Discorso simile può essere fatto per l’atteso reboot cinematografico dei Fantastici 4, poiché anche qui la maggior parte della platea è andata giù di giudizi negativi (sempre più assurdi) legati a questa benedettissima fedeltà al fumetto.

Le critiche che bollano la scelta di un attore di colore (il talentuoso Michael B. Jordan) per interpretare il bianco Johnny Storm/torcia umana come “un’ inutile operazione anti razzismo che in realtà risulta ancora più razzista” si dimostrano sterili, infondate, inutilmente paranoiche e ipocrite.

Eh certo, perché il colore della pelle è essenziale per il rispetto dell’essenza di un personaggio……. A parte la conformità, pensare solo per un attimo che questioni come l’apparente mancato rispetto del concetto di “famiglia” del fumetto dei Fantastici Quattro (una delle tante critiche basate solo sul trailer) o  la scelta diversa della razza di un attore possano essere decisive per la buona riuscita al cinema del film è sintomo di una mentalità che ancora non comprende che cosa determini davvero la qualità di un film e che spara a priori sentenze negative su tutto ciò che diverge dal fumetto.

Oltretutto bisogna considerare quattro premesse:

  1. il film ancora deve uscire al cinema,
  2. se date un’occhiata al suo Chronicle , saprete concedere più di una chance al regista del film Josh Trank,
  3. Se guardate anche uno solo tra film e serie tv in cui hanno recitato i quattro attori protagonisti ( Miles Teller, Michael B. Jordan , Kate Mara e Jamie Bell), capirete che non hanno scelto quattro attori  a caso,
  4. sarà molto, molto difficile fare peggio dei precedenti film dedicati al quartetto della Marvel.

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Negli ultimi anni molte trasposizioni cinematografiche hanno funzionato soprattutto per la sana passione degli addetti ai lavori, per la meticolosa cura tecnica (chi si ricorda il magnifico piano sequenza presente in Old Boy di Park Chan-Wook!?), per la loro atmosfera e il contesto temporale in cui sono usciti, per il tipo di film (live action o animazione) e,  solo in minor misura, per il mantenimento dello spirito fumettistico.

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Troppo poco spesso vengono nominati alcuni lungometraggi apprezzabili per l’estetica e la personale visione di registi e attori, tra questi ci sono: Diabolik (1968) di Mario Bava, un piccolo gioiello pop e psichedelico snobbato da critica e pubblico; The Rocketeer di Joe Johnston, ricco di stereotipi  nella sceneggiatura, ma notevole per gli effetti visivi e per la meravigliosa colonna sonora di James Horner; e Dick Tracy, scritto e diretto da Warren Beatty con il contributo musicale /attoriale di Madonna, che adatta al meglio il fumetto di Chester Gould con uno stile creativo, caricaturale, in surreale bilico tra il serio e il faceto.

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Negli anni ’90 ci sono stati film che, pur apportando le necessarie modifiche ai fumetti a cui si sono ispirati,  sono entrati nell’immaginario collettivo grazie alle interpretazioni immersive degli attori e alle atmosfere create dalla fotografia e dalla colonna sonora: è il caso di The Mask, meno cattivo rispetto all’omonimo fumetto di John Arcudi e Dough Mahnke, ma spassosissimo per merito dello “spumeggiante” Jim Carrey; e de Il Corvo, tratto dall’opera di James  O’Barr, con il compianto Brandon Lee immerso in un’atmosfera cupa e onirica, impreziosita dalle canzoni dei Cure.

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Registi particolarmente influenti come Tim Burton (Batman, Batman- il ritorno), Guillermo Del Toro (Blade 2, Hellboy, Hellboy 2 – the golden army), Sam Raimi (Spider-Man, Spider-Man 2 ) ed Edgar Wright (Scott Pilgrim vs the worldAnt-Man. aarrgh che cosa ti sei persa, Marvel!) sono riusciti a convincere i produttori ad abbandonare pretese puramente commerciali e ad assumere in pieno una perfetta direzione artistica per modellare il fumetto al proprio stile cinematografico, portando anche modifiche al materiale originale.

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Continua e si conclude nella prossima pagina…

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1 commento

  1. Un adattamento perfetto non garantisce la qualità, verissimo, ma snaturare un prodotto con una trasposizione “personale” degli autori e/o del regista che stravolgono l’opera originale ritenendosi in grado di creare un prodotto migliore non solo non garantisce la qualità ma anzi è l’anticamera per la mediocrità.
    Watchmen è e rimane un bel film, molto piacevole sia per chi ha letto il fumetto sia per i neofiti. Iron Man 3 è e rimane un film banale, anzi la parte del mandarino pur stravolta dal fumetto finisce per essere l’unico aspetto salvabile, di certo non lo sono il classico “coinvolgiamo un bambino” o il “facciamo 50 armature diverse così vendiamo merchandising” o tutto il resto.

    Veramente per F4 non esiste un altro attore che potesse interpretare Johnny Storm a parte la Torcia ? E soprattutto per quale motivo trasformare Victor von Doom/ Dr Destino in quel modo senza rispettare e sfruttare le notevoli possibilità del personaggio originale ?

    L’errore di Trank non è stato scegliere Jordan, ma cambiare la storia per giustificare tale scelte, molto più sensato sarebbe stato dire “ho scelto Jordan per le sue qualità, giudicatelo per la sua recitazione, non per il colore della pelle”, d’altronde a teatro chiunque può interpretare chiunque senza bisogno di inventarsi un Romeo immigrato africano.

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