Il papà della serie chiarisce alcuni particolari di “Piccoli spaventati guerrieri”, albo inaugurale della collana bonelliana.

Roberto Recchioni parla dei suoi Orfani. Lo fa attraverso un post sul suo blog, in cui rivela i contenuti speciali del volume inaugurale della serie.

L’inizio non poteva che riguardare la copertina: «C’è il primo giochetto che io ed Emiliano ci siamo divertiti a piazzare nell’albo: al centro della copertina, infatti, c’è Hector, uno dei nostri orfani di guerra, protagonisti del primo segmento della storia. Che nella storia, muore. Questa cosa l’ho escogitata ripensando ai numeri 94 e 95 di Uncanny X-Men e al primo episodio di Buffy the Vampire Slayer».

Dopo la copertina, il titolo: «Il rimando è a “Comici, Spaventati Guerrieri” di Stefano Benni. Il perché parafrasare il titolo di un libro che ho amato molto è presto detto: il primo John Doe si intitolava “La morte, l’universo e tutto quanto” (giocando con il titolo La vita, l’universo e tutto quanto di Adams) e aveva me ai testi, Emiliano Mammucari ai disegni e Massimo Carnevale alle copertine, proprio come questo primo albo di Orfani».

Insomma, visto che nel caso di John Doe l’espediente ha portato fortuna, si è pensato bene di ripeterlo. Recchioni comunica anche che dal secondo numero della serie una pagina ospiterà i riassunti del flusso narrativo del passato-futuro (i ragazzini) e del presente-futuro (i soldati). In questo numero, visto la sua struttura doppia, è stata destinata agli autori.

E il frontespizio? «Ovviamente abbiamo barato anche qui. Hector è al centro della fascia in basso, quella dedicata ai ragazzini. Vi dico che il nostro frontespizio è “dinamico” e che cambierà durante tutto il corso della serie».

E veniamo alle citazioni. L’autore anzitutto tiene a fare una precisazione: «Il termine di “citazionista” mi viene appiccato spesso, specie da critici poco preparati che non capiscono che le citazioni sono altra cosa rispetto a quello che faccio io. Le citazioni sono quelle di De Palma, Sclavi, Tarantino. È un approccio che mi piace un sacco e che, se fosse il mio, rivendicherei volentieri. Solo che non lo è. La mia roba, generalmente, o è referenziale alla maniera di Elmore Leonard, con i personaggi fittizi che si confrontano e parlano di altre opere di finzione, o è un semplice utilizzo massiccio di archetipi».

«Di citazioni propriamente dette – continua Roberto Recchioni – all’interno dell’albo ce ne sono. Poche ma ce ne sono. Il parco giochi con l’esplosione: Terminator 2, che a sua volta si rifaceva ad Akira; La tuta da ginnastica del Colonnello Nakamura: il preside Takeshi Kitano nell’adattamento cinematografico di Battle Royale; l’Orso: 300 è solo l’ultima opera con una scena del genere. Il riferimento è a New Mutants 18 e 19; Il casco spaziale poggiato sulla console di controllo mentre l’equipaggio dell’astronave dorme: Alien; A un certo punto la dottoressa Juric cita una frase del libro Il Danno di Josephine Hart».

«Il resto – spiega Recchioni – sono suggestioni, rimandi, immaginario collettivo, archetipi, cose che si affastellano una sulle altre e che si influenzano a vicenda».

Su Halo, che molti hanno accostato a Orfani, l’autore ha scritto: «Sia chiaro: mi piace Halo? Eccome. Come mi piace Fanteria dello Spazio, La Luna è una Severa Maestra, Guerra Eterna, Il Gioco di Ender, Il Signore delle Mosche, Stand By me, Quake II, Aliens. Libri, film e videogiochi che sono stati di grande ispirazione per opere come Halo ma pure,  per dire, anche per cose come Hunger Games.

Recchioni parla anche della particolare struttura narrativa dell’albo, diviso tra passato e presente. «Potevo farla a balzelli, come su Lost, con costanti salti analogici tra una situazione e l’altra. Ma era una cosa che ho fatto per tutto David Murphy: 911 e mi era venuto a noia come meccanismo.

Quindi ho optato per una divisione netta, quasi draconica. Che resterà costante per tutta la serie. Di modo che, nel n. 12, le ultime pagine del flusso narrativo del passato, si salderanno con le prime tavole del flusso narrativo del futuro, del numero 1».

L’ultima nota riguarda le cose tralasciate, non spiegate, o apparentemente poco coerenti: «Una ragione c’è. Ma verrà svelata di capitolo in capitolo. Come pure, ovviamente, si entrerà nella psicologia dei personaggi, sia da ragazzini che da adulti. Questo primo numero serviva per posizionare i pezzi sulla scacchiera, dal prossimo si inizia a giocare».

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2 Commenti

  1. riguardo Hector e l’ “azzardo” di metterlo in copertina pur facendo la fine che fa, mi è venuta in mente una legge non scritta nei fumetti (ovvero nella fiction in generale) che recita che quando non si vede la morte (ed il cadavere) del personaggio, egli non sia in realtà morto.
    chissà………

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