480 a.C.. Mentre gli spartani di Re Leonida affrontano l’imponente esercito persiano del Dio-Re Serse presso il passo delle Termopili, gli ateniesi del coraggioso generale Temistocle ingaggiano una battaglia navale con la flotta della crudele e vendicativa Artemisia. Mentre il mare si tinge di sangue in uno scontro senza esclusione di colpi e i due generali si guardano con reciproco rispetto, Temistocle sa che l’unica possibilità di vittoria è unificare le forze di tutta la Grecia.

300 L'alba di un Impero300 – L’Alba di un Impero

Titolo originale: 300 – Rise of an Empire
Genere: Azione, drammatico, storico, guerra
Regia: Noam Murro
Interpreti: Sullivan Stapleton, Eva Green, Lena Headey, Rodrigo Santoro, David Wenham
Provenienza: USA
Durata: 102 min.
Casa di produzione: Warner Bros., Legendary Pictures, Cruel & Unusual Films, Atmpsphere Entertainment, Hollywood Gang Productions
Distribuzione (Italia): Warner Bros. Italia
Data di uscita: 6 marzo 2014 (Italia), 7 marzo 2014 (USA)

“Sottomissione. Questo può essere un problema. Vedi, si mormora che gli ateniesi si siano già rifiutati. E se quei filosofi, e se quegli effeminati hanno trovato tanto coraggio…” diceva Leonida, interpretato da Gerard Butler, in 300, suggestiva trasposizione cinematografica diretta da Zack Snyder del graphic novel di Frank Miller che rilegge in chiave pulp-fantasy la battaglia delle Termopili.

Questo secondo episodio è sia un prequel, che un sidequel (o ‘inbetwequel’ come direbbe Bryan Singer) che un sequel, poiché racconta ciò che è successo prima, durante e dopo 300 ed è tratto da Xerxes, la nuova opera a fumetti ancora inedita di Miller. Snyder torna in veste di co-produttore e co-sceneggiatore lasciando la regia all’israeliano Noam Murro che aveva all’attivo solo la commediola indipendente Smart People. Dunque se il primo capitolo raccontava la storia dalla prospettiva spartana, una cultura basata sulla guerra, stavolta seguiamo le vicende da parte ateniese, il cui esercito è composto perlopiù da filosofi e artigiani.

Il film però percorre un doppio binario. Si apre infatti raccontando le origini di Serse, di nuovo interpretato da Rodrigo Santoro, e rivela come dietro ogni grande uomo (buono o malvagio che sia) ci sia sempre una grande donna. In questo caso si tratta di Artemisia, bellissima e spietata, con gli occhi ammalianti e il corpo sinuoso di Eva Green. E le vicende persiane, nel loro tono dark, risultano senz’altro più avvincenti di quelle ateniesi.

Sullivan Stapleton, infatti, non riesce a conferire il giusto carisma a Temistocle e l’intero esercito da lui comandato non riesce ad avere la stessa potenza scenica che caratterizzava gli spartani di Leonida, nelle cui fila, ricordiamo, figurava anche Michael Fassbender. I dialoghi nell’accampamento greco sono senz’altro i più pigri, banali e ripetitivi del film e anche i risvolti narrativi di ciascun personaggio interessano poco allo spettatore.

Pur di creare collegamenti con il film precedente, gli sceneggiatori hanno forse fatto il passo più lungo della gamba spingendo dentro a forza alcuni personaggi. Lena Headey torna nel ruolo della Regina Gorgo, puramente funzionale. Trova spazio anche il gobbo traditore Efialte, sempre più ambiguo. Entrambi vengono rimandati al terzo inevitabile episodio. In alcuni momenti il film ripercorre concettualmente le orme dell’originale. Ad esempio, in una scena di battaglia navale, gli scogli vengono utilizzati esattamente come le Termopili.

Nonostante qualche debolezza strutturale, comunque, il film accontenta il pubblico con la stessa stilizzazione estremizzata del precedente, tra scenografie in computer grafica e iperviolenza ultrasplatter al rallentatore con esplosioni di sangue in digitale sostenuto da un ottimo 3D. Stavolta non ci sono creature mostruose. In compenso i persiani mettono in mare una vera e propria petroliera e dei kamikaze dinamitardi. C’è qualche momento trash, tipo Artemisia che bacia una testa decapitata, o una scena di sesso-combattimento involontariamente comica, messa lì più che altro per mostrare le nudità di Eva Green.

Per restare in tema carnevalesco, Noam Murro si è mascherato da Zack Snyder scimmiottando il suo stile visivo. Da un punto di vista tecnico niente da dire. Siamo però lontani dalla poetica di Miller, i personaggi sono meno memorabili, la storia prevedibile e c’è qualche forzatura di continuity. Azione, battaglie, sangue e un pizzico di sesso. Non chiedete altro.

Voto: 6

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