Speciale Revenant – la performance degli attori

Pubblicato il 21 Gennaio 2016 alle 12:00

Il film di Alejandro Iñarritu, candidato a 12 Academy Awards, oltre a vantare la sublime perfezione della fotografia di Lubezki gode delle interpretazioni magistrali di due grandi attori, Leonardo di Caprio e Tom Hardy, entrambi candidati al premio Oscar come Miglior Attore e Migliore Attore Non Protagonista. Ed entrambe le performance meriterebbero la vittoria.

Girato a Calgary, nella Columbia Britannica, Revenant è stato un viaggio impervio e faticoso per tutti quanti: basti pensare che le riprese, iniziate nel settembre 2014, si sono protratte per ben otto mesi fino al maggio del 2015, perché la debole condizione umana – alla cui base ci sono acqua, carne ed ossa, tutti elementi che tendono al congelamento – permetteva pochissime ore di lavoro nell’arco di quelle giornate così fredde, trascorse in luoghi così remoti.

La decisione di Alejandro Iñarritu di girare solo ed esclusivamente servendosi di luce naturale, poi, ha sì permesso al 2 volte Premio Oscar per la Fotografia Emmanuel Lubezki – storico collaboratore di Terrence Malick, altro che di potenza visiva ne sa qualcosa – di impregnare ogni singolo fotogramma di immagini abbaglianti di paesaggi incontaminati, ma ha anche ridotto di molto la finestra temporale fra il primo e l’ultimo ciak della giornata.

Pensate: solo per raggiungerle quelle valli, quei boschi, quei fiumi, passavano almeno otto ore.  Otto giri completi di orologio durante i quali la temperatura andava abbassandosi lentamente, ma drasticamente ed inesorabilmente. E una volta raggiunte quelle valli, quei boschi, quei fiumi, solo allora iniziava il difficile.

E il difficile l’hanno fatto Leonardo di Caprio e Tom Hardy.

30, 40 gradi sottozero, dove perfino le attrezzature, a detta dello stesso Lubezki, sono ghiacciate una volta, di Caprio e Hardy hanno spremuto i propri corpi e le proprie essenze riversando nei loro personaggi ogni grammo di forza.

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Il personaggio di Tom Hardy, incarnazione dell’avarizia che spinge gli uomini agli atti più deplorevoli, è dotato di una spietatezza unica, che però non viene dall’anima ma dall’educazione: essendo l’uomo il frutto della natura non può essere intrinsecamente malvagio, ma diventa malvagio quando viene corrotto da sé stesso.

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