Il Decreto-Legge 145 del 23 dicembre 2013, altrimenti noto come decreto “Destinazione Italia”, contiene all’art.9 alcuni interventi destinati a favorire la diffusione della lettura come il credito d’imposta pari al 19% della spesa effettuata

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Nello specifico, dal 2014 al 2016, per gli acquisti di libri muniti di codice ISBN, sarà riconosciuto un credito d’imposta, sui redditi delle persone fisiche e giuridiche, pari al 19% della spesa, effettuata nel corso di ogni anno solare, per un importo massimo di € 1.000,00 per i libri di testo scolastici/universitari e 1.000,00 per tutte le altre pubblicazioni (che includono, dunque, anche i nostri amati fumetti).

Il credito d’imposta, per la relativa annualità, non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).

Sono esclusi dai benefici i libri in formato digitale e quelli deducibili in base ad altre normative vigenti e, ovviamente, è necessaria regolare documentazione fiscale rilasciata dal venditore.

Pur essendo questa una disposizione già vigente nel nostro ordinamento (si ricorda che il Decreto-Legge è immediatamente efficace), il testo in parola rinvia, per le modalità di fruizione del credito d’imposta e per altri adempimenti necessari per l’accesso ai benefici, a successivi decreti ministeriali non ancora emanati. Pertanto l’operatività delle disposizioni richiamate non è ancora “effettiva”.

Inoltre il tutto rischia di rimanere lettera morta perché, se il Decreto-Legge non verrà convertito in Legge nel termine di 60 giorni, cesserà di avere efficacia nell’ordinamento come se non fosse mai esistito. Tale ipotesi non è così peregrina in quanto è già stato rilevato come l’ammontare massimo delle risorse finanziarie stabilite per l’intervento (50 milioni di euro dal 2014 al 2020) sia molto basso rispetto alle aspettative, considerate le cifre impiegate in Italia per l’acquisto di libri.

Inoltre il beneficio fiscale per il singolo contribuente (e solo per lui, il tipo di strumento utilizzato esclude tutti coloro che non presentano alcuna dichiarazione dei redditi) è assolutamente risibile: non più di 190,00 euro per una spesa massima di 1.000,00 euro per ciascuna delle due categorie di libri.

Sarebbe lecito aspettarsi qualcosa in più se l’intento del governo è veramente quello di favorire la diffusione della lettura.

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6 Commenti

  1. Beh, dipende da quante tasse il contribuente paga! E comunque il paragone con lo sconto delle fumetterie non regge perché incide su grandezze diverse nonché su tutto il volume di acquisti del singolo (per non parlare del fatto che di esso beneficiano anche quelli che non fanno dichiarazione dei redditi, che secondo me sono la maggior parte dei lettori di fumetti).
    Una misura interessante sarebbe stata l’utilizzo dello strumento della deducibilità (e non della detraibilità, con un impatto almeno del 23% pari alla prima aliquota IRPEF) almeno di una quota pari a 2000 euro per acquisti di tutte le pubblicazioni.

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