Arriva Daredevil Collection, una serie di volumi dedicati alle saghe più importanti della storia editoriale del Diavolo Rosso! E si inizia con le origini di Cornetto rivisitate da due leggende dei comics: Frank Miller e John Romita Jr.!

Se analizziamo la lunga vita editoriale del comic-book dedicato a Devil, uno dei personaggi più suggestivi e carismatici della Marvel, è facile notare che il livello qualitativo è sempre stato piuttosto alto. Negli anni sessanta Daredevil fu valorizzato da scrittori del calibro di Stan Lee, suo ideatore, Roy Thomas e Steve Gerber, tra gli altri, e i disegni furono appannaggio di artisti leggendari come Bill Everett, il papà di Namor, che illustrò il primissimo episodio, Joe Orlando, il grandissimo Wally Wood, John Romita Sr. e soprattutto il decano Gene Colan che con il suo tratto cupo e ombroso realizzò il maggior numero di storie dell’eroe cieco.

Gli anni settanta non furono da meno e sceneggiatori come Gerry Conway e Jim Shooter si concentrarono sull’aspetto noir delle vicende di Devil, avvalendosi dell’arte di Colan, di Carmine Infantino e di Gil Kane. E negli anni ottanta il rivoluzionario Frank Miller realizzò una memorabile run di indiscutibile importanza nel contesto del fumetto americano (senza considerare poi la sequenza di Born Again che meriterebbe un articolo a parte!). E dopo Miller il mensile mantenne un livello qualitativo elevato, grazie ad autori come Ann Nocenti, J.M. De Matteis, Ed Brubaker e così via.

Pure negli ultimi anni Daredevil è stato un mensile valido e Panini Comics, consapevole del materiale eccelso che lo caratterizza, ha deciso di varare Daredevil Collection, collana che presenterà le saghe migliori del Diavolo Rosso. E l’inizio è con il botto, dal momento che si tratta di Daredevil The Man Without Fear, rivisitazione cruda e realistica delle origini del drammatico eroe. Gli autori non sono di poco conto. I testi sono infatti di Frank Miller, colui che portò in Devil una maturità mai vista prima, e i disegni di John Romita Jr.

Un’opera firmata da Miller non può lasciare indifferenti. Parliamo di un autore dal talento immenso e spesso provocatorio. Le polemiche nei suoi confronti, specialmente in tempi recenti, si sono sprecate, a causa delle sue prese di posizione in ambito politico. Ma noi invece ci limiteremo a parlare di un’opera che va classificata tra i suoi esiti narrativi migliori. Miller di solito non è mai stato attento alla continuity e già nella sua run di Daredevil aveva modificato il passato di Devil. Qui compie un’operazione analoga ma più estrema.

In verità, i personaggi essenziali della saga di Devil ci sono tutti. Abbiamo il padre, Battling Jack, e il fido amico Foggy Nelson. Poi appaiono Elektra, primo grande amore della sua vita, e il perfido Kingpin che in questa nuova versione delle origini insidia già l’esistenza del nostro. Non mancano l’incidente che provoca la perdita della vista di Matt con il conseguente sviluppo del senso radar e il forte anelito alla giustizia che lo anima spingendolo a combattere il crimine. Nello stesso tempo, però, tutto è diverso e Miller segue le sue esigenze d’autore, delineando una story-line dai toni hard-boiled e noir di incredibile intensità.

Se c’è una parola che potrebbe definire Daredevil The Man Without Fear è appunto ‘intensità’. Gli avvenimenti narrati suscitano infatti emozioni forti nel lettore. Gli stessi character sono preda delle loro pulsioni emotive. Ecco perché la descrizione del selvaggio e violento rapporto sessuale tra Matt ed Elektra è lontanissima dal candore e dalla solarità presenti nello storico primo incontro del n. 168 della testata originale. La ninja presente in questo volume è sensuale, sexy e fa leva sul lato smaliziato e di certo poco ingenuo di Matt.

Lo stesso Matt, in una sequenza scioccante ambientata in un bordello, compie suo malgrado un gesto impensabile. Il Devil di Miller non è innocente. Anzi, la perdita dell’innocenza è una delle chiavi di lettura di una storia che fa dei concetti di colpa, peccato, dannazione e salvezza gli elementi portanti (si tende spesso a sottovalutare il background cattolico di Miller che invece permea buona parte della sua produzione artistica). Kingpin, dal canto suo, è intimidente perché più plausibile del gangster convenzionale concepito ai tempi di Lee e Romita Sr. e tramite lui Miller sfiora peraltro il tema agghiacciante degli abusi minorili.

Insomma, Daredevil The Man Without Fear è adulto, profondo, impreziosito da testi hard-boiled, secchi e incisivi come quelli di Chandler e Hammett, e da dialoghi efficaci. Anche John Romita Jr. fa egregiamente la sua parte. Già responsabile di splendidi episodi del Devil dell’era Nocenti, John è a suo agio nella rappresentazione dei vicoli oscuri e sporchi di Hell’s Kitchen, degli uffici di Kingpin immersi nella penombra, del college frequentato da Matt, Elektra e Foggy, ma altresì nella costruzione delle sequenze d’azione, contrassegnate da notevole dinamismo.

E non sono trascurabili i primi piani di impostazione cinematografica che rimangono impressi nella memoria: quello di Matt con gli occhi bendati dopo l’incidente, per esempio; o quello di Kingpin intento a concepire cattiverie indicibili con uno sguardo di malvagità assoluta; o quello di un tormentato Battling Jack che nella visione milleriana non è il santo descritto da Stan Lee nei gloriosi sixties. In genere uso il termine capolavoro con parsimonia e lo sapete. Stavolta, però, è impossibile non utilizzarlo per definire questa proposta Panini Comics, pubblicata in maniera impeccabile sia dal punto di vista editoriale che di stampa. L’Uomo Senza Paura è quindi un capolavoro. Non fatevelo sfuggire.

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2 Commenti

  1. Steve Gerber comincia a lavorare a DD negli anni settanta. Credo che persino quando lo leggevo da bimbo – ricordo di essere incappato nel suo Scavezzacollo sugli ultimi numeri di Devil Gigante della Editoriale Corno- ” sentivo” che x sensibilità e temi Steve era un autore anni settanta. Ho letto da qualche parte che il suo DD era bislacco o alieno ed effettivamente era molto distante da quello che nel decennio successivo , grazie a Miller e Janson, sarebbe diventato un trendsetter nel fumetto di picchiatelli in costume. Noto che la run di D.G. Chicester non è quasi mai presa in considerazione quando si parla di DD negli anni novanta. Peccato xchè era un coraggioso tentativo di non seguire a tutti i costi il solco della Nocenti come quello di quest’ultima si era allontanata da FM.
    La testata ha goduto del privilegio di poter esser terreno di sperimentazione – non vendeva quanto ragni e mutanti – e negli anni si sono avvicendati autori che lì hanno trovato la chance di uscire, non troppo – è pur sempre un fumetto mainstream che può finire nelle manine di un bimbo – dagli schemi.

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