Vi abbiamo già parlato dei nuovi film di animazione della nuova Tv satellitare Man-Ga che saranno trasmessi a partire da ottobre. In questo articolo vi proponiamo, invece, i dettagli e le schede ufficiali dei Film.

A partire da ottobre,
tanti film per una autunno animato, solo su Man-ga!

Da ottobre Man-ga, solo su Sky, canale 149, arricchisce il suo palinsesto, dedicando il sabato sera, alle 22.00 (in replica la domenica alle 13.00), al grande cinema, con un ricco carnet di film, tutti rigorosamente d’animazione made in Japan.

Si parte il 2 ottobre con Baldios – Il film. Dopo il passaggio nella consueta fascia televisiva dedicata ai robot, è finalmente giunto il momento di assistere all’epilogo della storia di Marin e del suo robot Baldios, nella lotta per difendere la Terra dagli alieni provenienti dal pianeta S-1. Il film può essere comunque visto anche da chi non ha seguito la serie televisiva, poiché presenta un esauriente riassunto di tutte le vicende che porteranno al gran finale.

Gli amanti degli aerei e dei combattimenti acrobatici non possono invece perdere Area 88. La saga divisa in tre atti, i primi due trasmessi il 9 ottobre, il terzo il 16, racconta la vita di Shin, giovane pilota giapponese costretto ad arruolarsi nella legione straniera, e dei suoi sforzi per ritornare in Giappone dalla sua amata Ryoko.

Fantascienza e suspense terranno gli spettatori inchiodati alle poltrone il 23 ottobre con Darkside Blues, film tratto da un romanzo di Hideyuki Kikuchi, autore molto conosciuto in Giappone. In un futuro forse non troppo lontano, il 90% della Terra è governata da una multinazionale. Solo un manipolo di ribelli e un misterioso uomo proveniente da un’altra dimensione, si oppongono allo strapotere di questa compagnia.

Anche Vampire Hunter D – Bloodlust, in onda il 30 ottobre, è una pellicola tratta da un romanzo di Hideyuki Kikuchi. L’ambientazione è sempre fantascientifica ma post apocalittica. Il nostro pianeta per lungo tempo è stato dominato dai vampiri, ma ora l’uomo sembra deciso a riprendersi ciò che è suo. Esistono però degli esseri nelle cui vene scorre il sangue di entrambe le razze: i damphir. Uno di loro è D, il più abile cacciatore di vampiri mai esistito.

I film d’animazione non saranno le uniche novità della programmazione di ottobre di Man-ga.  Continuate a seguirci!

Programmazione dei film di Man-ga

Baldios – Il film

Sabato 2 ottobre

Ore 22.00

Baldios – Il film (in replica)

Domenica 3 ottobre

Ore 13.00

Area 88 – Atto I e II

Sabato 9 ottobre

Ore 22.00

Area 88 – Atto I e II (in replica)

Domenica 10 ottobre

Ore 13.00

Area 88 – Atto III

Sabato 16 ottobre

Ore 22.00

Area 88 – Atto III (in replica)

Domenica 17 ottobre

Ore 13.00

Darkside Blues

Sabato 23 ottobre

Ore 22.00

Darkside Blues (in replica)

Domenica 24 ottobre

Ore 13.00

Vampire Hunter D – Bloodlust

Sabato 30 ottobre

Ore 22.00

Vampire Hunter D – Bloodlust (in replica)

Domenica 31 ottobre

Ore 13.00

Area 88
In onda su Man-ga, sabato 9 ottobre a partire dalle 22.00
Atto I e II
In replica domenica 10 ottobre a partire dalle 13.00
sabato 16 ottobre a partire dalle 22.00
Atto III
In replica domenica 17 ottobre a partire dalle 13.00

La saga di Area 88 è composta da tre OAV (film pensati per home video e distribuiti tra il 1985-86), i primi due di 45 minuti, l’ultimo di un’ora e mezza, tratti dall’omonimo manga del 1979 firmato dal maestro Kaoru Shintani, collaboratore in anni passati del celebre Leiji Matsumoto (suoi infatti sono i disegni dell’Arcadia nel manga di Capitan Harlock). Il manga di Area 88 ebbe un grandissimo successo in Giappone e, per questo, fu il primo fumetto giapponese ad essere importato negli Stati Uniti.

