Inizia il conto alla rovescia per il finale di stagione.

I repentini ed improvvisi cambi di situazioni, location e personaggi che stanno rendendo questa seconda stagione così fresca ed originale tornano anche in Lens, sesto episodio di The Leftovers 2. Una puntata molto significativa, e punto di svolta cruciale per la serie. Durante i sessanta minuti di programmazione accadono molte cose: alcune stupende, altre terribili, ma tutte estremamente affascinanti.

Come capiamo che una serie televisiva è eccezionale?

Dalla regia? Dalla sceneggiatura? Dalla fotografia? Magari dagli attori? Non solo.

Una serie è eccezionale quando sa prendersi dei rischi (The Leftovers lo ha fatto più volte), ma lo è ancora di più quando sa introdurre nuovi personaggi senza concentrarsi esclusivamente su di loro per interi episodi (capito, The Walking Dead?)

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E’ il caso di Lens, episodio del quale solo all’apparenza Nora Durst è la protagonista: la produzione sfrutta il dramma di Nora (che, nonostante i suoi sforzi e nonostante faccia di tutto per far credere di aver superato il suo dolore, sta ancora combattendo per farlo) per focalizzarsi sull’unico nuovo personaggio che ancora aveva bisogno di essere analizzato più nel dettaglio: Erika Murphy.

Tutti sappiamo che Carrie Coon è un’attrice fantastica, che ha spezzato parecchi cuori durante la prima stagione dello show, in una delle tante scene drammatiche che la vedevano protagonista e che ce l’hanno fatta amare. In questo episodio la presenza della Coon è bilanciata alla perfezione da un’altra grande attrice, quella Regina King che ha il difficile compito di portare su schermo un personaggio molto simile a quello di Nora Durst, ma comunque ben differenziato.

Le due hanno un atteggiamento molto diverso rispetto alle orribili cose che stanno succedendo nella loro vita. Sono, se vogliamo, due lati della stessa medaglia. E il confronto fra le due, in una delle scene finali, durante il quale ci viene rivelato il pensiero di Erika, è uno dei momenti non solo più toccanti dell’episodio, ma anche fra i più significativi ed emblematici per comprendere questi personaggi.

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Erika (anche un po’ egoisticamente, ma se questa serie ha un messaggio da diffondere è che ognuno di noi, di fronte al dolore, deve reagire come meglio crede) si addossa la colpa per la scomparsa di sua figlia, guardando alla tragedia dal punto di vista “soprannaturale”. Nora, che questa parola non vuole neanche sentirla per sbaglio, prova a convincerla che le cose brutte che capitano nel mondo capitano senza una ragione. E i due punti di vista si scontrano in una scena ricca di pathos ed emozioni, scritta benissimo, diretta magnificamente e interpretata alla perfezione dalle due attrici.

Se questo fosse stato un qualsiasi altro show (coff, coff, The Walking Dead, coff, coff, Morgan, coff, coff) si sarebbe preso un intero episodio per farci conoscere il punto di vista di Erika. E invece le sue vicende vengono mescolate insieme a quelle degli altri, senza dare modo alla storia di impantanarsi e rallentare.

Scopriamo che c’è una teoria, la teoria delle Lenti (da qui il titolo dell’episodio), secondo la quale alcune persone proiettano raggi uv causando la Sparizione di chi gli sta intorno. Secondo alcuni scienziati (piuttosto invadenti) Nora sarebbe una di queste persone: prima i figli e il marito, poi, la stessa notte in cui si è trasferita a Miracle, Evie e le sue amiche.

Si parla anche di Azrael (nell’Islam, l’angelo della morte), che potrebbe aver infettato le anime di queste persone per venire a rapire i dipartiti. Nora ovviamente rigetta queste teorie con una grassa risata, ma il punto è che Damon Lindelof sta iniziando a fare i suoi giochetti. Per la verità ha iniziato da qualche tempo, ma adesso il finale della stagione si sta avvicinando e le cose iniziano a farsi piuttosto serie.

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La questione non è mai stata “come” o “perchè” la Sparizione è avvenuta. Ai nostri protagonisti questo non è mai interessato, si sono sempre dovuti concentrare sul “cosa facciamo adesso”. Eppure, già dal primo episodio gli sceneggiatori ci avevano suggerito che equipe di scienziati di tutto il mondo avevano iniziato ad esaminare il fenomeno.

E ora si parla di teorie delle Lenti e demoni infernali. Chissà perché, ma ho la sensazione che da qui all’ultimo episodio le cose inizieranno a degenerare.

Ovviamente la succosa quantità di informazioni rivelate in questo episodio continua.

Abbiamo scoperto perché Erika seppelliva gli uccellini nei boschi, capito che Virgil fa parte della famiglia Murphy (il padre di Erika? Ma cosa ha fatto per essere odiato da tutti loro?), che Matt è stato liberato dalla gogna alla quale si era auto-destinato, e che sta dando vita ad una nuova comunità, che Tommy è scomparso dopo gli eventi narrati nel terzo episodio, e anche il perché un tizio se ne andasse in giro per la città a sgozzare capre (ottima la domanda che Erika pone a suo marito, sottolineando quanto sia stanca delle sue azioni da vigilante e quanto lo ritenga ipocrita).

Ma soprattutto, l’ultima scena. Kevin finalmente ha deciso di confessarsi con Nora, di aprirsi e rivelarle che sta perdendo la testa. Durante tutto l’episodio ci vengono lasciate delle briciole di pane (Kevin che parla da solo mentre aggiusta la parete, e Nora lo scopre, Kevin che impreca contro qualcuno che non c’è e finge di avere un crampo per giustificarsi con Nora durante un momento di intimità, Kevin che dimentica la piccola Lily sul cofano dell’auto) che conducono alla scena finale.

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Kevin spiega a Nora che vede Patti Levin, la vede in qualsiasi momento, e che questa, sebbene sia morta, gli parli di continuo. “Anche adesso?” gli domanda Nora. Si, anche durante la loro conversazione. E gli sta dicendo che non avrebbe dovuto farlo, non avrebbe dovuto rivelargli quel segreto.

E che adesso succederanno delle brutte cose.

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