Panini Comics ripropone Planet Hulk, una delle sequenze più celebri e discusse della Marvel dell’era Quesada, scritta da Greg Pak e disegnata da Carlos Pagulayan. Ma è davvero tutto oro ciò che luccica? Cerchiamo di scoprirlo insieme!

Grandi Eventi Marvel – Planet Hulk

Autori: Greg Pak (testi), Carlos Pagulayan, Aaron Lopresti, Juan Santacruz, Gary Frank, Takeshi Miyazawa (disegni)

Casa Editrice: Panini Comics

Genere: Supereroi

Provenienza: USA

Prezzo: € 22,00, 17 x 26, pp. 368, col.

Data di pubblicazione: luglio 2013

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Incredible Hulk è uno dei comic-book Marvel che forse più di altri ha subito nel corso del tempo alti e bassi qualitativi. Se le classiche storie degli anni sessanta erano valide e interessanti grazie alle trame del Sorridente Stan Lee e i disegni di artisti del calibro di Kirby, Ditko, Kane e Marie Severin, quelle dei settanta, pur ideate da sceneggiatori abili come Gerry Conway e Len Wein, risultarono ripetitive e noiose, per giunta illustrate dal non eccelso Herb Trimpe. Negli anni ottanta poi le cose peggiorarono con Bill Mantlo e questo perché il mostro dalla pelle verde fu descritto sempre nello stesso modo, cioè come un bruto senza cervello, ingenuo, incompreso e propenso agli scatti d’ira, e le storie si riducevano a una sequela di scazzottate prive di costrutto.

Tuttavia, la longevità del serial dimostra che ai fan americani ciò piaceva; ma Jim Shooter comprese che Hulk doveva essere rinnovato e affidò la serie al celeberrimo John Byrne che però si occupò solo per pochi mesi del personaggio, preferendo poi scrivere e disegnare Superman per la concorrente DC. Dopo un breve periodo interlocutorio, al timone del mensile arrivò Peter David e niente fu più come prima. La sua lunga e celebrata run è ancora oggi meritatamente considerata una pietra miliare della Marvel e Incredible Hulk divenne uno dei mensili più adulti, complessi e sofisticati della casa editrice. Descrivere in dettaglio tutte le innovazioni apportate da David richiederebbe tempo e spazio e non è l’oggetto della recensione; ma dopo che David lasciò la serie, Hulk attraversò di nuovo fasi alterne e malgrado lo sforzo di autori anomali come, per esempio, Paul Jenkins, l’albo non parve catturare l’attenzione dei lettori.

Quando Joe Quesada assunse incarichi dirigenziali si sforzò, sovente riuscendoci, di modernizzare il parco testate della Marvel e prese la decisione coraggiosa di affidare la serie a Bruce Jones, in genere a suo agio con atmosfere horror. Jones realizzò una lunga e complessa story-line, angosciosa e claustrofobica, facendo apparire maggiormente l’alter ego umano di Hulk, Bruce Banner, a scapito della sua controparte mostruosa, ed evitando il più possibile le battaglie tipiche delle storie del Pelleverde. Malgrado l’indiscutibile qualità, le vendite non furono incoraggianti e Quesada corse ai ripari rendendo il mensile nuovamente adatto a un pubblico di lettori sostanzialmente tamarri come quelli americani.

Ci fu una breve parentesi del ritrovato David ma poi i testi diventarono appannaggio di Greg Pak che si fece conoscere con la sequenza denominata Planet Hulk che ora Panini Comics ripropone in un volume della collana Grandi Eventi Marvel. Il libro include i nn. 92/105 della testata originale insieme ad estratti del n. 15 di Amazing Fantasy e del Giant-Size Hulk n. 1. Va specificato che la saga ottenne notevole successo e Pak riportò Hulk a quella che era la caratteristica fondamentale del mensile: lotte senza esclusione di colpi e insulsaggini assortite.

