L’uomo avrebbe commesso il crimine per ricreare una scena dell’amatissimo anime di Hayao Miyazaki.

A quanto pare i nostri genitori hanno sempre avuto ragione: i cartoni animati, i fumetti e sicuramente anche la diabolica musica rock (o rap, non so bene quale genere incolpino le mamme di oggi) possono renderci criminali senza scrupoli. Ormai le prove sono sotto gli occhi di tutti.

E non è solo l’intrattenimento più estremo, come nel caso dei turisti che hanno molestato donne giapponesi perché convinti dagli hentai che fosse accettabile, ad avere così nefaste conseguenze. Anche l’animazione apparentemente innocente è in grado di traviare lo spirito e portare ingenui spettatori a commettere crimini orrendi… come rubare un ombrello per ricreare il rituale di fertilità de Il mio vicino Totoro, l’anime del 1988 di Hayao Miyazaki.

totoro ombrello

Questo quanto è successo a Taiwan, dove domenica 11 ottobre un 30enne è stato fermato dalla polizia pochi secondi dopo aver rubato un ombrello da un minimarket (l’aspirante ladro, inseguito dai commessi del negozio, è incappato in un agente di pattuglia). Interrogato sul perché avesse deciso di rubare solo un ombrello da pochi spiccioli, l’uomo ha confessato di essere stato ispirato dalla scena de Il mio vicino Totoro in cui la benevola e pelosa entità fa crescere un albero in pochi secondi tenendo un ombrello in mano. Il lestofante si sarebbe così convinto che in qualche modo possedere un ombrello avrebbe migliorato la sua fortuna, aumentandola così come la danza di Totoro aumenta l’altezza dell’albero.
La fase successiva del piano dell’uomo era di portare l’ombrello in un cimitero, ma qui si interrompono i legami con Totoro (a meno che anche lui non credesse alla teoria Totoro=dio della morte).

totoro
Il volto del male.

Quale sarà il prossimo passo? Forse qualcuno cercherà di risvegliare un’antica macchina da guerra umanoide per fermare il riscaldamento globale, plagiato da Nausicaä? L’unica soluzione, chiaramente, è bandire ogni tipo di animazione, videogame, fumetto e letteratura, lasciando nelle librerie solo ricettari, manuali per l’utilizzo di macchinari idraulici e storie della Bibbia.

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