Mitsuaki Kanno, alisa Hideaki Anno di Neon Genesis Evangelion
Il creatore di Evangelion è pessimista sul futuro degli anime nipponici e prevede l’implosione dell’industria entro pochi anni.

Negli ultimi due anni due delle figure più autorevoli del mondo degli anime hanno espresso il proprio scontento verso l’industria di cui fanno parte e che hanno contribuito a plasmare: Hayao Miyazaki ebbe parole dure per la corrente generazione di animatori, a suo dire “Troppo otaku” e per questo priva di quel contatto con il mondo reale necessario per produrre opere interessanti e rivolte a tutti; Hideaki Anno, unito non a caso al padre di Totoro da un’amicizia di lunga data, definì qualche mese dopo l’animazione giapponese “In un vicolo cieco” per colpa della continua ricerca di successi commerciali, che porta a ignorare idee e forze nuove.

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Japan Anima(tor) Exhibition, progetto lanciato da Anno (e supportato da Miyazaki) per dare visibilità a giovani animatori.

Sempre Anno è tornato su questo argomento recentemente in un’intervista al sito russo RIA Novosti (riportata da Kotaku) lanciando fosche previsioni per il futuro degli anime che a suo dire saranno praticamente morti entro 5 o molto ottimisticamente 20 anni. Per Anno è innegabile l’attuale declino dell’animazione giapponese, che avrebbe “Già raggiunto il suo punto di massimo splendore” nel passato e si starebbe avviando verso il collasso, muovendosi ormai “Solo per inerzia”; probabilmente a questa apocalittica fine seguirà una piccola rinascita, ma difficilmente il Giappone sarà di nuovo il cuore dell’animazione mondiale.

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Questo il punto centrale del pensiero di Anno: l’attuale sistema produttivo degli anime non reggerà a lungo e dunque ci saranno ancora meno soldi per gli animatori giapponesi già ridotti in numero e sostenuti, come abbiamo visto, da paghe spesso da fame. Il regista di Nadia e il mistero della Pietra Azzurra prevede che i giovani animatori degli altri paesi asiatici (a colpirlo particolarmente i disegnatori di Taiwan, pieni di “Passione ed energia”) smetteranno di essere solo manodopera per l’industria giapponese e daranno vita a scene nazionali, magari influenzate dall’ormai defunta animazione nipponica, che conquisteranno anche fette di mercato estero.

L’unico modo in cui l’industria giapponese potrebbe rallentare il declino è rendendosi conto che il mondo è cambiato e che servono nuovi metodi più flessibili, aprendosi ad esempio a nuove tecnologie come la computer grafica. In definitiva però la soluzione proposta da Anno sembra essere “Fare anime interessanti”, qualcosa che, evidentemente, né lui né Miyazaki ritengono la loro industria stia facendo.

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8 Commenti

  1. Sicuro? Che si stia producendo diversa robaccia per maniaci da 10-11 anni è sotto gli occhi di tutti. Almeno la gente non la facesse circolare su internet, ma la tenesse relegata in Giappone…

  2. Se tra 10 se ne salvano tre? Prima 3-4 erano belle, 2-3 godibili e 1-2 bruttine. Oggi invece appunto 10 buone e 50 brutte tipo come hai detto.
    Mercato florido? Ma dove? Prima una serie durava 52 puntata tipo. Oggi si ne producono 4 da 12-13. Stiamo sempre li.

    • gli anime d’oggi, rispetto al passato, hanno un seguito maggiore, e vengono visti da persona di ogni età, un adulto quasi certamente ha gusti diversi dal 15enne arrapato che cerca sopratutto cartoni “ecchi”

  3. Beh, dipende uno che serie guarda. XD Le babes maggiorate come dici tu sono per i maniaci in serie con 0 trama tutte seni, culi, biancheria e noia perlopiù.
    Ai tempi di Nadia le serie si facevano per bambini, ragazzini e ragazzi e basta. La fuffa veniva lasciata per qualche OAV.

  4. Beh, l’ intento di Anno non era quello penso, però da un certo punto di vista hai ragione. Già con Nadia fecero un mezzo bordello nel finale mischiando “Capitan Harlock”, “Blue Noah” e non ricordo che altro! Ma dai!

  5. Da quando c’ è stata la scissione tra serie diurne solite per giovani, ormai sempre meno, e quella fuffa notturna per i cosi detti otaku è chiaro che ci si è andati ad impantanare. Alcune delle cose migliori vengono da opere che vanno tipo su reti satellitari o minori.
    Comunque Anno diceva che si sarebbe ripartiti verso una nuova direzione, non che non si sarebbero più fatte serie TV.

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