Recensione: Robot 13 vol. 1 – Colosso!

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Autori: Thomas Hall (testi), Daniel Bradford (disegni)
Casa Editrice: Bao Publishing
Provenienza: USA
Prezzo: € 11,00, 16 x 24, pp. 96


Questo fumetto è stata una lieta sorpresa. Robot 13, serial pubblicato dall’etichetta indipendente Blacklist Studios, e proposto in Italia da Bao Publishing, potrà certamente piacere agli appassionati della science-fiction filtrata da influssi fantasy con un tocco di piacevole misticismo. Scritto da Thomas Hall e disegnato da Daniel Bradford, Robot 13 narra le avventure di un robot dal curioso aspetto, dal momento che sembra uno scheletro che indossa una bizzarra tenuta da palombaro.

La vicenda si svolge nel 1939 e inizia con un gruppo di marinai che, impegnati nella pesca, trovano la strana creatura in stato di animazione sospesa e che scoprono, quando questa si sveglia, che è dotata di capacità di parola e di pensiero, benché abbia perso la memoria.

Le vicissitudini descritte da Hall sono piacevoli e intriganti, con molta azione, mostri marini e numerosi riferimenti alle leggende dell’antica Creta e, più in generale, alle cosmogonie di svariate culture che rappresentano, in un certo qual modo, l’elemento fortemente fantasy del comic-book.

Anche se si tratta di un fumetto sostanzialmente di intrattenimento, l’autore affronta pure tematiche importanti con riflessioni filosofiche sulla natura del destino, sul concetto della fortuna e, soprattutto, sulla predestinazione, considerando che Robot 13 e i vari personaggi sembrano, a volte, in balia di un fato avverso impossibile da controllare. Questo, però, senza mai appesantire la lettura dell’opera che rimane, lo ribadisco, di intrattenimento, nel senso positivo della definizione.

La scansione della narrazione ha un ritmo palesemente cinematografico e, su questo versante, è valorizzata dal tratto grafico del bravo Daniel Bradford, emulo di Mike Mignola (penso soprattutto al Mignola di Hellboy, al quale Robot 13 è stato accostato) e la costruzione delle tavole è suggestiva e ben impostata.

Bradford riesce a visualizzare sia le creature mostruose sia gli esseri umani con notevole professionismo e si è dimostrato un’ottima scelta per ciò che concerne l’aspetto meramente visivo del serial. A parte, come ho già scritto, i riferimenti mitologici e quelli cinematografici (c’è un omaggio alla versione filmica di Frankenstein, alla prima pellicola che portò sul grande schermo il mostro inventato da Mary Shelley, realizzata da James Whale), ciò che rende interessante Robot 13 sono i numerosi misteri che sin dal principio avvincono il lettore e che, presumibilmente, si dipaneranno nel corso delle successive uscite.

In definitiva, mi permetto di affermare che Robot 13 è un’opera che vale la pena provare e il volume è inoltre ben curato dal punto di vista editoriale, come finora è sempre stato il caso di ogni proposta targata Bao Publishing.

Come, però, ho puntualizzato numerose volte, anche in questo caso non ci sono informazioni sugli autori e sulla provenienza del fumetto in questione. Sono piccole cose, è vero, e non inficiano la qualità di un prodotto. Però, ammettiamolo, il mondo dei lettori di fumetti è composto da ‘nerd’ che prestano attenzione a tali dettagli. Di conseguenza, se Bao Publishing riuscisse a fare uno sforzo in più in questo senso renderebbe perfetti i suoi volumi già di per sé impeccabili.


Voto: 8

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