Doppia recensione: Hellblazer Reality Nero

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Autori: Ian Rankin (testi), Werther Dell’edera (disegni)
Casa Editrice: Planeta DeAgostini
Provenienza: USA
Prezzo:  € 13.95, 13,5 x 20,3, C, 216 pp, b/n


Lo scrittore di Ian Rankin è un romanziere di un certo successo.
Personalmente non ho mai avuto il piacere di leggermi un suo libro, ma Rankin ha all’attivo ben tredici gialli con l’ispettore John Rebus, il personaggio più famoso dei suoi romanzi.
Nato in Scozia, dove tutt’ora vive, nella sua carriera ha vinto numerosi riconoscimenti e vanta ben un milione di copie vendute nella sola Gran Bretagna. Rankin è stato anche tradotto in vari paesi europei, Italia compresa, con un  discreto successo. Leggendo qualche intervista che ha rilasciato lo stesso autore, egli si definisce un vero assetato di realtà, drogato di notizie e di essere sempre attratto dal lato oscuro della realtà stessa.
Con queste premesse, e anche con una certa aspettativa, mi sono avvicinato a Reality nero sperando di leggermi una buona storia noir dal gusto particolarmente intrigante. Ma questo purtroppo non si è avverato.

Reality nero è il primo numero pubblicato in Italia della nuova collana Vertigo Crime. Questa serie ha la caratteristica di avere un formato tascabile, di ospitare storie dalla lunghezza atipica per un fumetto americano e di presentarsi in un rigoroso bianco e nero.
Il primo numero di Vertigo crime è dedicato con grande rispetto a John Costantine, che ormai dal 1985 imperversa con il suo trench nella serie Hellblazer fatta di bastardate, magia, demoni dell’inferno e umanità disumana.

Rankin ha il merito di costruire una storia semplice e rispettosa del personaggio e richiama le atmosfere dei primi numeri di Hellblazer scritti da Delano.
Reality nero tratta dei peggiori incubi che si nascondo dietro ad uno schermo televisivo che manda in onda, con grande successo, la quotidianità di perfetti sconosciuti privi di qualità particolari ma desiderosi di apparire come delle star.
La trama non ha molti pregi e si trascina via abbastanza stancamente per più di duecento pagine senza mai eccellere in veri e propri colpi di scena.

Durante la sua lettura ho avuto anche la sensazione di aver già letto una storia che a grandi linee trattava gli stessi argomenti. Certo, ci sono significative differenze narrative, ma lo spunto e qualche situazione raccontata mi hanno fatto tornare alla mente lo speciale Dylan Dog del 2007 “Reality show” di Medda e Piccato. La mia è solo una sensazione, ma la storia di Rankin mi fornisce quella tremenda sensazione di già visto.

A differenza della trama, i disegni di Dell’Edera si lasciano vedere con buoni risultati. Già come accaduto in altre occasioni, Werther eccelle con il suo tratto minimale e impreziosisce le sue tavole con chiaro scuri contrastati di buon impatto visivo nonostante che siano bloccate in un formato atipico per un comic-book.

Reality nero si presenta come una lettura trascurabile che non convince mai appieno nonostante la fama del suo scrittore.
Ian Rankin è certamente da rivedere come scrittore di comics e forse non è riuscito a cogliere appieno il linguaggio fumettistico che è sicuramente differente da quello di un romanzo.
Il piacere di leggere qualche giallo con protagonista l’ispettore Rebus per ora lo rimanderò a data da destinarsi.


Voto: 5.5

Federico Foglietta

SECONDA RECENSIONE

Come tutti sanno, la divisione editoriale Vertigo della DC Comics ha ottenuto notevole successo, per la qualità e la varietà delle sue proposte fumettistiche. Se, almeno in principio, i serial horror e fantasy erano preponderanti, è ormai da parecchi anni che la linea di comics ‘adulti’ è caratterizzata da atmosfere western, fantascientifiche o noir.

Il noir si è fortemente diffuso, non solo in ambito fumettistico, e perciò la Vertigo ha deciso di varare una nuova linea editoriale, all’interno di tale marchio, definita Vertigo Crime. I fumetti pubblicati con questa dicitura sono thriller e noir ma hanno una particolarità: sono scritti da romanzieri conosciuti, appunto, per la narrativa poliziesca.

In verità, qualcosa di simile si era già visto con Denise Mina, scrittrice scozzese esponente del cosiddetto ‘tartan noir’, che aveva realizzato una interessante run di Hellblazer; e, se vogliamo essere pignoli, autori come Ed Brubaker o Brian Azzarello, oltre ad essere noir, hanno in passato scritto opere di narrativa classificabili in questo ambito.

Una delle prime proposte Vertigo Crime, comunque, è Dark Entries (titolo che richiama un celebre brano della gothic band Bauhaus), tradotto da Planeta De Agostini come Reality Nero, e ha per protagonista il personaggio più famoso della Vertigo: l’occultista John Constantine. A scrivere la storia è l’inglese Ian Rankin, romanziere che ha raggiunto fama mondiale con i libri dell’ispettore Rebus, caratterizzati da atmosfere pessimiste e malinconiche; e a disegnarla l’italiano Werther Dell’Edera.

