni

Pubblicato il 29 Aprile 2011 alle 12:32

Non sapevo se dedicare un numero di Controcorrente a questo argomento.
In primo luogo perché è sicuramente un aspetto strettamente personale e non tutti reagiscono alla stessa maniera. Il secondo motivo è perché ognuno di noi ha un suo senso di concetto estetico e gusto personale che lo porta a leggere e apprezzare ciò che desidera.
Di cosa sto parlando? Semplice, mi riferisco all’attesa che si crea intorno ad un determinato fumetto scritto da autori di grido e che puntualmente si rivela una delusione terrificante.

Mi reputo un affamato di notizie e quelle inerenti il mondo delle tavole disegnate fanno parte della mia personale rassegna stampa quotidiana quando navigo nel Web.
Ebbene, un determinato giorno leggi l’annuncio ufficiale che due dei tuoi autori preferiti sono al lavoro su di un progetto in comune e che quest’ultimo sarà sicuramente un evento irrinunciabile.
Passano i mesi, le notizie e i rumors sull’argomento sono sempre più frequenti, la preparazione mediatica per l’albo è imponente, ormai conosci quasi tutti i dettagli che sono trapelati, eviti gli articoli che potrebbero contenere disgraziati spoiler e finalmente, dopo un’estenuante attesa di mesi e mesi, hai in mano il volume tanto desiderato.

Lo acquisti con una certa premura, lo leggi attentamente, sfogli le sue pagine con avidità e puntualmente, come per magia, il volume si rivela di una pochezza disarmante, una scatola vuota ma ben confezionata, che è servito solo per far soldi a spese delle tue povere tasche.

Di esempi in tal senso ne potrei citare un discreto numero, ma in questa sede mi limito a segnalare due storie, diverse tra loro, ma che le accomuna la mia tremenda delusione appena ne ho terminato la lettura.
Mi riferisco a The Dark knight strikes again e X-Men: Ragazze in fuga.

DK2 esce quindici anni dopo il suo famoso primo capitolo. Visto quello che è stato per i comics il primo Dark knight di Miller, come fai a non interessarti al suo sequel sapendo inoltre che sarà scritto e disegnato dallo stesso Miller?
Ebbene, dopo la lunga attesa, DK2 si è rivelato un flop stilistico disarmante. Un Miller cosi stanco e privo di idee forse non l’avevo mai letto. Cosa aggiunge DK2 alla grandiosa prima miniserie?

Nulla. Il primo Cavaliere Oscuro era decisamente più vivo rispetto al personaggio che si limita a fare il terrorista cattivo nel secondo capitolo. Ma le idee innovative di Miller dove sono finite? Cosa aggiunge DK2 al mondo di Batman se non cose che sanno di già visto? Vogliamo parlare anche dell’aspetto grafico di DK2? No, meglio di no. Sarei veramente impietoso.

Passando al secondo esempio e dopo un tam tam mediatico importante, le mie personali aspettative per Ragazze in fuga erano elevate per tanti motivi. Il primo porta il nome di Chris Claremont, scrittore e padre degli X-Men moderni portati al successo con trame superlative per oltre venti anni, il secondo è Milo Manara, famoso per le sue donnine che hanno influenzato generazioni di disegnatori superstar anche d’oltreoceano.
Ebbene, anche Ragazze in fuga si riduce ad una storiella vuota, piena di azione, fatta su misura per le doti artistiche di Manara, il quale non riesce nemmeno a dare il meglio di sé.

Il più grande difetto del volume è la difficoltà di riconoscere i personaggi della storia, quelle X-Girl che Claremont ha scolpito nella carta di tante storie passate qui faticano ad emergere. Manara, dal canto suo, tende a disegnare le figure femminili come al solito sinuose, sexy e sensuali ma troppo fin simili tra loro.

Dopo questi due piccoli esempi spero di aver spiegato adeguatamente il personale  senso di disagio che provo dopo letture di questo calibro.

Considerando l’attesa dell’evento e le alte aspettative riposte, queste due opere non sono altro che grosse occasioni mancate per i lettori ma galline dalle uova d’oro indiscutibili per le rispettive case editrici che, appena hanno fiutato l’affare, si sono gettate nei rispettivi progetti utilizzando e sfruttando appieno tutta la comunicazione a loro disposizione.

Personalmente sono stanco di quegli autori che utilizzano il loro successo, il loro talento e la loro visibilità per coprire con un dito la loro misera stanchezza di idee.
Sono stanco anche di quelle persone che si rifiutano di vedere questa stanchezza e non osano mai criticare il loro autore preferito.
Sicuramente questo sarà l’argomento di un prossimo numero di Controcorrente.

Un brindisi agli amici assenti.

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