Come inviare il proprio progetto fumettistico: i consigli di Bao Publishing

    Dal blog della nuova collana Bao “Le città viste dall’alto”, ecco una serie di consigli su come impostare proposal.

    «La mail generica di una casa editrice è sempre bollente». Inizia così il post sul blog della collana di Bao Publishing “Le città viste dall’alto”, uno scritto nel quale si cerca di dare qualche consiglio a chi vuol inviare il proprio progetto alla casa editrice.

    «Per noi la mail generica è dove riceviamo progetti e proposal dagli autori. Ci sono autori che hanno iniziato a collaborare con noi proprio in questo modo, come Alberto Madrigal: la sua prima graphic novel, Un lavoro vero, è arrivata nella nostra casella di posta e ce ne siamo subito innamorati».

    Insomma, può nascere una collaborazione interessante anche inviando una semplice mail, ma bisogna sapere come fare. Di qui l’idea di un post di consigli, anche per venire incontro a chi, la casella di posta generica, la deve controllare ogni giorno.

    «La prima grande regola per presentare un progetto a una casa editrice è quella di dare un’occhiata al catalogo. Per esempio, se volete proporvi per la collana di questo blog, “Le città viste dall’alto”, non provate a mandarci la proposta di un fumetto seriale in stile manga con una storia lunga almeno cinquanta numeri con inserti di fotoromanzo. Basta dare una sfogliata, anche virtuale, a quello che è già uscito e a quello che abbiamo previsto per capire se vi sentite adatti alla nostra linea editoriale».

    Punto due: «Nessuno pretende di essere l’unico a vedere il vostro proposal, ma questo non vuol dire che potete mandarlo con una mail che ha quaranta indirizzi mail. In chiaro. Visto tutto il tempo e il cuore che avete dedicato a preparare il vostro dossier, dedicate un’ora in più a preparare per bene gli invii agli editori».

    Ancora: se c’è una qualità essenziale che un proponente deve possedere, è la gentilezza. «Esprimersi con garbo nelle poche righe di presentazione è un ottimo biglietto da visita e spronerà chi vi sta leggendo a guardare il resto del materiale. Quando acquisiamo un’opera, non stiamo pensando solo a un libro da pubblicare, ma soprattutto a proporre al pubblico un autore con cui dovremo condividere sia tutta la realizzazione del suo lavoro che diverso tempo a fiere e presentazioni».

    Bene: coerenza, gentilezza. Ma la mail di presentazione come deve essere impostata? Anzitutto la presentazione: «Qualche riga su di voi, se siete esordienti o se avete già pubblicato. Magari il perché avete deciso di scriverci e di presentarci proprio questo progetto. Un italiano corretto non è opzionale».

    Segue la sinossi: «Basta una paginetta concisa ma chiara che spieghi la storia. Non è una serie televisiva in corso, quindi non abbiate paura di fare spoiler o di raccontare il finale».

    Immancabile, poi, qualche tavola: «Abbiamo bisogno di un’idea di come vi immaginate la storia e di come volete impostarla. Ovviamente se scegliete pagine più d’atmosfera, un paio di bozzetti in più con le sembianze dei personaggi principali sono davvero ben accette». Altra cosa da fare: bisogna poi segnalare a che punto della fase di lavorazione è la storia.

    Infine, cosa invece non fare. Dalla Bao raccontano alcuni episodi divertenti, che di certo non depongono a favore dei protagonisti: «Fogli a quadretti spiegazzati con dei Naruto ricalcati sopra; Disegni di graffiti del vostro nome; Una mail a settimana per avere risposta».

    E ancora: «Niente storie brevi, solitamente non facciamo antologie quindi è inutile ricevere una storia di 20 pagine. Stesso discorso per le serie da edicola, non è il nostro campo. E anche per quelle “pensate per il mercato francese“ (cit.), il formato da 46 pagine, da noi, è molto difficile».

    Per concludere: «Non siamo alla ricerca di illustratori o sceneggiatori, i romanzi grafici che pubblichiamo sono opere degli autori, non cerchiamo progetti che necessitino di trovare l’altra metà di un team creativo; I progetti multimediali sono spesso fallimentari o, meglio, solitamente non sono un plus. La cassetta con un bambino che legge una parola sì e una parola no della parte testuale del vostro libro NON è un progetto multimediale».

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