Don Jon – Recensione

Pubblicato il 2 Dicembre 2013 alle 21:47

Il giovane italoamericano Jon Martello si ritiene un moderno Don Giovanni a cui interessano solo la sua famiglia, la cura del proprio corpo, andare in chiesa e, soprattutto, guardare film porno. Dopo una sfilza di storie occasionali, Jon intraprende una relazione stabile con la bellissima Barbara che ha una concezione romantica e idealizzata dell’amore. Quando lei scoprirà la passione del ragazzo per i porno, il loro rapporto entrerà in crisi.

Don Jon

Titolo originale: Don Jon
Genere: Commedia
Regia: Joseph Gordon-Levitt
Interpreti: Joseph Gordon-Levitt, Scarlett Johansson, Julianne Moore
Provenienza: USA
Durata: 90 min.
Casa di produzione: Voltage Pictures, HitRecord Films, Ram Bergman Productions
Distribuzione (Italia): Good Films
Data di uscita: 27 settembre 2013 (USA), 28 novembre 2013 (Italia)


Poche idee ma confuse quelle di Joseph Gordon-Levitt, apprezzato interprete di pellicole quali Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, Looper e Lincoln, che esordisce come regista e sceneggiatore di un lungometraggio con questa commedia (neanche troppo) per adulti e (neanche troppo) politicamente scorretta che vorrebbe seguire il trend Friends with Benefits ovvero sesso fatto per amore contro sesso fine a se stesso.

Gordon-Levitt tratteggia un italoamericano eccessivamente stereotipato e caricaturale, un truzzo palestrato, attaccato alla fede cattolica tanto da recitare le preghiere mentre fa sollevamento pesi e con una fantascientifica dipendenza da porno che lo porta a masturbarsi anche trenta volte al giorno. Il tema della repressione sessuale legata alla religione cattolica che trova un canale di sfogo nel porno sarebbe anche interessante ma non viene affatto sviluppato e resta sotto traccia.

Scarlett Johansson è Barbara, truzza pure lei, coi suoi vestitini leopardati, la gomma perennemente in bocca, fissata con i film romantici, scopre la passione di Joe per i film porno e ne fa una questione di stato, non lo accetta per quello che è ma vuole plasmarlo come suo principe azzurro ideale. E lui, fesso, ci casca perché è (o crede di essere) innamorato. Lei è una che se la tira e non si concede troppo in fretta ma gli concede qualche “strusciatina” per portarlo all’orgasmo. Donna di classe.

Tra questi due imbecilli per i quali è veramente difficile fare il tifo, spunta Julianne Moore nel ruolo di Barbara, una donna matura con una back-story patetica che sembra legarsi a Jon più per disperazione e paura della solitudine che per autentico feeling. Lei lo prende per quello che è, gli regala un porno vintage più artistico di quelli che guarda lui ma quando Jon smette di guardarli allora lei si dice felice e contenta.

“Il porno è il male, l’amore è la cura” sembra essere il discutibile messaggio che emerge dalla storia. La regia di Gordon-Levitt è anche pregevole e ben ritmata. Il film non annoia di certo ma scade nella banalità, nella retorica e in una marea di luoghi comuni. L’approccio è onesto, lo sviluppo finale manca di coraggio.


Voto: 5

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