Continua lo sperimentale fumetto dei tre autori francesi….come procederanno le avventure di Adrian e sua madre alla ricerca di Richard???

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Il finale del secondo volume di Last Man è stato esplosivo. Una fuga in motocicletta, oggetto che sembra misterioso agli occhi dei personaggi della storia (tranne che alla madre di Adrian), i misteri ancora irrisolti su Richard, scappato con la coppa del trofeo appena vinto…tante cose in sospeso, un intero mondo di possibilità che si apre per il proseguimento della storia.

Se nei primi due volumi il vero protagonista era stato probabilmente Richard, misterioso e brutale lottatore non immune al fascino della carne, qui i protagonisti sono il piccolo Adrian ma soprattutto sua madre, Marianne. L’affascinante ragazza era stata presentata in maniera forse un po’ stereotipata nei due volumi precedenti, la classica madre che ha cresciuto il suo pupillo tra mille difficoltà, sicuramente con carattere, ma nulla di più.

In questo volume invece i riflettori sono tutti puntati su di lei: come se i misteri non fossero abbastanza, anche Marianna dimostra di avere capacità di combattimento fuori dal comune, mostrando quindi di avere un passato ben più interessante di quello che si immaginava. Anche Adrian è sempre ben caratterizzato: in balia di eventi più grossi di lui, rimane realisticamente abbastanza indifeso ma non per questo passivo, ed è ancora traumatizzato dalla visione della madre e Richard in un momento…intimo.

Se i primi due volumi giravano sostanzialmente intorno ad un torneo di arti marziali, scimmiottando il genere shonen di combattimento, qui si cambia registro, sembra quasi di leggere un altro fumetto: scenari post apocalittici e predono in motocicletta degni di Mad Max e Ken il Guerriero, una città con un porto e ambienti western.

Ma soprattutto una miriade di personaggi davvero, davvero assurdi, alcuni motivati, altri forse un po’ fini a se stessi, ma che rendono comunque la storia spassosa, divertente e scorrevole. Il lettore sicuramente avrà ormai capito che dal trio di autori ci si può aspettare davvero di tutto, e la scena del processo è davvero degna di un certo tipo di produzione giapponese, per il livello di assurdità quasi grottesca raggiunta.

Insomma, la capacità di reinventarsi si rivela uno dei punti di forza di questo fumetto, anche se alcuni personaggi sono gettati un po’ troppo velocemente nella mischia, e ne escono in maniera altrettanto rapida. Ma, cosa importante, la narrazione non perde di vista i nostri protagonisti, vuole raccontarci la loro storia, magari gettare qualche mistero ma sostanzialmente la giovane donna e il ragazzino rimangono in testa al lettore ed è facile affezionarsi a loro.

Last Man è un fumetto sperimentale, ogni tanto da l’impressione di essere un po’ un divertimento per gli autori, ma per ora l’ottimo lavoro di scrittura dei protagonisti probabilmente spinge i lettori a voler andare avanti per scoprire il loro destino ed i loro segreti.
E, per chi non dovesse provare empatia per Adrian e la madre, magari sarà la curiosità di vedere cosa Vivès e soci si sono inventati nel prossimo volume, quale genere andranno a parodiare ed omaggiare allo stesso tempo.

Last Man 3 magari non è una lettura che rimarrà nella storia, ma sicuramente diverte e spinge a proseguire la serie.

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