The Visit – Recensione

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La quindicenne Rebecca e suo fratello, il tredicenne Tyler, vanno a trascorrere una settimana in Pennsylvania dai loro nonni materni che non hanno mai conosciuto. Paula, la madre dei due ragazzi, non parla infatti coi genitori da anni a causa di una vecchia lite. Girando un documentario della loro visita, Rebecca e Tyler scoprono alcuni atteggiamenti inquietanti dei due anziani coniugi.

The Visit - ITA

M. Night Shyamalan continua coi suoi tentativi di ritrovare la strada giusta dopo la parabola discendente che ha toccato il punto più basso con L’Ultimo Dominatore dell’Aria e After Earth. Ha deciso quindi di cimentarsi con un mockumentary horror, l’ennesimo Paranormal Activity di cui non si sentiva il bisogno e che esce in un momento in cui il genere sembra ormai alla frutta. Visti gli ultimi flop, il regista è voluto andare sul sicuro con un’operazione low-budget tarata PG-13 per portare al cinema anche il pubblico dei teenager.

Gli attori ce la mettono tutta, a cominciare dai due talentuosi e giovanissimi protagonisti, la deliziosa Olivia DeJonge e il divertente Ed Oxenbould come pure Peter McRobbie e Deanna Dunagan che riescono a trasmettere bene la follia dei due nonni. Il mistero che regge la storia però è facilmente prevedibile. Se nel giro di mezz’ora viene trovato un pretesto per fare in modo che la madre dei due ragazzi non possa vedere i nonni, se si nomina in continuazione un’ospedale e si tira in causa una forma di demenza, non ci vuole un genio per capire cosa stia succedendo.

L’utilizzo delle telecamere a mano è poco credibile con i due ragazzini che continuano a riprendere qualsiasi cosa succeda come se fosse la cosa più importante da fare. Anche quando le telecamere cadono a terra, guarda un po’, si trovano sempre nella posizione per inquadrare tutto quello che accade con la giusta angolazione.

Il film concede ben pochi spaventi a meno che non sia sufficiente un’anziana che strilla, corre in giro carponi e gratta contro le porte completamente nuda per far saltare il pubblico dalla sedia. Se è vero che l’opera è venata da una certa dose di ironia che sbeffeggia gli stilemi del genere è altresì vero che alcuni momenti che vorrebbero essere davvero terrificanti scadono nel ridicolo involontario. Quel paio di sequenze cruente che si trovano nel finale vengono lasciate fuoricampo a causa del PG-13.

Non è un film di Shyamalan se non c’è una tematica da sviluppare, in questo caso il rancore che porta all’assenza di comunicazione. Così, se il risentimento di Paula verso i suoi genitori è alla base dell’incubo in cui sprofondano i suoi figli, gli stessi Rebecca e Tyler provano rancore verso il padre che li ha lasciati. Ma tutto diventa fin troppo didascalico nell’epilogo che punta anche alla lacrima facile.

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