L’animatore francese Thomas Romain, uno dei pochi occidentali che lavora in Giappone, svela i retroscena che causano la messa in onda di anime con un’animazione di bassa qualità. Il problema maggiore? Pochi soldi per troppi prodotti.

Dopo qualche caso recente che ha fatto scalpore come quello di Dragon Ball Super o di Sailor Moon Crystal (ma anche, come ci fanno presente i nostri lettori, le frequenti défaillance di One Piece o Saint Seiya) sempre più spesso ci si chiede perché quelli che dovrebbero essere anime di punta degli studi, con stuoli di fan in attesa dell’ultimo episodio, vengano mostrati al pubblico con un’animazione scadente, a tratti più adatta a un progetto amatoriale che a una produzione che muoverà molti soldi in DVD, blu-ray e merchandising.

sailor moon crystal confronto 4

Cercando di dare una spiegazione proprio al caso DBS l’animatore francese residente e impiegato in Giappone Thomas Romain (designer in Aria the Natural e Space Dandy) ha postato sul suo profilo twitter un breve scritto che vi traduciamo, in cui con la consapevolezza di un insider rivela i retroscena e le storture del mondo dell’animazione giapponese moderno:

PERCHÉ QUESTO EPISODIO È ANIMATO COSÌ MALE?

Alcune persone, come produttori, regista o alcuni designer e assistenti di produzione, ricevono uno stipendio durante tutto il processo di produzione di un anime, per cui la lavorazione viene accorciata il più possibile per limitarne il costo complessivo. Però molti degli animatori sono freelance. Il costo di che verrebbe dall’assumere nello studio tutti gli animatori sarebbe insostenibile. Solo uno studio ci è riuscito, lo studio Ghibli.

Ma il problema non è che gli studi sono avidi. Gli studi di animazione giapponesi sono piccole compagnie che combattono con i minuscoli budget messi a disposizione dai clienti. Non detengono i diritti delle opere. Di solito non non realizzano grossi profitti e non possono investire i loro soldi in quelle proprietà intellettuali che qualche volta creano.

I budget destinati all’animazione in Giappone sono molto bassi.
Negli anni ’60, per rendere realtà la sua folle idea di anime a cadenza settimanale, Osamu Tezuka chiese ai suoi animatori enormi sacrifici. Lavorare moltissimo per paghe bassissime.

50 anni dopo, la regola è ancora questa.

In una produzione televisiva, un animatore di solito è pagato solo 40$ per animare un cut (dal layout ai fotogrammi chiave, i key frame). Gli inbetweeners [animatori che si occupano dei disegni “di transizione” tra i key frame] ricevono 2$ per disegno. Per poter vivere del loro lavoro, gli animatori devono lavorare velocemente, e non possono permettersi di lavorare esclusivamente per un solo show. La maggior parte degli animatori sono freelance che lavorano per più studi allo stesso tempo.

Il problema è che l’industria giapponese sta producendo troppo, troppo velocemente. Non ci sono abbastanza animatori abili ed esperti in grado di supervisionare la produzione e insegnare ai più giovani.

Agli studi non resta che lavorare con animatori non troppo dotati, spesso dei dilettanti che lo fanno solo per hobby. Sono costretti anche a dare in appalto alcuni compiti a studi di altri paesi, non per contenere i costi, ma per riuscire a consegnare l’episodio in tempo.

Tutti nell’industria sono perennemente indaffarati. Specialmente il personale di talento. Ma anche animatori mediocri sono molto richiesti. Ed è probabile che nessuno si dedicherà al tuo show fino all’ultimo momento, perché sono già tutti impegnati con le loro scadenze per altre produzioni.

Nella situazione attuale, è normale sentire qualcuno parlare di “miracolo” quando un episodio viene trasmesso in tempo. A volte, l’animazione inizia solo 2 settimane prima della messa in onda e può concludersi anche poche ore prima che la puntata arrivi in tv. La qualità può anche essere scadente, ma quello che conta davvero è avere qualcosa da mostrare in TV.

[Grassetti dell’autore]

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Shirobako è un anime recente ambientato in un piccolo studio di animazione, un divertente e istruttivo “dietro le quinte”. Sul canale youtube Yamato Animation è disponibile sottotitolato in italiano.

Nella discussione in corso tra le repliche a questo tweet, Romain propone una soluzione che però, secondo lui, sarebbe applicabile solo in un mondo ideale: diminuire il numero di anime prodotti, aumentare i budget e migliorare le condizioni di lavoro (l’animatore testimonia anche di vedere sempre più giovani scoraggiati che abbandonano il mondo degli anime).

I problemi economici e le difficili condizioni lavorative degli animatori giapponesi ero stati nei mesi scorsi messi in luce dalle parole di un altro occidentale residente in Giappone e da un sondaggio tra gli addetti ai lavori promosso dal governo nipponico.

Che la “bolla” della superproduzione degli anime non sia più sostenibile lo ha espresso, molto chiaramente, anche il veterano Hideaki Anno (Neon Genesis Evangelion).

[APPROFONDIMENTO]: Che differenza c’è tra il budget di un cartoon USA come i Simpson e quello di un anime? Scopritelo  insieme a noi QUI.

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4 Commenti

  1. Potrebbe
    anche essere la solita tecnica commerciale per rivendere l’episodio
    fatto bene nei Blu-Ray, non sarebbe la prima volta. Fanno una versione
    tv scadente e con poco buget, poi migliorano o adirittura cambiano la
    scena per invogliare all’acquisto dei BD, ecco un esempio: http://img1.ak.crunchyroll.com/i/spire3/962e7fcdc34ff31eb39ca1d3a50311911430369565_full.jpg
    In
    ogni caso, nonostante questa regola valga per tutti ci sono studi con
    più buget o che riescono a cavarsela con poco, tralasciando il fatto che
    i film abbiano più fondi e vegano spesso rilasciati subito con ottima
    qualità, la Ghibli nonostante le assunzioni non è certo il miglior
    espemio di qualità anzi……gli studi Ufotable o Shaft, sono ottimi
    esempi di qualità, sopratutto la prima delle due, e se vogliamo fermarci
    a chi fa esclusivamente film, c’è chi non ha bisogno nemmeno di uno
    studio ma usando solo un piccolo staff ottiene risultati eccelsi e quel
    qualcuno è Makoto Shinkai(grande persona!).
    Alla fine basta aspettare i BD e seguire le versioni tv solo degli studi più affidabili.

  2. Ma allora com’è che produzioni come Hunter x Hunter 2011 o JoJo sono fatti come dio comanda? Quegli animatori sono scemi allora che sprecano tutto quel tempo per una paga da fame?

  3. Perché non è possibile ridurre il numero di anime prodotti? Sarebbe MOLTO meglio, e tanto sono davvero pochi gli anime che meritano tra i millemila che escono ogni anno. Attuare una selezione migliorerebbe la situazione.

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