Continua la collana Historica, una delle migliori proposte fumettistiche degli ultimi mesi, con un capolavoro assoluto: Il Gufo Reale, intensa vicenda ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale realizzata dagli eccezionali Yann e Romain Hugault!

Historica vol. 5 – Il Gufo Reale

Autori: Yann (testi), Romain Hugault (disegni)

Casa Editrice: Mondadori

Genere: Guerra

Provenienza: Francia

Prezzo: € 12,99, 21 x 28, pp. 152, col.

Data di pubblicazione: marzo 2013

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In un paesaggio desolato ricoperto dalla neve un minaccioso gufo appare volando e sfiora il cadavere di una ragazza, osservato dai freddi occhi di un pilota della Luftwaffe. È il fulminante e suggestivo inizio di un capolavoro assoluto, Le Grand Duc, opera in tre parti scritta da Yann e disegnata da Romain Hugault e proposta da Mondadori nel quinto volume della collana Historica, apprezzabile per la qualità dei fumetti finora tradotti.

Yann, uno degli autori più rilevanti e versatili della letteratura disegnata di area francofona, ha narrato una vicenda che può essere inserita nel genere bellico, dato che si svolge durante il Secondo Conflitto Mondiale; ma ci sono elementi che la rendono sfaccettata. Non mancano dettagli che rimandano alle storie d’amore, benché si tratti di amori violenti e selvaggi come si conviene a un contesto estremo come quello descritto, e abbondano riflessioni sulla futilità dei conflitti e sulla follia dei potenti che contribuiscono a rendere Le Grand Duc un fumetto leggibile e interpretabile a più livelli.

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Per giunta, Yann si concentra sulle cosiddette Streghe della Notte, coraggiose donne pilota, realmente esistite, che si opposero ai nazisti (anche Garth Ennis in una miniserie del ciclo Battlefields ha affrontato l’argomento). Una di esse, Lidija Litvjak, fu la più famosa ed ebbe un ruolo di primo piano nella lotta contro le forze del Reich, morendo in un combattimento aereo. Yann parte da un preciso contesto storico, quindi, per delineare una trama immaginaria, tramite Lilya, una ‘strega della notte’, appunto. Ma non è lei l’unico personaggio rilevante de Le Grand Duc. C’è anche Adolf Wulf, pilota nazista che odia il Fuhrer e la sua politica criminale. Ma è un militare con un forte senso dell’onore e obbedisce agli ordini, sebbene dimostri una spiccata personalità che lo mette nei guai con i superiori.

La story-line è caratterizzata da un incisivo parallelismo tra i due: Wulf e Lilya sono nello stesso tempo speculari e opposti, ribelli che amano la loro patria, cercano di combattere per ciò che ritengono giusto (e Wulf, in particolare, ama profondamente la figlia piccola, ossessionata da incubi riguardanti le streghe) e agiscono in un’atmosfera di costante minaccia e di morte incombente. E la morte è onnipresente, rappresentata non solo dalle vittime che ogni guerra impone, ma pure dalle cupe immagini naturali come il gufo di cui scrivevo all’inizio. D’altronde ci sono in continuazione accenni alle bestie feroci. E se queste sono feroci, lo stesso si può dire dei soldati, spinti dalle pulsioni primordiali che li dominano.

Yann, con il pretesto di una vicenda bellica, lancia un messaggio anti-militarista e denuncia la prepotenza dei superiori che non sanno fare altro che impartire ordini senza comprendere le difficoltà di una battaglia e che si rivelano meschini, tormentati dall’invidia e dalla gelosia. Lilya e Wolf vivono esperienze simili e le conseguenze saranno imprevedibili e tragiche. C’è poi un ulteriore elemento in Le Grand Duc: l’erotismo. Il sesso è considerato alla stregua di un’arma (Lilya sostiene che se le donne russe usassero la loro perizia amatoria con i nemici riuscirebbero a vincerli senza difficoltà) e in un’atmosfera apocalittica la possibilità di un rapporto sessuale è ciò che condiziona ogni soldato. Lo sanno i due protagonisti che in una situazione di certo non romantica si concedono un coito intenso e frenetico non privo, a suo modo, di brutale tenerezza.

La guerra è terribile ma è il trionfo della tecnologia, simboleggiata dagli aerei, e l’autore ne subisce il fascino, dal momento che la sceneggiatura è ricca di dettagli tecnici. Gli aerei hanno la statura di veri e propri protagonisti, parti integranti dei characters, se non addirittura ideali emanazioni. Questo implica un’intrigante ambiguità morale che permea la trama. Se è vero che la guerra è sbagliata, non esiste una spiccata dicotomia tra bene e male. Intendiamoci, Yann condanna il nazismo in quanto ideologia perversa; ma nello stesso tempo molti nazisti da lui descritti, a cominciare da Wulf, non sono mostri e hanno l’unico torto di vivere in un contesto storico sbagliato. E ciò vale per i russi. Non tutti sono positivi e anche tra i loro ranghi si rilevano contraddizioni di natura etica.

I testi di Yann sono profondi e poetici, di valenza letteraria, con echi della narrativa anti-militarista ma pure di Balzac e i dialoghi hanno un’espressività innegabile, collegati al doloroso destino degli individui in balia dei folli (magistrale questa frase: ‘Non siamo che carne da cannone tra le mani di due tiranni, scagliati in un caos più grande di noi’); ma l’autore non dimentica di raccontare una storia di azione e le sequenze dei combattimenti aerei sono avvincenti. E questo mi conduce a ragionare sull’aspetto grafico de Le Grand Duc.

Un’opera simile necessitava di un penciler all’altezza e Romain Hugault fa un lavoro eccezionale. Sono le tavole dei combattimenti a ben rappresentare la grazia, la leggerezza (anche coreografica perché le evoluzioni aeree fanno venire in mente quelle dei gufi e in generale dei volatili), la fluidità e la raffinatezza del suo stile.

Ma Hugault è altresì impeccabile nelle tavole più tranquille con i personaggi che persino nelle pose statiche esprimono tensione, tramite gli sguardi, le smorfie, la piega delle labbra e tanti particolari. È maniacale nella raffigurazione delle lussuose abitazioni dei gerarchi nazisti, dei campi di battaglia insanguinati, delle immense distese innevate del territorio russo o dei paesaggi sulfurei della Dresda distrutta dai bombardamenti, quasi rappresentazione di una distorta fantasia nietzschiana.

E, last but not least, Hugault raffigura il fascino e la sensualità femminili con una perizia mozzafiato. Le sue donne hanno un corpo che definire voluttuoso è un eufemismo; tuttavia, pur nel prepotente erotismo che emanano, non c’è volgarità ma solo bellezza, senza scadere in artificiosa leziosità. Insomma, lo ripeto: Le Grand Duc è un capolavoro assoluto. Non perdetevelo.


Voto: 9

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