Intervistato da Variety, il Craig Zobel ha parlato della sfida di riportare in vita Kevin, la visione di Lindelof su ciò che c’è dopo la vita e cosa accadrà nel futuro della serie.

“Ero molto spaventato e teso” risponde il regista quando gli viene chiesto come si sentiva prima di iniziare le riprese per International Assassin. “Avevo già diretto il sesto episodio della seconda stagione, e mi ero sentito fortunato e molto orgoglioso di come era venuto fuori. Quello che abbiamo fatto è stato davvero bello, e non ero spaventato durante quell’episodio. Mi sentivo a mio agio. Ma l’episodio 8 è letteralmente unico ed ero un tantino intimorito dalla sua portata.”

Zobel ha poi parlato della sceneggiatura di Damon Lindelof.

“Stava scrivendo questo episodio mentre io giravo il sesto. L’idea generale non è mai cambiata, ma ho collaborato al processo di creazione. Sono entrata nell’ufficio in cui scriveva e c’erano un sacco di versioni differenti, un sacco di idee diverse sul come rendere questo incredibilmente realistico mondo ultraterreno.  Sapevo che era importante per lui realizzarlo nel modo giusto, e sapevo che sarebbe stato un po’ inquietante ma è impossibile negare quanto sia la sua storia sia meravigliosa.”

“E’ per questo che amo Damon e il suo lavoro. E’ in grado di articolare l’essenza dello show in un modo splendido. La serie parla della perdita, ma anche delle tante emozioni che la accompagnano e come queste cambino a seconda di ogni individuo, e soprattutto del modo diverso in cui le emozioni si manifestano. Parla di come gli esseri umani reagiscono alla perdita. Abbiamo discusso molto sui punti in cui era necessario andare incontro agli spettatori, dove avrebbero capito cosa stava succedendo o dove avremmo dovuto fornire delle spiegazioni.

Gli viene domandato qual è stata la parte più difficile per lui come regista.

“Per me l’idea stessa era una sfida. Voglio dire, il pubblico aveva visto Kevin morire! Era morto. E all’inizio di questo episodio la prima cosa che vedono è Kevin, vivo e vegeto, e allora si chiederanno “E’ tutto nella sua testa? O sta succedendo davvero?

“Amavo l’idea che fosse come nei film di Jason Bourne. (Nessuno me l’ha mai chiesto prima, ma sarei perfettamente in grado di dirigere un film di spionaggio). La sfida è stata confondere il pubblico senza mandarlo completamente fuori di testa.  Damon sapeva perfettamente fin dove potevamo spingerci senza lasciare che ciò accadesse. Mi sono lasciato ispirare dal film di Tom Twyker, “The International”, ma poi verso la sua metà l’episodio cambia drasticamente ed è pieno di queste cose fantastiche e strane. Ho cercato di assicurarmi che non fosse troppo per il pubblico.

L’episodio contiene un chiaro riferimento al fiume Stige, che secondo la mitologia Greca è il fiume che separa il mondo dei vivi da quello dei morti. Patty e Kevin lo attraversano, ed ecco il commento del regista:

“Passare dall’hotel alla scena nel pozzo sarebbe stato troppo caotico, perché da film di spionaggio l’episodio diventa surreale. Avevamo bisogno di una scena di transizione e Damon ha pensato a tutti quei piccoli falò sul ponte e all’uomo misterioso con la corda. Mi auguro che funzioni.”

“Il fatto che fosse intrappolato nell’hotel e poi se n’è potuto andare su un auto è molto semplice. Era intrappolato in quell’edificio solo fino a che ha deciso di lasciarlo, e a quel punto non era più obbligato a rimanerci. Sapeva che aveva uno scopo, una missione, e quella missione era andarsene dall’hotel perché doveva fare qualcosa da un’altra parte. E a quel punto il mondo gli si è aperto davanti, ed è giunto a quel ponte.”

“Inoltre c’è la cosa del bere o non bere l’acqua. Gli altri ospiti dell’hotel sembrano contenti di trovarsi lì, ma tutto dipende da quanto tempo hai passato in quel mondo. Bere l’acqua di quel mondo significa sradicare i ricordi della tua vita precedente. Per questo Virgil, durante il secondo incontro, non ricorda di conoscere Kevin. Ma l’acqua è un simbolo, come abbiamo visto nel primo episodio della seconda stagione. Non saprei proprio dirti cosa è reale e cosa fa parte dell’immaginazione di Kevin. Fa tutto parte di un mito più grande.”

L’ultima domanda riguarda l’uomo sul ponte. Scopriremo mai cosa ha sussurrato a Kevin?

“Chi lo sa. Forse gli ha detto ….”.

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