L’idea di fondo, architettata da Quesada, era questa: in base a un’iniziativa degli eroi facenti parte del gruppo segreto degli Illuminati (idea discutibile della Marvel contemporanea partorita da Bendis), Hulk viene intrappolato con l’inganno in un razzo programmato per atterrare su un pianeta deserto. Insomma, l’assunto è: dal momento che è impossibile curare Banner, tanto vale toglierselo di torno (e c’è da chiedersi: se la soluzione al problema Hulk era talmente semplice, come mai Mr. Fantastic, Iron Man e soci per tanti anni non ci avevano mai pensato?); ma a causa di un errore, Hulk giunge sul pianeta Sakaar, popolato da varie razze aliene e tiranneggiato dal terribile Re Rosso. Dopo essere stato imprigionato, è costretto a combattere come gladiatore e se qualcuno all’epoca la ritenne un’intuizione eccezionale evidentemente non aveva mai letto gli episodi anni settanta in cui il mostro dalla pelle verde giungeva nel Micro-Mondo di Jarella, combatteva come gladiatore e diventava sovrano di quella dimensione.

Anche in questo caso accade qualcosa di analogo: Hulk decide di ribellarsi e si allea con altri gladiatori. Tra questi personaggi va citata Caiera l’Impetuosa che giocherà un ruolo importante pure nelle successive story-line. Planet Hulk è questo: lotte a ripetizione e situazioni noiose e infantili, per giunta affossate da testi insipidi e sciatti e dialoghi di una banalità allucinante. Planet Hulk, al di là dei trionfalismi della stessa Marvel, va annoverato tra gli esiti peggiori della Casa delle Idee, un significativo esempio di fumetto spazzatura. Nemmeno i disegni grezzi e legnosi di Carlos Pagulayan contribuiscono ad elevare il livello di questo deleterio progetto e nemmeno gli altri contributi presenti nel volume possono essere definiti eccelsi. L’episodio tratto da Giant-Size Hulk n. 1 è trascurabile e lo stesso dicasi per Amazing Fantasy n. 15 che introduce un’ulteriore invenzione insulsa di Pak, quell’Amadeus Cho che sarà sotto la luce dei riflettori in World War Hulk e nelle storie dei Vendicatori e del dio della forza Ercole. Che altro aggiungere? Che Planet Hulk è da bocciare sotto ogni punto di vista e se il mio giudizio dà fastidio ai Marvel fan hard-core, si arrangino.


Voto: 4

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4 Commenti

  1. non sono un marvel fan hard-core,ma planet hulk non è malvagio,è divertente;tutto dipende dalle aspettative:chi lo legge aspettandosi una saga alla peter david,non potrà non restare deluso;chi altresì lo legge per quello che è,una storia di supereroi per svagarsi un pò,ne sarà contento..in definitiva,io l’ho comprato in un mercatino ,la versione nel volume de le leggende marvel(la collana della gazzetta) a 5 euro,ma non credo che avrei speso 20 euro per questa ristampa,dopo aver letto tante cose negative. :).mi aspettavo comunque una recensione del genere ,dopo aver letto quella su occhio di falco;il problema sarebbe sorto se questa avesse avuto un voto superiore :)

  2. Di Planet Hulk ho la considerazione che il ragionier Fantozzi aveva della Corazzata Potemkin. Mi Permetto solo di aggiungere che l’apice della gestione del Golia Verde è stata quella in coppia con il disegnatore di Bristol, Gary Frank. Viva nella memoria è la storia in cui Marlo in stato vegetativo viene curata da Rick Jones, Capitan America e Doc Samson gliela vogliono portare via e Hulk si schiera per difendere l’amico Jones. Il lettore è costretto a riflettere su cosa sia una legge giusta e quale sia una sbagliata. Vi è un richiamo all’imperativo categorico Kantiano ed alla Legge Morale. Per chi fosse interessato a questa storia, suggerisco di andare a recuperare Devil & Hulk #18 (Ed. Panini Comics).
    Quella si che era una storia che meritava un 10 pieno. Concordo con il 4 che Duma da a Planet Hulk.

  3. @Paolo Gennari: e ricordiamoci la storia sull’Aids riguardante Jim Wilson o quella sulla pena di morte… bei tempi!

    @Mario Pinelli: tutto vero ciò che scrivi, Mario. Vorrei solo chiarire una cosa: a me vanno benissimo i fumetti divertenti e scacciapensieri purché siano realizzati in maniera valida. E’ chiaro che da Pak non mi aspetto qualcosa di paragonabile a Peter David, ma boccio Planet Hulk non tanto perché commerciale ma semplicemente perché, a mio modesto parere, è scritta e concepita male, tutto qua.
    A presto.

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