Il protagonista è Shin Kazama, un giovane orfano con la passione per il volo. Insieme al compagno d’infanzia Satoru Kanzaki, il ragazzo era riuscito ad iscriversi ad una importante accademia e a diventare un pilota. Kanzaki, però, gelosissimo delle sue qualità e del sentimento d’amore che lo lega Ryoko, la figlia del presidente della Yamato Airways, fa firmare con l’inganno a Shin un contratto che lo lega indissolubilmente alla legione straniera, per combatte nel lontano Regno di Aslan. Ci sono solo tre modi per rompere questo vincolo: sopravvivere per tre anni; pagare una penale di un milione e mezzo di dollari; farsi ammazzare… oppure tentare la fuga. Quest’ultima possibilità sembra però un’impresa ancor più disperata, poiché Area 88, la base in cui vivono i piloti mercenari, si trova nel bel mezzo del deserto. Shin decide in fine di guadagnare la cifra richiesta, macchiandosi, però, dell’uccisione di moltissimi uomini e dovendo fare i conti con la propria tormentata coscienza.

Il tema di Area 88 è da subito ben individuabile: può un uomo uccidere per anni e poi tornare a vivere la propria vita come se nulla fosse? Shintani è abilissimo nel tenere sempre lo spettatore sul filo dell’incertezza. Fondamentale è il legame tra Shin e Ryoko, l’unico elemento che sembra mantenere viva la speranza del ragazzo. Allo stesso modo Ryoko fa di tutto per ritrovare il suo amato nonostante lui sia scomparso nel nulla, non perdendo mai la speranza e la fiducia in lui. L’importanza del sentimento d’amore come unico mezzo di redenzione della propria anima è reso evidente anche dalla storia personale di uno dei personaggi secondari: Mickey. Ex veterano statunitense della guerra in Vietnam, che dopo essere tornato alla normalità e dalla propria fidanzata, non riesce più a vivere una vita priva di violenza e, per questo, si arruola nella legione straniere dove incontra Shin. In fondo, tutti gli uomini che vivono nell’Area 88 sono degli emarginati, degli esclusi dalla società civile. Un altro personaggio struggente è Boris, terrorizzato dall’idea di dormire con la luce spenta perché, nel buio, rivede i volti dei propri amici morti in battaglia.

Da un punto di vista grafico, la versione animata di Area 88 richiese un lungo periodo per reperire il materiale necessario. Fu istituito un comitato denominato “Project 88” per sostenere i costi ingenti dovuti alla necessità di trovare documentazione (in molti casi gli aerei rappresentati sono militari) che permettesse di disegnare le scene d’azione nella maniera il più possibile fedele alla realtà. Un altro esempio della perizia con la quale venne sostenuto il progetto è dato dalla vasta gamma di colori e di tonalità utilizzate e dall’elevato numero di fotogrammi che danno all’animazione un ottimo senso di fluidità.

Anche la colonna sonora di Area 88 è estremamente curata. I tre OAV sono accompagnati da canzoni eseguite dalla celebre cantante giapponese Mio che ha lavorato a diverse serie animate (tra le quali Gundam 0083: Stardust Memory), e Derek Johnson a cui si deve “How Far To The Paradise?”, la bellissima ed evocativa canzone d’apertura della saga.

Baldios – Il guerriero dello spazio
la serie televisiva
al lunedì al venerdì su Man-ga a partire dalle 17.30

Akiyoshi Sakai, l’autore di Baldios – Il guerriero dello spazio, fa senza dubbio parte della vecchia guardia di coloro che concepivano, nel modo più tradizionale, la fantascienza come space opera. Tra le serie prodotte negli anni’80, Baldios rappresenta però un’eccezione nel genere dei così detti “robottoni”. Se in questo filone, lo dice la parola stessa, l’elemento principale è il robot che combatte contro altri robot alieni antropomorfi per salvare la Terra (con sequenze più o meno riempitive di trasformazioni o unioni di diversi mezzi meccanici), qui il mecha riveste un ruolo secondario e fa da sfondo ad una vicenda interessata a toccare ben altri tasti. Anche la formazione del gruppo dei protagonisti non rispecchia i canoni classici del filone dei “robot componibili”. Se, infatti, solitamente il tipico team è formato dal protagonista, che è anche il pilota principale, e da quattro spalle (solitamente due altri ragazzi, uno magro e uno più in carne, una ragazza e un bambino), in Baldios anche questa struttura non viene rispettata (i combattenti sono, infatti, due uomini e una donna).

