Da Star Comics un manga intriso d’azione, mistero e atmosfere horror.

“Non è vero sia la morte il peggior di tutti i mali”

E Kei Nagai, protagonista di Ajin sperimenta sulla sua pelle il significato del famoso verso di Piero Metastasio.

Kei è uno studente liceale che non vede l’ora di terminare gli studi per diventare medico e riuscire a trovare una cura al male incurabile di cui è affetta la sorella più piccola. Il mondo in cui vive Kei non è quello in cui viviamo noi: diciassette anni prima degli eventi raccontati nella serie, in Africa si fece la stupefacente scoperta di un essere umano immortale. Da allora esemplari simili sono stati riconosciuti in diverse parti del mondo: l’opinione pubblica li ha ribattezzati ajin, cioè semi umani.

Kei ha un amico, Kai, che la sua classe tiene a distanza perché lo crede un ajin, ma una mattina Kei viene investito da un camion e dopo essere stato smembrato, riacquista tutti i pezzi: si scopre così che l’ajin è proprio lui.

Per Kei, che trova proprio in Kai un aiuto insperato, è l’inizio di un incubo a occhi aperti. Il circo mediatico si scatena con un’eco pazzesca: non c’è più un angolo di Tokyo in cui non si sappia dell’avvistamento di un ajin, per la cattura del quale è offerta un’enorme ricompensa. A bordo della motocicletta di Kai, Kei comincia la sua fuga dagli essere umani, che avidi e asserviti al dio denaro, tenteranno di catturarlo, ovviamente fallendo miseramente. Quando Kei viene ferito a morte, prova lo stesso dolore di un essere umano poi all’improvviso una sorta di spettro nero, una sagoma rivestita di bendaggi, gli porge la mano, parla al suo orecchio e il ragazzo torna in vita.

Il manga si apre con la sconvolgente scena di quella che sembra una cavia umana da laboratorio colpita in pieno volto da un proiettile e ogni nuovo capitolo in apertura ci mostra gli sperimenti disumani a cui 002 viene sottoposto.

Degli Ajin si sa poco e nulla, nonostante i fondi elargiti dalle agenzie governative per la ricerca si è ancora a un punto morto: purtroppo l’unico modo per capire chi tra gli esseri umani celi in realtà un ajin è uccidere. Il solo dato certo è che siano in possesso di un timbro di voce che scatena una reazione di morte apparente. Il primo lutto vissuto da Kei, corrisponde al suo primo incontro con lo strano spettro nero che lo perseguita. “Se solo si potesse non morire,” dice il bambino mentre piange sulla tomba del suo cagnolino evocando, senza nemmeno saperlo, una presenza che lo renderà immortale.

Il nuovo attesissimo seinen dei maestri Miura e Sakurai, di cui è stata annunciata da poco una trilogia anime, non tradisce le attese: trama coinvolgente e disegni stupendi. La prima pagina si apre col botto in tutti i sensi e fa presagire che la materia trattata affonderà nel male e nel sangue.

Ajin è una storia di violenza e discriminazione. È la storia dell’uomo che si rivolta anche contro se stesso pur di elevarsi, di arricchirsi. I mostri sono generati dal sonno della ragione e lo scienziato per primo tortura un uomo alla ricerca della sua immortalità usa tutto fuorché il raziocinio. Kei è il primo a trattare gli ajin come non umani, tanto che quando si scopre uno di loro è convinto di non appartenere più al genere umano. Il ragazzo nell’arco di una giornata scopre all’improvviso il significato della vera amicizia, del dolore più forte che si possa mai provare e della paura di vivere per sempre.

Chi è che almeno una volta nella sua vita non ha mai desiderato di vivere per sempre? Ajin è l’incarnazione di questo sogno. Attraverso i comportamenti dei protagonisti, l’isterismo collettivo che si scatena di fronte a un incontro ravvicinato con essere soprannaturali, la crudeltà degli scienziati, la mancanza di scrupoli degli uomini di potere, Miura scruta le possibili ripercussioni che una scoperta del genere potrebbe avere sul mondo e su noi stessi.

Un manga che oltre la sublime arte con cui sono rese le tavole, oscure e misteriose, e il dinamismo dei dialoghi, concisi ma d’impatto, offre innumerevoli spunti di riflessione al lettore. L’argomento trattato è così complesso che è difficile che i protagonisti riescano a spiccare sulla trattazione. Kei è un debole, Kai un ragazzo docile. I personaggi di contorno ancora solo abbozzati, come il losco figuro Sato e il misterioso 002, nonché il viscido Tosaki, provocano pochi sussulti. La resa migliore è quella del popolo aizzato contro lo straniero dietro ricompensa. A fare davvero paura sono gli esseri umani. E il pensiero di dover vivere fino alla fine dei tempi in mezzo a loro.

Notevole. Acquisto consigliatissimo.

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