Prima di leggere il volume, francamente, nutrivo qualche perplessità, poiché ritenevo il pur bravo Rankin poco appropriato per le situazioni horror di Hellblazer. E mi sono sbagliato. Alla grande. La storia, almeno in principio, incomincia in maniera inconsueta: il nostro detective dell’occulto viene contattato dal produttore televisivo di un reality show. In questo reality, un gruppo di giovani è rinchiuso in una casa infestata e lo scopo del gioco è stabilire quale concorrente riuscirà a superare e ad affrontare gli orrori ad essa connessi.

Gli orrori in questione, in verità, sono realizzati da un team di esperti di effetti speciali. Però, di punto in bianco, incominciano a verificarsi strani, sconcertanti fenomeni, probabilmente di matrice occulta; di conseguenza, a John viene chiesto di partecipare al reality come concorrente, allo scopo di risolvere, da provetto esorcista qual è, il problema.

John, non dissimile dagli altri concorrenti, accetta la proposta, spinto dall’ansia di guadagno facile, ed entra nel gioco. Ed effettivamente nella casa la situazione è strana. Le bizzarie che si manifestano sono autentiche? Sono il frutto dell’inconscio degli occupanti? Si tratta davvero di una casa infestata? O la risposta è più agghiacciante? Di fatto è così e ben presto la narrazione si evolve in un horror a tutti gli effetti, con gli elementi tipici di Hellblazer.

I testi di Rankin sono ottimi e lo scrittore intesse magistralmente un plot claustrofobico e disturbante che non concede tregua al lettore (io non sono riuscito a fare una pausa nella lettura!), con momenti di notevole intensità, citazioni letterarie (da Sherlock Holmes alla ‘Guida Galattica per Autostoppisti’), artistiche (Francis Bacon), cinematografiche (L’Esorcista) e forti critiche al sistema mediatico attuale che trasforma tutto in un reality show e, in definitiva, in volgare business, con accenni ai siti informatici dedicati ai suicidi e ad altre morbosità.

Oltre ai monologhi dei characters, i loro incubi e i trascorsi traumatici (si scoprirà che i concorrenti sono uniti da un vincolo), Rankin si sbizzarrisce con spettri, demoni, e persino un cannibale. Werther Dell’Edera, con il suo tratto grafico, è appropriato per la struttura alienante della trama, e rappresenta abilmente gli angusti spazi di una casa che assomiglia a una prigione dalla quale è impossibile fuggire. Di volumi di Hellblazer ne ho letti parecchi e credevo che non ci sarebbero più state sorprese. Lo ripeto: mi sono sbagliato. Reality Nero è una delle più grandi storie di John Constantine di tutti i tempi! Leggetela.


Voto: 8

Sergio L. Duma

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3 Commenti

  1. Non riesco a decidere con quale dei due recensori io mi trovi più d’accordo, perché in effetti mi pongo abbastanza equidistante da entrambi.
    Secondo me questo è un volume da 6,5 o poco di più. Non un capolavoro, e il finale è un po’ raffazzonato, ma comunque un’onesta lettura per passare bene un’ora o due.

    Foglietta è troppo duro: l’idea di Rankin è buona e ben gestita; in effetti non originalissima, forse (ma prima di citare una trama di Dyd come originale, starei attento: moltissime storie di DD sono scopiazzature da vecchi film/telefilm :P Più probabilmente, è un’idea piuttosto già-usata in differenti contesti, soprattutto cinematografici), però con Constantine ci sta proprio bene e, soprattutto la prima parte del racconto è ottima, imho.

    Apro parentesi: ho letto un romanzo di Rankin in passato e non è affatto un cattivo scrittore. John Rebus è un bel personaggio, piuttosto cupo, e le descrizioni d’ambiente sono bellissime. Peccato l’escamotage “killer-che-si-rivela-essere-connesso-al-passato-del-detective”, che è una cosa che davvero mal tollero (questione di gusti personali), perché per il resto ho molto apprezzato. I giallofili non prestino ascolto, e diano una possibilità! ;)

    Per il resto, Duma è troppo entusiasta: d’accordo, la trama ben si attaglia a Constantine e certe trovate son carinissime, però è vero che, come si diceva prima, la storia sa di già-visto. E poi ho trovato tutta la risoluzione della faccenda un po’ confusa e/o troppo frettolosa. Peccato, perché fino ai 3\4 il volume mi era piaciuto tanto.

    Insomma, per me, salomonicamente, un volume solo discretuccio. ^^

  2. mi dispiace per il sig. Duma ma questo volume di hellblazer non mi ha affatto entusiasmato, inoltre la trama fa acqua da tutte le parti. si qualche dialogo è brillante ma è troppo poco.
    inoltre sul voto basso influisce anche il fatto che la normalità della storia non valeva un volume speciale, soprattutto in questa linea vertigo crime in cui ci sta bene come i cavoli a colazione.

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