Il protagonista della serie è Marin. Il suo pianeta d’origine non è la Terra ma S-1, un mondo abbandonato dai suoi abitanti a causa del massiccio inquinamento. Il padre di Marin, uno scienziato che cerca di trovare il modo per salvare il pianeta attraverso la tecnologia, viene ucciso proprio sotto gli occhi del ragazzo. Il capo dell’esercito, Gattler, non ha alcuna intenzione di salvare S-1, ma vuole abbandonare un mondo ormai in rovina e conquistarne uno il cui ecosistema ancora non è compromesso e, per questo, uccide l’imperatore e prende il controllo del governo, imponendo l’evacuazione immediata del pianeta. Dopo aver assistito alla morte del genitore, Marin riesce a fuggire a bordo della sua astronave, il Pulser Burn e, scampato ad una distorsione spaziale, si risveglia sulla Terra. Ma i terrestri non sono cordiali con lui. Attaccati dell’armata Aldebaran di S-1, vedono nel giovane una spia e non si fidano delle sue buone intenzioni. Solo grazie all’uso del Pulser Burn, di cui si rivela pilota insostituibile, Marin può entrare a far parte dei Blue Fixer, un gruppo di giovani che, guidati dal comandante Jonathan Bannister e dalla scienziata Era Queenstein, difendono la Terra.

Marin, tuttavia, non viene accettato subito dal gruppo nonostante il suo evidente spirito di dedizione alla causa. Per lui la cosa più importante, molto più che rimanere fedele al proprio popolo, è la protezione dell’ecosistema terrestre. E’ chiaro, dunque, che Baldios – Il guerriero dello spazio è, prima di tutto, un racconto morale inteso in senso classico. Il fine di Sakai è in primo luogo quello di denunciare i rischi per la Terra causati dall’inquinamento, attraverso un racconto che rivela l’animo estremamente umanista dell’autore. Infatti, nella sua visione di una società futura, contrappone sul pianeta alieno due fazioni: quella dei militari ciechi e legati unicamente alla violenza i quali non comprendono quale sia il bene comune, e quella degli scienziati che, attraverso la ricerca e, dunque, tramite la ragione, vogliono creare una tecnologia che permetta a S-1 di tornare ad uno stato naturale. La ragione è incarnata appieno dalla scienza, contrapposta al potere militare.

E’, infatti, l’aggressività il filo conduttore comune che lega tutti gli snodi cruciali della serie. Gattler uccide l’imperatore per diventare il dittatore di S-1 e, insensatamente, dà ordine di eliminare gli scienziati che rappresentano l’unica possibilità di salvezza; Marin uccide il fratello di Aphrodia, la protetta di Gattler, scatenando per sempre la sua ira; terrestri e abitanti di S-1 si combattono senza esclusione di colpi; Gattler preferisce deturpare la Terra piuttosto che non averla, e via dicendo. Insomma, tutti i personaggi, sia positivi che negativi, paiono privi di ogni ragionevolezza e guidati unicamente da propri impulsi personali, di fronte ai quali lo spettatore non può che riconoscerne gli errori. La stessa scelta di Marin di proteggere la Terra non viene fatta per il bene degli uomini ma della natura: che poi le due cose coincidano è un puro caso. Anche l’amore tra Aphrodia, il comandante dell’esercito di S-1, e Marin è del tutto irrazionale. La ragazza a causa di un passato drammatico ha soppresso ogni aspetto della propria femminilità e finisce per innamorarsi proprio dell’uomo che ha tradito il proprio popolo e ucciso il fratello.

Di fronte a tanta pazzia insita nell’uomo e che, sembra dirci Sakai, contro la quale l’antidoto della scienza non può nulla, l’epilogo di Baldios – Il guerriero dello spazio non può che essere fatalmente tragico, incorniciato da un paradosso temporale (degno di un racconto di Philip Dick e in linea con grandi film classici come Il pianeta delle scimmie) che lo avvicina ad un dramma dalle tinte shakespeariane.

