Blast vol. 3 – A capofitto: cronaca di un reietto – RECENSIONE

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Ritorna Blast con il terzo volume dal titolo “A capofitto” del francese Manu Larcenet, un’opera che dirà ancor di più sul mondo contorto vissuto dal protagonista Polza Mancini.

Non è stato certo un caso se Blast è stato eletto sulle pagine de “Il Fatto Quotidiano” come miglior fumetto del 2015; la forza di quest’opera – divisa in quattro parti – la si può ricercare in diversi fattori. Primo: una narrazione mai banale né scontata che lascia il lettore incollato alla pagina, secondo: i contorni che l’autore disegna intorno a Polza Mancini e che ci fanno (almeno in parte) immedesimare nella figura dell’obeso protagonista e terzo: uno stile di disegno che si avvicina parecchio alla parola “perfezione”.

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Sono questi i tre elementi principali che fanno di Blast un’opera nella quale ci si deve, prima o poi, imbattere.

Dopo i primi due volumi dell’opera (Grassa Carcassa e L’apocalisse secondo San Jacky), il francese Manu Larcenet ritorna con il terzo libro “A capofitto”. Il fumetto si apre con un interrogatorio in stile film poliziesco/noir; due agenti interrogano Polza, accusato di aver ucciso la giovane Carole Oudinot. I due indagano non tanto sul fatto se Polza sia davvero l’assassino, quanto sul movente che ha scatenato l’efferato crimine.

Tutto il fumetto si snoda intorno ai ricordi vissuti dall’uomo: il Blast (una sorta di droga allucinogena), le giornate trascorse nell’ospedale psichiatrico, le violenze subite nel bosco e l’incontro con Ronald e Carole. Sono queste le tappe affrontate dal protagonista, un uomo che incarna al meglio l’idea stessa di reietto; egli è al tempo stesso vittima e carnefice, vive sulla sua pelle mali sia fisici che mentali; il solo fatto di essere così grasso lo rende il primo tra gli esclusi. L’unico momento in cui vien fuori la sua anima umana è quando è accolto in casa da Ronald (anch’egli ha vissuto con Polza l’anonimato dell’ospedale psichiatrico) e da sua figlia Carole.

È questo il micro-cosmo disegnato e narrato da Larcenet, un universo visto dagli occhi di chi, come Polza, deve lottare ogni giorno contro i proprio demoni. Personaggi come lui vivono costantemente in un limbo dal quale la via di fuga è rappresentata da droga, alcool e morte.

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Pochi punti deboli (anzi quasi nessuno) per il terzo volume di Blast; lavoro che avvicina ancor di più l’autore Manu Larcenet all’olimpo dei più grandi.

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1 commento

  1. Bella recensione ma di qui a dire che è un capolavoro ce ne passa . Ci sono storie raccontate da Polza che sono ripetute e molto simili a quelle già raccontate nei precedenti volumi . Nella parte finale racconta qualcosa di diverso con la sua presunta storia d’amore ma per le precedenti 200 pagine tutto già visto , tutto già raccontato . E i disegni? possono piacere ma a me non dicono nulla . tavole confuse ,adatte certo per il tipo di storia , ma a volte sono non allucinate (ti il mitico sienkiewicz) sono proprio confusionarie . alla fine del 4° volume ,che ho letto anche volentieri, sono andato dal mio edicolante e ho venduto tutto (il finale è scontatissimo)molto meglio lo scontro quotidiano.

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