Dagli Usa: recensione Superman Earth One

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Autori: J. Michael Straczynski (Testi); Shane Davis (Disegni); Sandra Hope (Chine), Barbara Ciardo (Colori).

 

Casa editrice: DC Comics

 

Paese: USA

 

Prezzo: $ 19.99


Rielaborare le origini di una pietra miliare della storia del fumetto e capostipite di un intero genere qual è l’Uomo d’Acciaio è una delle operazioni più delicate e complesse che possa gravare su un autore. La rilettura del mito, pur nascendo dalla necessità di aggiornarne contenuti e tematiche, comporta l’obbligo di lasciare inalterate le imprescindibili dinamiche narrative e gli elementi iconici che ne costituiscono la struttura portante.

Nell’85, dopo la Crisi sulle Terre Infinite che rivoluzionò l’universo DC, fu John Byrne a reinventare Superman adattandolo ad una nuova epoca. Negli anni duemila, oltre all’ormai decennale serie tv Smallville che ha esploso il processo di maturazione dell’eroe, è toccato anzitutto a Mark Waid, con la splendida miniserie Superman Birthright, rinvigorire il personaggio attraverso un’ottica più matura e l’integrazione di nuove componenti. Poi, dopo le nuove Crisi e l’ultima ricostituzione del cosmo supereroistico, è stato Geoff Johns, con Superman – Secret Origin, a far ripartire la continuity ufficiale dell’Uomo d’Acciaio. Ora è il prolifico e navigato sceneggiatore J. M. Straczynski, già all’opera sulla serie regolare, ad approfittare di una delle Terre parallele per rileggere il personaggio in chiave realistica, sviluppando tematiche inerenti a quel mondo giovanile che oggi fa fatica ad accostarsi ed empatizzare con la figura infallibile di Superman.

All’inizio della graphic novel, il Clark Kent che vediamo giungere a Metropolis non è ancora un uomo ed è l’opposto della versione classica che conosciamo. Non è l’ingenuo ragazzone di campagna disorientato dalla grande città ma consapevole della sua missione e forte dei suoi scopi. Al contrario, è un tipo tosto, che non esita ad ustionare un rapinatore con la sua vista calorifica, ma ancora alla ricerca della sua strada, ignaro delle sue origini e timoroso di deludere le aspettative dei genitori adottivi. Le sue sovrumane capacità psicofisiche lo renderebbero in grado di svolgere al meglio tutti i lavori più remunerativi che vorrebbe, dall’ambito sportivo a quello scientifico, ma non è convinto che sia davvero la scelta giusta e, naturalmente, una delle porte a cui va a bussare è quella del Daily Planet.

Riconosciamo subito i battibecchi brillanti e piacevolissimi tra un Perry White burbero e cinico nella scorza, ma pezzo di pane nella sostanza, e una Lois più matura di Clark, all’apparenza anche da un punto di vista anagrafico. E Jimmy Olsen non è il galoppino del “capo” a cui siamo abituati, bensì un fotografo sicuro di sé e dei propri mezzi, pronto a rischiare il tutto per tutto per uno scoop. Dunque l’autore fa esattamente quello che deve, ripercorrendo fedelmente la genesi del protagonista fornendoci però nuovi spunti di riflessione sull’identità e l’evoluzione del supereroe.

Il tutto è sostenuto dagli splendidi disegni di Shane Davis che costruisce le tavole con cura minuziosa e, assistito da Sandra Hope, studia e realizza le vignette fin nei minimi dettagli regalandoci delle splash-pages, illuminate con suggestiva autenticità dai colori dell’italiana Barbara Ciardo, che evocano tutta l’epica e la drammaticità richieste dal contesto.

Col senno di poi, il lettore conosce già quale sarà la scelta e il destino di Clark ma è proprio quando Straczynski deve giustificare tale traguardo che manca il bersaglio in modo maldestro imbastendo una banalissima invasione aliena sullo stile di Independence Day, con le forze armate della Terra puntualmente abbattute dall’invasore. Si tratta dei Dheroniani, la razza che, secondo questa versione, ha distrutto Krypton, comandata da Tyrell, un cattivo che lascia quantomeno perplessi, tanto da un punto di vista grafico, maldestra accozzaglia tra una figura angelica e uno stereotipo cyberpunk, quanto per le motivazioni campate per aria che s’inseriscono con fatica nelle tematiche sviscerate fino a questo momento dall’autore. Unico momento valido nella battaglia finale è il ribaltamento del ruolo di figura ispiratrice di Superman che qui viene invece spronato dall’umano spirito di sacrificio di Lois e Jimmy.

Dunque una graphic novel riuscita a metà, eccellente nella parte grafica, ma fallimentare nella ristrutturazione concettuale. Forse l’autore ha peccato di presunzione abbattendo parte di quelle fondamenta su cui regge il mito di Superman per erigerne di nuove molto più fragili che difficilmente resisteranno all’usura del tempo in qualsivoglia continuity. Ed è un peccato che Straczynski abbia deciso di lasciare la serie regolare, sulla quale stava svolgendo un ottimo lavoro, per dedicarsi al prosieguo di questo progetto che, nonostante il buon riscontro di vendite, sta suscitando più di qualche dubbio.


Voto: 5

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