Hideaki Anno (NGE): gli anime saranno morti entro 5 anni

Pubblicato il 25 Maggio 2015 alle 14:00

Il creatore di Evangelion è pessimista sul futuro degli anime nipponici e prevede l’implosione dell’industria entro pochi anni.

Negli ultimi due anni due delle figure più autorevoli del mondo degli anime hanno espresso il proprio scontento verso l’industria di cui fanno parte e che hanno contribuito a plasmare: Hayao Miyazaki ebbe parole dure per la corrente generazione di animatori, a suo dire “Troppo otaku” e per questo priva di quel contatto con il mondo reale necessario per produrre opere interessanti e rivolte a tutti; Hideaki Anno, unito non a caso al padre di Totoro da un’amicizia di lunga data, definì qualche mese dopo l’animazione giapponese “In un vicolo cieco” per colpa della continua ricerca di successi commerciali, che porta a ignorare idee e forze nuove.

japan animator expo logo miyazaki
Japan Anima(tor) Exhibition, progetto lanciato da Anno (e supportato da Miyazaki) per dare visibilità a giovani animatori.

Sempre Anno è tornato su questo argomento recentemente in un’intervista al sito russo RIA Novosti (riportata da Kotaku) lanciando fosche previsioni per il futuro degli anime che a suo dire saranno praticamente morti entro 5 o molto ottimisticamente 20 anni. Per Anno è innegabile l’attuale declino dell’animazione giapponese, che avrebbe “Già raggiunto il suo punto di massimo splendore” nel passato e si starebbe avviando verso il collasso, muovendosi ormai “Solo per inerzia”; probabilmente a questa apocalittica fine seguirà una piccola rinascita, ma difficilmente il Giappone sarà di nuovo il cuore dell’animazione mondiale.

evangelion death rebirth home

Questo il punto centrale del pensiero di Anno: l’attuale sistema produttivo degli anime non reggerà a lungo e dunque ci saranno ancora meno soldi per gli animatori giapponesi già ridotti in numero e sostenuti, come abbiamo visto, da paghe spesso da fame. Il regista di Nadia e il mistero della Pietra Azzurra prevede che i giovani animatori degli altri paesi asiatici (a colpirlo particolarmente i disegnatori di Taiwan, pieni di “Passione ed energia”) smetteranno di essere solo manodopera per l’industria giapponese e daranno vita a scene nazionali, magari influenzate dall’ormai defunta animazione nipponica, che conquisteranno anche fette di mercato estero.

L’unico modo in cui l’industria giapponese potrebbe rallentare il declino è rendendosi conto che il mondo è cambiato e che servono nuovi metodi più flessibili, aprendosi ad esempio a nuove tecnologie come la computer grafica. In definitiva però la soluzione proposta da Anno sembra essere “Fare anime interessanti”, qualcosa che, evidentemente, né lui né Miyazaki ritengono la loro industria stia facendo.

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