Il grande regista giapponese commenta la strage di Parigi e la satira del settimanale francese.

A più di un mese dalla sparatoria che è costata la vita a 12 tra impiegati, giornalisti e vignettisti del settimanale satirico francese Charlie Hebdo (e a pochi giorni da un altro attentato contro un fumettista, il danese Lars Vilks) continua la riflessione di tutto il mondo dell’arte e dell’illustrazione intorno ai cosiddetti ‘limiti della satira’. L’ultimo contributo a questa discussione viene dal Giappone e da quello che è, probabilmente, il nome più riconosciuto della più importante industria dell’animazione del pianeta: Hayao Miyazaki.

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I fiori deposti davanti alla sede di Charlie Hebdo (foto Francois Mori/AP)

In un’intervista a una radio nipponica ripresa da Kotaku il regista de Il mio vicino Totoro e di molti altri capolavori ha espresso i suoi (personali) dubbi sulla satira violenta di Charlie: “Dal canto mio, penso che realizzare caricature sugli oggetti di culto di altre culture sia sbagliato. […] Smettere di farlo sarebbe una buona idea.”

Con questo il creatore di Porco Rosso non intende però dire che non sia lecito criticare e prendere in giro o che si meriti la morte per averlo fatto; propone un’idea di satira più ‘autarchica’: “Per prima cosa, [vignette e caricature] dovrebbero essere fatte sui politici del proprio paese. […] Sembra sempre un po’ sospetto quando ci si scaglia contro i leader di altri paesi.”

Fedele alla sua linea, Miyazaki non si è mai tirato indietro quando si è trattato di criticare alcuni aspetti del suo paese, come gli ‘otaku delle armi’, l’epica sui kamikaze o lo stato dell’animazione giapponese.

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