Il fumettista parla dei rischi dell'”eliminare la memoria” e dell’ovvia assurdità di considerare il suo Maus un mezzo di propaganda nazista.

A pochi giorni dalle celebrazioni della vittoria russa sulle armate naziste (9 Maggio) nei territori dell’ex-Unione Sovietica è in atto una enorme opera di rimozione di qualunque oggetto che raffiguri simboli riconducibili al regime hitleriano, in ottemperanza alla recente legge sul divieto di propaganda nazista. Vittima dell’epurazione si è ritrovato (per errore?) anche Maus, il fumetto con cui Art Spiegelman racconta l’esperienza del padre prigioniero dei campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale, “colpevole” di avere una svastica in copertina.

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Spiegelman, intervistato dal Guardian, ha definito l’accaduto “Una vergogna, perché questo è un libro sulla memoria e non vogliamo che le culture cancellino la memoria”. Ovviamente l’autore non pensa che il suo libro propagandi gli ideali nazisti, ed è sicuro che anche le persone che lo hanno tolto dagli scaffali lo sappiano. La sua opinione è che “La nuova legge ha avuto un effetto intenzionale di stressare la libertà d’espressione in Russia. Il vero obbiettivo sembra essere quello di rendere tutti quelli che lavorano nell’industria dell’espressione insicuri”.

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Non sfugge a Spiegelman nemmeno l’ironia della situazione: “Stalin, dopo aver contribuito allo scoppio della IIWW, è stato probabilmente responsabile anche della liberazione di mio padre dai campi di prigionia […] Un bravo alla Russia per Il Giorno della Vittoria, e un dito medio per le limitazioni alla libertà d’espressione”.

maus bSpiegelman ha però ricordato che questa non è la prima volta che Maus è nei guai per la sua copertina (il design con la svastica e l’Hitler felino è una precisa richiesta dell’autore): all’epoca dell’uscita anche in Germania ci furono problemi dato che in quel paese la raffigurazione della svastica è proibita su tutti i libri che non siano seri testi di storia, ma gli editori riuscirono a convincere le autorità che si trattava senza dubbio di un lavoro importante e non umoristico.

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