Darkside Blues
In onda su Man-ga, sabato 23 ottobre a partire dalle 22.00
In replica domenica 24 ottobre a partire dalle 13.00

Hideyuki Kikuchi in Giappone è uno scrittore molto apprezzato per le sue storie ricche di mistero e di suspense, dai toni dark e ambientate in scenari post apocalittici; purtroppo la sua fama inizia solo ora ad estendersi oltre i confini nazionali. A conferma di ciò, Darkside Blues non è l’unico anime tratto dai suoi romanzi ma, ben più famoso, possiamo citare Vampire Hunter D, pellicola anch’essa proposta da Man-ga nel ciclo dedicato ai lungometraggi.

In un futuro forse non troppo lontano, la Terra è governata per il 90% dalla multinazionale Persona Century. Poche regioni del pianeta sono libere dal suo giogo e, tra queste, il quartiere di Shinjuko a Tokyo, che a causa del degrado e della criminalità, è chiamato Darkside. Questo è, però, anche uno dei pochi luoghi al mondo dove terroristi e gruppi di dissidenti possono combattere il sistema, ed è qui che vive May, una ragazza a capo dei Massiah, una banda di teppisti. Un giorno la giovane assiste a un fenomeno incredibile: nel bel mezzo della strada si apre una voragine nera dalla quale emerge un’antica carrozza guidata da un uomo bellissimo. Quando la giovane gli domanda come si chiama, lui risponde di essere Darkside, prendendo il nome del luogo in cui si trova. La Persona Century mette immediatamente sulle sue tracce un sicario di nome Enji, ma la compagnia cerca anche il terrorista Tatsuya che, dopo la fuga, si rifugia proprio nel famigerato quartiere. L’uomo chiede aiuto a May, che accetta di soccorrerlo in cambio di lauto compenso. Ben presto terroristi e criminali capiscono di dover rimanere uniti per combattere il nemico comune, che nasconde azioni terribili dietro la facciata della pace mondiale.

Darkside Blues è un film complesso, fatto di atmosfere enigmatiche, di tematiche spesso filosofiche che lo avvicinano, anche da un punto di vista dell’ambientazione (un futuro alienizzante), a opere di grande prestigio come Akira. Ma se nella pellicola di Katsuhiro Otomo un ruolo importante lo giocava la tecnologia, nel film di Nobuyasu Furukava l’elemento di fascino è dato dalle capacità mentali: quelle di Darkside in primis, ma anche di tutti gli altri comprimari dotati di poteri Esp, mentre del tutto assente è l’interesse nei confronti delle macchine, sia pure presenti. L’uomo misterioso non appartiene alla dimensione terrestre e in tutti gli attacchi che subisce, specialmente quando viene aggredito da Enji, dimostra la sua totale superiorità. Eppure, come un Dio altero, parteggia per una squadra ma si tiene lontano della mischia, non mette il suo potere al servizio dei ribelli se non per salvarli quand’è necessario. Il suo compito è, principalmente, quello di purificare le loro coscienze e di far trovare, attraverso il riconoscimento del proprio dolore, forza e capacità per combattere.

Altro tema centrale di Darkside Blues è quello della libertà. Commenta il terrorista Tatsuya, dopo che la ribelle Seria gli ha fatto notare che, grazie alla Persona Century, non ci sono più guerre sulla Terra: “Pace sotto un governo simile vuol dire schiavitù. Come si può chiamare pace qualcosa che si ottiene con la persecuzione e la morte? […] Se qualcuno si arroga il diritto di fare la Storia non si può rimanere passivi. Fino a che sopravvivremo, fino a che saremo determinati, i loro volti che parlano di pace saranno coperti di vergogna.” Sono queste parole cuore e il senso di Darkside Blues e da questa breve citazione si può ben avere un’idea dello spessore dell’opera. Alla fine molti enigmi rimangono senza risposta (il film è volutamente tratto da alcuni capitoli di un romanzo più lungo) e, forse, sta proprio qui parte del fascino della pellicola. Non ci sono punti di riferimento certi e il buio, spezzato solo da lampi di speranza, pare avvolgere ogni cosa.

