Oggi me ne sono andato in bicicletta a Santa Monica. Avevo bisogno di pensare.

Mentre percorrevo, orecchie al vento, la lunga pista ciclabile che passa perfino sotto a un luna park, ho riflettuto.

Ieri sera sono andato a vedere al cinema Despicable Me (“Cattivissimo me”) che in Italia esce tra tre mesi. Ci sono diversi film, ora nelle sale, che nel nostro paese arriveranno tra un bel po’ di tempo. Posso sapere fin d’ora quali pellicole saranno un successo negli Stati Uniti e, con buona approssimazione, quali saranno un successo anche in Europa e quindi in Italia.

Sarebbe bello poter fare gli stessi calcoli anche con i fumetti, non trovate?

Invece non ci si riesce. Mica tanto per via di un filtro culturale. Noi italiani ci nutriamo di cultura popolare americana dal secondo dopoguerra, è difficile che un prodotto che ha successo in USA non ne abbia in Italia. Il fatto è che oggigiorno le notizie viaggiano veloci, grazie alla rete e a siti come questo, e quindi il pubblico che potrebbe gradire un certo fumetto ne viene a conoscenza nell’esatto istante in cui esso è annunciato, o esce nel paese dell’edizione originale. Insomma, il passaparola serve a poco: nell’esatto momento in cui un certo prodotto diviene disponibile, tutto il pubblico che lo desidera ne è già a conoscenza, se lo procura e non comunica il proprio entusiasmo a un numero di persone sufficiente ad alimentare un autentico passaparola.

Voglio dire: Despicable me è un cartone stupendo. Uno dei migliori film d’animazione dell’anno, e la sua qualità ne influenzerà positivamente gli incassi. Un fumetto inaspettatamente bello, invece, non farà che gratificare quanti lo avevano ordinato. Non ce ne saranno copie in più sugli scaffali perché quanti sono stati informati della sua eccezionale qualità ne possano saggiare le caratteristiche. Il primo ordine ne determinerà, come sempre, il 90% delle vendite. E in un paese dove siamo abituati ad avere cento pagine di fumetti a un prezzo inferiore a quello di un panino, le sole persone più spaventate dei librai dall’incognita di un fumetto nuovo, sono i lettori stessi.

Così, mentre dopo San Diego negli USA il tema più ricorrente negli editoriali degli esperti è: “Quanto è giusto che un editore investa per la propria presenza al Comic-Con, dato che non potrà mai competere con l’aggressività degli stand dei network e degli studi cinematografici?” forse in Italia sarebbe il caso di domandarci: “Perché gli editori non si impegnano di più a far notare i loro prodotti ai potenziali lettori, soprattutto a quelli ancora non fidelizzati?” O è più comodo e facile piagnucolare sempre di crisi?

Io domani me ne torno a San Diego. Ci ho sepolto un osso e intendo andare a riprendermelo. Ultima puntata del mio viaggio, spero che ci sarete anche voi!

Cliff


Oggi, sulla pagina Facebook di BAO Publishing, www.facebook.com/baopublishing, in omaggio una grab bag di omaggi americani: un souvenir book della fiera di San Diego, una borsa della Dark Horse, una toppa di Meltdown Comics e un sacchetto del pane di Spider-Man! A estrazione tra tutti i fan della pagina, partecipa anche tu!

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