L’indagatore dell’Incubo arriva in Antartide. E non sulle pagine di una delle sue prossime avventure, ma nella realtà.

Dylan DogUn ricercatore francese, Yann Reinert, ha voluto portare con sé l’Indagatore dell’Incubo in una base in mezzo al nulla, nel paesaggio estremo e affascinante che caratterizza il cuore dell’Antartide. A darne notizia, la Sergio Bonelli Editore tramite il proprio sito internet, dal quale abbiamo anche tratto le foto a corredo di questo articolo: «Non si tratta di un’avventura a fumetti inserita tra quelle dell’atteso nuovo ciclo dylaniato, bensì di un’Avventura vera, con la A maiuscola: quella di Yann Reinert, astronomo francese, appassionato di fumetti, che qualche tempo fa è entrato in contatto con la nostra redazione con una missione chiara in mente: portare Dylan Dog con sé, nella regione conosciuta come Dome C, a 75 gradi sotto zero».

Dalla Bonelli non hanno perso occasione per rivolgere a Reinert qualche domanda: cosa ci fai in Antartide, ad esempio. «La base Concordia è una stazione italo-francese, permanente in Antartide, situata a 3220 metri d’altitudine. È stata costruita grazie a una collaborazione tra ENEA e l’IPEV, due istituti di ricerca, italiano e francese. Le ricerche di cui si occupa la base sono diverse: glaciologia, climatologia, meteorologia, geofisica, sociologia e astronomia» racconta la studioso francese.

«Quest’ultimo – prosegue – è il mio campo di specializzazione. Il progetto è frutto della collaborazione tra l’Università di Perugia – che ha costruito il telescopio, l’osservatorio di Teramo – che ha messo a punto un strumento in grado di vedere le stelle all’infrarosso, e l’Istituto di Ricerca Nucleare (CEA) che ha fornito un strumento per l’infrarosso lontano. Mi sono occupato proprio dell’ultima parte del progetto. Insieme a un collega, eravamo i primi a fare funzionare tutti questi strumenti e a poter osservare il cielo».

Antartide 2

Già, ma come mai, tra i tanti personaggi Bonelli, ha scelto proprio Dylan Dog, per aver compagnia tra i ghiacci? «La prima volta che sono venuto a Concordia, mi sono reso conto che una difficoltà era rappresentata dalla comunicazione tra noi ricercatori. Una volta finita quella prima permanenza in Antartide, ho mantenuto i contatti con i ricercatori italiani della base e sono venuto in Italia numerose volte. In un’occasione di queste, uno dei miei amici mi ha consigliato di leggere Dylan Dog, sapendo che mi piacciono i fumetti e che magari avrebbe potuto aiutarmi a imparare l’italiano».

«Com’è stato ricevere i nostri albi in un posto così “fuori” dal mondo come la base Concordia? E qual è stata l’accoglienza degli altri occupanti della stazione scientifica?» chiedono ancora dalla Bonelli.

«Beh, ovviamente ci ha fatto molto piacere. Abbiamo una biblioteca, nella base, dove ci sono libri di entrambe le nazionalità. Avevamo anche fumetti, ma solo in francese. A me piace leggerli e mi sono detto che non era normale che non ce ne fossero anche in italiano. Quindi ho mandato una mail alla vostra Casa editrice, contattando la Segretaria di Direzione Ornella Castellini, domandandole se fosse possibile avere qualche albo dell’Indagatore dell’Incubo per tenerci compagnia in questo posto sperduto. Quando è arrivata la sua risposta positiva, ero felice come un bambino! Una volta nelle mie mani, li ho messi subito in biblioteca. Mi dicevano che gli italiani non leggono tanto i fumetti, ma si sbagliavano. Sono stato molto felice di vedere tante persone, sedute sul sofà con un Dylan Dog in mano e gli occhi fissi sulle pagine delle avventure dell’inquilino di Craven Road» racconta il ricercatore.

Dylan Dog AntartideDylan Dog è stato disegnato anche su di un pallone aerostatico: «Il pallone serve a conoscere temperatura, umidità, pressione atmosferica, rilevabili nello spazio attorno della base. Il suo utilizzo rientra in un programma di rilevamento internazionale: ogni giorno, in diversi luoghi nel mondo, qualcuno lancia un pallone del genere alla stessa ora, per conoscere e prendere nota di questi dati. Il pallone è gonfiato a elio e lo lasciamo volare liberamente in aria: una volta raggiunti i 20 chilometri di altitudine (circa), la pressione lo fa esplodere».

«Porterò con me ancora l’Indagatore dell’Incubo, perché è stato il primo fumetto italiano che ho letto e, se così posso dire, c’é un legame speciale, tra lui e me. Ma, nel frattempo, ho scoperto anche altri titoli Bonelli, come Stria, che mi è piaciuto molto, e anche Orfani» prosegue Reinert.

Altra domanda ineludibile: «Resci a esprimere a parole quanto sia incredibile lo spettacolo delle stelle viste dal Polo Sud?».

«A Concordia non c’é niente, nemmeno i batteri. Il paesaggio è piatto, ovunque i tuoi occhi si posino. Pochi sono gli elementi del panorama che cambiano: il cielo, il vento, la luce, con tre mesi di piena notte. A quella latitudine possiamo ammirare tramonti indescrivibili o albe semplicemente bellissime. Anche la notte è una cosa incredibile. Non abbiamo inquinamento luminoso, quindi riusciamo a vedere tutte le stelle così come hanno potuto osservarle i nostri antenati. Abbiamo visto anche l’aurora australe, che, pur non essendo considerata la più bella dell’Antartide, possedeva qualcosa di magico, per noi, che eravamo solo in quindici a poterci godere lo spettacolo, a 75 gradi centigradi sotto zero! La Luna, poi, illumina la neve come non avevo mai visto. Possiamo quasi leggere un libro in piena notte! La luce “lunare”, poi, fa sembrare il ghiaccio dello stesso colore del nostro satellite… Con la base sullo fondo, vestiti come astronauti, è facile credere, per un momento, di aver messo piede sulla Luna» conclude Yann Reinert.

Antartide

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