Vampire Hunter D – Bloodlust
In onda su Man-ga, sabato 6 novembre a partire dalle 22.00
In replica domenica 7 e novembre a partire dalle 13.00

Vampire Hunter D – Bloodlust del 2001 è il secondo film d’animazione ispirato al fortunato personaggio del cacciatore di vampiri  D (il primo è un OAV del 1985), tratto da uno di una serie di dodici romanzi scritti da Hideyuki Kikuchi e illustrati da Yoshitaka Amano (Final Fantasy). Lo stesso scrittore ha dato vita anche al romanzo dal quale è stato tratto Darkside Blues, altro lungometraggio presente nella rassegna di film proposti da Man-ga. Dietro la macchina da presa Yoshiaki Kawajiri, autore molto conosciuto grazie a Ninja Scroll, ma anche a La città delle bestie incantatrici, e ad Animatrix, film corale in cui firmava gli episodi Program e World Record.

La storia prende il via in un lontanissimo futuro, in un mondo simile al medioevo. La Terra è stata controllata per molti millenni dai vampiri (in questa realtà non molto “stokeriani”, anche se riconoscono in Dracula ) che hanno anche respinto una invasione aliena e solo da poco gli esseri umani “normali” tentano di riprendere il controllo del pianeta, cacciandoli ferocemente. Sotto certi punti di vista, però, l’epoca dominata dai vampiri è coincisa con un grande sviluppo scientifico e tecnologico che ha portato alla conquista dello spazio. Sulla Terra di tali avvenimenti non rimangono che poche, colossali rovine. Eppure il vampiro Meier Link, algido conte dalla pelle bianchissima e dai denti affilati, sogna per sé e per la sua amata, l’umana Charlotte, un futuro nella città costruita sul lato oscuro della Luna. Il padre della ragazza è certo che la figlia sia stata rapita contro la sua volontà e assolda i fratelli Markus, una squadra di cacciatori di taglie formata da Borgoff, Nolt, Kyle, Grove e la bella Leila. Per essere certo di riavere l’amata figlia, l’uomo ingaggia anche un damphir, un essere per metà uomo e per metà vampiro, che racchiude nel proprio corpo il meglio delle due razze. D, questo il nome del cacciatore, non invecchia, possiede una forza superiore a quella di un uomo comune e può esporsi alla luce del sole anche se con qualche difficoltà.

L’ambientazione di Vampire Hunter D – Bloodlust è estremamente suggestiva e utilizza un’originalissima commistione tra notturni castelli gotici e assolati deserti tipici del western. Inoltre, vengono mostrate spesso antichissime rovine (alcune riconducibili al nostro tempo) che infondono alla pellicola una vena decadente, ripresa anche dal carattere chiaroscurale e malinconico dei personaggi, tutti lacerati da un dilemma interiore. D, per esempio, è un reietto. Vive ai margini sia della società umana sia di quella dei vampiri, poiché non è riconosciuto come appartenente né all’una né all’altra razza, e la sua unica compagnia è il demone che porta nel palmo della mano sinistra. Anche Leila, la donna che fa parte del gruppo dei fratelli Markus, è un’emarginata che non trova posto nel mondo a causa del suo tragico passato. Il vampiro Meier, innamorato dell’umana Charlotte, deve tradire la propria natura per il bene dell’amata. Lo stesso dicasi anche per tutti i personaggi secondari. Esemplari in tal senso i Barbaroi, mostri nati da mutazioni genetiche, veri e propri freaks che hanno trovato una possibilità di vita alleandosi con i vampiri, vivendo lontano dal mondo dei “normali”, in un regno fatto di rovine.

Un omaggio alla letteratura romantica occidentale “a monte” di Bram Stoker è dato dal personaggio di Carmilla, il vampiro giunto nella pellicola direttamente dal romanzo omonimo di Sheridan Le Fanu, senza nemmeno passare per il testo di Kikuchi.

Perfetto l’accompagnamento musicale di Marco D’Ambrosio (la parte grafica del film è stata realizzata in Giappone, mentre l’adattamento e il doppiaggio originale inglese negli USA), celebre per aver composto la colonna sonora di Le bizzarre avventure di Jojo, che contribuisce ulteriormente a dare la giusta atmosfera alla pellicola.

Da un punto di vista stilistico l’elevato standard qualitativo di Vampire Hunter D – Bloodlust si deve anche a Yutaka Minora, esperto character design che ha lavorato anche nel già citato Ninja Scroll e negli OAV di Record of Lodoss War e più recentemente nella serie Devil May Cry, entrambi titoli trasmessi da Man-ga.

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