Il fumettista romano spiega i motivi di una situazione di crisi destinata ad avere conseguenze gravissime se non intervengono cambiamenti.

«C’è un discorso da fare a proposito della stagione che stanno vivendo i bonellidi, gli albi di formato Bonelli non editi dalla Bonelli, per capirsi» inizia così la riflessione di Roberto Recchioni a margine di un post sul suo blog dedicato a Long Wei, il nuovo fumetto di Diego Cajelli e Luca Genovese, proprio in questi giorni in edicola.

«I bonellidi stanno morendo. E non perché non trovano più il loro pubblico, ma perché, un pubblico, non lo raggiungono proprio». Recchioni lancia il nuovo, ennesimo allarme sullo stato dell’editoria a fumetti italiana senza troppi giri di parole.

«Dieci anni fa i bonellidi potevano contare su un venduto medio per i primi numeri che si aggirava attorno a un terzo della tiratura iniziale. Poi le vendite calavano e ci si assestava, sopra o sotto la sopravvivenza, a seconda della bontà del prodotto» ricorda il fumettista romano.

«Attorno a questo meccanismo si era sviluppato una sorta di modello economico che, grazie a un pareggio (il numero di copie vendute necessarie a coprire tutte le spese) di poco inferiore alle diecimila copie,  permetteva a tante testate di campare più o meno decentemente, riuscendo – in qualche caso – a portare a casa qualche soldo» continua Recchioni.

«Da un certo punto in poi, complice la crisi, il mercato si è contratto e questa proporzione si è abbassata. Non in maniera rilevante, ma di quel tanto che bastava per rendere certe operazioni economicamente sfavorevoli. Poi, in tempi recentissimi, le cose sono peggiorate».

Il problema risiede soprattutto nella distribuzione: «A causa di una serie di ragioni troppo lunghe e complicate da stare a spiegare, oggi il problema non è più vendere o non vendere un fumetto. Ma mettere quel fumetto in condizione di poter essere venduto».

Recchioni si spiega meglio con un esempio: «Facciamo che un editore stampi un prodotto in un numero di copie che diremo 100. Questo cento raggiunge il distributore nazionale e questo, per tutta una serie di ragioni, ai distributori regionali manda solo 90. I distributori regionali, sempre per ragioni loro, ne distribuiscono 80. Di queste ottanta, gli edicolanti ne rimandano indietro, con resa immediata, 10. Alla vendita, quindi, arriva 70. Di questo settanta se ne vende, se tutto va bene, un terzo. Che è tipo 23».

Di qui, è evidente, nascono i problemi: «La cifra non somiglia per nulla a quel “poco meno di un terzo su cento” su cui l’editore aveva fatto conto. E le testate chiudono e resta solo la Bonelli».

In conclusione una serie di fosche previsioni: «I giovani sceneggiatori e disegnatori, interessati al fumetto popolare, non hanno più possibilità di fare esperienza e farsi vedere; il lettore ha una scelta sempre meno variegata; gli editori diventano ancora più pavidi; le tirature si abbassano. Se continua così, il fumetto bonellide si estinguerà dall’edicola nei prossimi due anni. Forse molto prima».

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5 Commenti

    • Certo, in un paese di analfabeti di ritorno come questo, è ovvio che i più ignorino il concetto di libreria.

      Così come è ovvio che il “sistema edicola” non funziona più da anni.
      Ti sei accorto che i quotidiani da anni perdono copie come un secchiello bucato perde acqua e che i periodici stanno chiudendo a raffica?

  1. Cari frequentatori di MF, non c’è bisogno di offendere gli italiani come fa Stefano Lorenzin, dandoci degli “alfabeti di ritorno” perché non conosciamo la libreria/fumetteria. La realtà italiana non è fatta solo di grandi città servite da Pan Distribuzione, Alastor, Star Shop, Messaggerie, etc. Ma da comuni medio piccoli che hanno un’edicola o il più delle volte solo un bar che fa anche servizio edicola. In un paesino di montagna potrebbe sopravvivere una fumetteria? No, non sopravvive nemmeno un’edicola e si torna all’esempio di sopra: il bar/edicola. Dove troverai sempre qualche fumetto. La crisi italiana ha preso tutti i settori, anche il fumetto che sta diventando un bene di lusso con gli Omnibus da 60€. Sergio Bonelli ha sempre creduto in un fumetto popolare, che… attenzione… non vuol dire dozzinale (come alcuni snob vogliono farci credere) ma storie di qualità ad un prezzo di copertina alla portata di tutti. Colgo anche l’occasione per ricordare che negli ultimi anni anche L’Indagatore dell’Incubo ha perso 50.000 lettori, la prima testa a cadere è stata proprio quella di Giovanni Gualdoni a cui è stata tolta la supervisione di Dylan Dog… e sapete chi ha preso il suo ruolo? Roberto Recchioni… ai posteri lascio le valutazioni e la sentenza.

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