Quanto costa produrre un anime?

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Da più parti ormai si sente dire che i soldi, nell’animazione giapponese, non bastano più. Ma quanti ne servono per realizzare 13 episodi di un anime televisivo?

I recenti casi di animazioni scadenti in prodotti d’alto profilo come Dragon Ball Super, uniti alle ultime rivelazioni sulla bassa retribuzione (e le condizioni) degli animatori e alle dichiarazioni incendiarie di veterani del settore come Hideaki Anno hanno contribuito a creare una discussione intorno al mondo degli anime.

Così, dopo che l’animatore occidentale di stanza in Giappone Thomas Romain ha riassunto l’essenza del problema in “Ci sono troppo pochi soldi per troppi prodotti”, ora altri addetti ai lavori sono usciti allo scoperto fornendo le cifre esatte: quanti soldi vengono spesi per la produzione di un anime televisivo?

Al giorno d’oggi la maggior parte delle serie animate si compone di un coeur di 13 episodi, e secondo l’animatore esperto di CG Masamune Sakaki per una serie di questa durata lo studio riceve circa 250 milioni di yen, ovvero 1.800.000 Euro. Una singola puntata di un anime medio verrebbe realizzata con 19 milioni di yen, circa 137.000 Euro.

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Shirobako, un anime sugli anime

Numeri simili a quelli forniti da altre fonti come il produttore di Shirobako Takayuki Nagatani, che per il suo anime da 24 episodi ha dichiarato di aver speso 500 milioni di yen (3.6 milioni di Euro), o l’animatore Shinji Takamatsu (Gintama, School Rumble) che ha dato la stima più bassa dei tre con 150-200 milioni di yen per 13 episodi (1 milione/1 milione e mezzo di Euro).

Tutti e tre però hanno concordato sul fatto che anche con delle cifre simili, per quanto siano giudicate basse, è difficile per i produttori rientrare dell’investimento; l’industria andrebbe quindi avanti in perdita, con le poche hit della stagione che offrono copertura (o almeno dovrebbero) ai molti prodotti che invece non ce la fanno. Secondo Takamatsu nel sistema attuale si spera di guadagnare con la vendita delle raccolte in DVD/blu-ray, ma raramente ciò avviene.

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2 Commenti

  1. In più, se ci aggiungiamo che i fansubber non fanno altro che “rubare” la serie e diffonderla gratuitamente, senza far percepire un solo centesimo di guadagno al producer giapponese (al contrario di portali come VVVVID o PopCorn TV che pagando la licenza streaming contribuiscono a offrire un minimo introito al licensor italiano e di conseguenza al produttore giapponse), ecco che si verifica la frittata!!
    E la cosa drammatica è che l’interesse del pubblico che guarda le puntate fansubbate, poi non si tramuta in reali potenziali vendite una volta che l’opera viene acquisita per il mercato italiano, anche perché c’è gente che proprio non ne vuole sapere di acquistare e rendere il minimo tributo a chi si è rotto il posteriore per realizzare un Anime, l’importante per loro è scaricare tutto abusandosene della propria connessione internet… che vergogna :(

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