Per “Salvaguardare lo sviluppo dei giovani” multati siti e provider che proponevano anime in streaming; la motivazione sarebbe la presenza di nudità e violenza.

Le voci si susseguivano da mesi, e vi avevamo già raccontato di come qualche anno fa la Cina avesse bandito Death Note in ogni sua forma per paura che traviasse le giovani menti della Repubblica Popolare: in questi giorni è arrivata la conferma ufficiale che il governo di Pechino intende cancellare ogni traccia di 38 serie animate giapponesi dalla Rete. Nella lista nera stilata dal Ministero della Cultura ci sarebbero anime celebri come Blood C: The Last Vampire, L’Attacco dei Giganti, High Schhol of the Dead, ed altre fonti parlano persino di Naruto e One Piece.

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In tutto 29 siti internet e provider (incluso il “Google cinese” Baidu) basati in Cina sono stati pesantemente multati e accusati di ospitare opere che “Incoraggiano la delinquenza giovanile, glorificano la violenza e includono contenuti di natura sessuale”. Nel 2014 il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping aveva velatamente annunciato questa stretta invitando i media cinesi ad allontanarsi dalla “volgarità” e a proporre opere più vicine “ai sani valori socialisti”.

Non è sfuggito agli utenti cinesi come bersaglio di questa crociata purificatrice siano quasi esclusivamente opere giapponesi e anche nella sorvegliatissima Rete cinese stanno montando le accuse di censura, probabilmente motivata da intenti protezionistici (favorire l’industria dell’animazione di casa) e dalla difficile situazione politica con i vicini del Sol Levante.

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