Il Mondo di Aisha, la recensione del libro di Ugo Bertotti

Pubblicato il 27 Novembre 2013 alle 11:30

Arriva una graphic novel ambientata nello Yemen che affronta il tema della condizione femminile, ispirato alle fotografie di Agnes Montanari: Il Mondo di Aisha, scritto e disegnato da Ugo Bertotti e pubblicato da Coconino Press.

aishaIl Mondo di Aisha

Autore: Ugo Bertotti (testi e disegni)

Casa Editrice: Coconino Press

Genere: Graphic Journalism

Provenienza: Italia

Prezzo: € 17,50, pp. 144, b/n

Data di pubblicazione: ottobre 2013

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Ho scritto in altre occasioni che il fumetto inteso come forma espressiva ha il vantaggio di poter affrontare qualunque tematica facilitato dalla sua intrinseca immediatezza. Di conseguenza, anche la realtà nella sue più svariate sfaccettature si presta ad essere raccontata dalla letteratura disegnata ed esistono tantissimi cartoonist che ne approfittano per descrivere situazioni difficili, spesso con intenti di denuncia. Vale anche e soprattutto per quella particolare tendenza definita ‘graphic journalism’. Tramite il fumetto, infatti, autori come Joe Sacco, tanto per citare uno dei nomi più significativi in questo senso, ha avuto modo con il suo celebrato Palestina di rappresentare la dura condizione delle popolazioni palestinesi.

Il Mondo di Aisha di Ugo Bertotti, pubblicato da Coconino Press, deve certamente qualcosa alle suggestioni del graphic journalism. Le storie che fanno parte del volume, ambientate nello Yemen, sono state stimolate dalle fotografie che una reporter, Agnes Montanari, ha scattato in quel paese, entrando in contatto con varie donne yemenite e ascoltando le loro vicende. Queste sono poi state riprese da Bertotti e proposte in chiave fumettistica.

Bisogna ammettere che l’intento è lodevole, considerando che lo Yemen è un paese in cui la condizione femminile non è piacevole e tutto sommato è un bene che il lettore italiano venga a conoscenza di un mondo a lui estraneo. Tuttavia, il libro non mi ha convinto. Bertotti si concentra sulle storie della giovane Aisha, costretta giovanissima a sposare un uomo più grande di lei che la maltratta, e di Hamedda che dopo drammatiche vicissitudini è diventata proprietaria di un ristorante e vive agiatamente. Due donne diverse per età, istruzione e situazione esistenziale ma accomunate dalla subalternità all’universo maschile di impostazione islamica. Entrambe odiano il niqab, il velo che copre integralmente le donne; hanno avuto rapporti difficili con i maschi della propria famiglie e in generale subiscono l’oppressione di un regime che considera la donna inferiore.

Non sarò io a negare che questa è la realtà dello Yemen. Ma nello stesso tempo mi pare che l’opera non faccia altro che proporre luoghi comuni sul mondo islamico. Ci sono troppi cliché (la sposa bambina, gli uomini maneschi e tiranni e così via), e sin dal principio intuivo dove volesse andare a parare Bertotti. Se ne ricava una generale sensazione di prevedibilità. Per giunta, Il Mondo di Aisha rischia di propagandare pregiudizi negativi, già abbondantemente diffusi in occidente, al punto che potrebbe essere messo sullo stesso piano dei libri della Fallaci (e non è un complimento). Come se non bastasse, i personaggi sono unidimensionali e schematici, poco sfaccettati, e i testi risultano noiosi.

Le cose vanno meglio per quanto riguarda l’aspetto grafico e Bertotti svolge un buon lavoro, utilizzando un bianco e nero suggestivo e specialmente nelle sequenze di ambientazione notturna si rilevano livelli di grande bellezza formale; e lo stesso si può dire per la rappresentazione delle strade e dei vicoli della città in cui si svolge la vicenda, delle architetture e, last but not least, degli sguardi delle protagoniste che valgono mille parole. In alcune pagine poi sono state inserite alcune fotografie di Agnes Montanari e questo dettaglio rende imprevedibile la lettura, perlomeno per ciò che concerne l’elemento visivo.

Ma i disegni, a mio modesto parere, non bastano per spingermi a dare un giudizio positivo e Il Mondo di Aisha, a conti fatti, mi pare velleitario, quasi radical chic nell’attitudine, nonché conformista e risaputo per ciò che attiene la descrizione del mondo islamico. In parole povere, un esperimento interessante ma malriuscito; e per giunta compromesso da pregiudizi filo-occidentali che lasciano il tempo che trovano.

Voto: 5

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