Ultima notte negli Stati Uniti. Ho voglia di tornare alla mia cuccia, a rosicchiare ossa italiane, a sentire gli odori di casa. Oggi sono tornato a San Diego, ed è irreale vederla senza la folla del Comic-Con. Fa riflettere.

Un amico americano mi ha detto che è inutile lamentarsi profusamente del fatto che gli studi cinematografici rubano attenzione ai fumetti: la stampa, di fumetti, parla sempre poco. È vero in America come in Italia. Perché un titolo meriti l’attenzione dei cronisti, e non solo dei critici, dev’essere legato a qualcosa di epocale, o avere un autore leggendario. Tutto il resto è dato per scontato. La ONI avrebbe avuto tutta l’attenzione di cui ha goduto quest’anno, se non ci fosse in arrivo il film di Scott Pilgrim? Certo che no. Se la DC Comics, complice il settantacinquesimo anniversario, non avesse sferrato un’offensiva di licensing senza precedenti, sarebbe così sulla bocca di tutti? Probabilmente no.

Nel nostro paese, per contro, vorremmo tutti che Hugo Pratt tornasse in vita. Per morire di nuovo perché, diciamocelo, non si è mai parlato così tanto di lui come da quando è passato a miglior vita.

L’attenzione del pubblico è effimera, quella del giornalista ancora di più. Ne ho conosciuto uno, italiano, che è venuto al Comic-Con e si è girato tutte le presentazioni, i panel, le anteprime. Un tipo serio, documentato, appassionato. Un’eccezione. Sono certo che i suoi lettori lo adorano. Il più delle volte, lo sport nazionale sembra vedere quante volte si può digerire un concetto predigerito.

E il pubblico è assuefatto e impigrito: si aspetta che le cose siano sugli scaffali, ma non sostiene il comparto produttivo con la propria fedeltà. Anche su queste pagine si leggono assurdità del tipo: questo fumetto non mi convince. Credo che non lo comprerà nessuno. Quindi aspetterò di comprarlo usato. Di grazia, se nessuno lo compra nuovo, come può esistere un mercato dell’usato? Eppure il mercato è vitale. Di operatori. Di proposte. Di idee. L’entusiasmo è il prodotto più importante di ogni editore, perché l’entusiasmo è contagioso. Da questa avventura americana porto a casa una lezione che spero di poter tramandare anche ad altri editori (volevo dire cani, ma di cani ce n’è fin troppi): il solo omaggio che ripaga l’investimento è il dono dell’entusiasmo. È il germe di un’idea, è la sola cosa, al di là di una bella storia, che i lettori possono ricordare per sempre.

Gli americani lo sanno. Forse dovremmo imparare da loro.

Cliff

Oggi, sulla pagina Facebook di BAO Publishing, www.facebook.it/baopublishing, in omaggio a estrazione tra tutti i fan una borsa di Paul Frank dal negozio di Melrose Avenue. Partecipate anche voi!

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