L’editore USA, casa di Archie e Sabrina la strega, aveva chiesto finanziamenti per lanciare 3 serie affidate a Chip Zdarsky e Adam Hughes.

Continuiamo a seguire questa vicenda proveniente dagli USA, più che per l’interesse che i titoli coinvolti generano nel pubblico nostrano (il catalogo Archie Comics è inedito in Italia), per le modalità con cui si è svolta: una major dell’editoria statunitense (anche se con numeri molto, molto lontani dalle potenze Marvel e DC e dall’orgoglio italiano Bonelli) che chiede aiuto ai suoi lettori per finanziare serie di prossima pubblicazione, viene travolta dalle critiche e decide di cancellare la campagna dopo pochi giorni.

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Il “nuovo” Archie, immaginato da Fiona Staples

In concomitanza con il rilancio/reboot della testata ammiraglia della casa editrice Archie, previsto per Luglio e affidato a Mark Waid e Fiona Staples, la Archie Comics decide di lanciare la campagna di crowfunding per realizzare nuove serie ambientate nell’universo narrativo di Riverdale (tre per la precisione; trovate tutti i dettagli QUI, sono coinvolti nomi come Adam ‘AH!’ Hughes e Chip Zdarsky); la cifra che vorrebbero ricevere dai fan è 350.000 dollari, che servirebbero per finanziare i primi 6 numeri di ogni titolo. Da subito cominciano a piovere critiche da più parti: chi trova scorretto che una grossa azienda ricorra a metodi solitamente associati a piccoli “indie”, chi pensa che i “premi” per i finanziatori siano inadeguati per le cifre richieste, chi mette in dubbio la solidità della compagnia.

Una delle fazioni più agguerrite nel chiedere chiarimenti alla Archie è però quella dei proprietari di fumetterie: spiegando il perché della campagna Kickstarter, il CEO della compagna Jon Goldwater dichiara infatto che in questo momento la casa editrice sta affrontando un grosso sforzo economico per acquistare spazi sugli scaffali di grandi catene di negozi come Walmart e Target, e questo è suonato ai venditori “al dettaglio” di fumetti come l’annuncio che la Archie Comics li avrebbe presto abbandonati per presentare i propri prodotti solo negli ipermercati. Per di più, si fa sempre più insistente la voce che i soldi ottenuti via Kickstarter non serviranno a finanziare le tre serie, ma andranno in parte a confluire in quelli necessari per ottenere gli spazi sugli scaffali di cui sopra. Archie avrebbe quindi, secondo alcuni, mentito ai suoi (possibili) finanziatori.

Lo stesso Goldwater si è prestato a numerose interviste e chiarimenti sulla pagina Kickstarter per smentire vigorosamente questi ultimi due punti (in breve: i soldi sono per le serie, negli ipermercati non andranno i fumetti bensì altre pubblicazioni), ma a quanto pare non è servito a migliorare il clima intorno all’intera faccenda; dopo 5 giorni e 35.000 dollari raccolti un comunicato ha annunciato la chiusura della campagna, citando le numerose critiche e il fatto che “La discussione si stia concentrando su altri fattori e non sulle splendide serie che vogliamo lanciare il più in fretta possibile” come motivazioni principali per la decisione. Per rassicurare i fan si aggiunge che i tre fumetti usciranno comunque, seppur con un po’ di ritardo.

Fine dunque di questo progetto, ma probabilmente non delle discussioni che ha generato: è “moralmente” giusto che un grande editore con buoni mezzi chieda, per accorciare i tempi, soldi direttamente ai lettori (in quello che è, sostanzialmente, un investimento senza ritorno economico)? Seguendo l’esempio della Archie Comics anche le altre “grandi” del mercato proveranno a usare questo metodo? Voi cosa ne pensate? Se tra i nostri lettori ci sono autori o produttori di opere realizzate con il crowfunding, siamo interessati alla vostra opinione!

 

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